RELIGIONI, GUERRE E L’OCCIDENTE ANTICRISTIANO*

Maurizio Portaluri

I momenti di crisi individuali o collettivi fanno emergere talora contraddizioni sopite. La guerra in Ucraina lo ha fatto in diversi settori tra cui quello delle religioni. Negli ultimi anni le religioni hanno acquistato un nuovo e imprevedibile rilievo nello spazio pubblico sia pure in maniera variegata e talora contraddittoria. Scompare così il paradigma della secolarizzazione, secondo il quale le religioni si sarebbero dissolte con l’avanzare della crescita economica e della globalizzazione. Invece la lettura più accreditata oggi è quella della post-secolarizzazione. E’ vero che i templi sono semivuoti, le vocazioni in crisi, etica e teologia personalizzati, ma è forte la domanda di spiritualità, l’irruzione dell’Islam politico e dei fondamentalismi non solo islamici, l’azione sociale delle comunità di fede sussidiaria o vicariante lo Stato in molte aree del Welfare in espansione. Inoltre si prevede che il cristianesimo sposterà il suo baricentro in Africa dove nel 2030 ci saranno più cattolici che in Europa.

La guerra in Ucraina ha messo in evidenza le contrapposizioni tra cristiani cattolici e ortodossi e tra le chiese ortodosse. Il patriarca di Mosca Kirill ha giustificato l’invasione russa con motivazioni religiose. Nel suo sermone di domenica 6 marzo ha detto che in Ucraina “la repressione e lo sterminio delle persone nel Donbass va avanti da otto anni” perché in quella regione “c’è un rifiuto fondamentale dei cosiddetti valori che oggi vengono offerti da chi rivendica il potere mondiale”. La guerra di Putin per lui è l’ultimo baluardo contro “una specie di passaggio a quel mondo ‘felice’, il mondo del consumo eccessivo, il mondo della ‘libertà’ visibile” riconoscibile dalle parate gay pride.

Il Patriarca di Kiev ha protestato per la decisione di papa Francesco di far portare la croce in una stazione della Via Crucis dell’ultimo Venerdì Santo a due infermiere, una ucraina e l’altra russa, perché metteva sullo stesso piano, a suo dire, due popoli uno aggressore e l’altro aggredito. Come se le aggressioni le facessero i popoli e non i governi. E qualche giorno fa lo stesso Patriarcato di Kiev sì è separato dalla Chiesa ortodossa russa.

Le religioni sia quelle cristiane che quelle più diffuse in Oriente e in Africa non sembrano essere vie di pace, anzi in loro nome si giustificano guerre sanguinose. Quelli che ne sono a capo si prefiggono di imporre la loro verità a tutta la società ritenendo i valori in cui credono superiori e migliori di quelli di quanti non ispirano la propria etica a istanze trascendenti. E in questa opera ritengono in buona fede di fare il bene di tutti a cui si sentono doverosamente chiamati. Non c’è bisogno di andare troppo in là nel tempo per ricordare come il cristianesimo si sia macchiato di delitti sanguinosi: la conquista delle Americhe nel XVI secolo, la Guerra dei trent’anni del XVII secolo fino alle recenti guerre dei Balcani e del Golfo. Né si possono diluire queste responsabilità invocando la strumentalizzazione della religione da parte della politica per smarcarsi dalle atroci aggressioni delle guerre.

Non vi è dubbio che nelle religioni sono presenti comunità che pur salde nei loro convincimenti non si prefiggono di imporre anche agli altri le proprie vedute e le proprie convinzioni e pratiche etiche. Così come vi sono quelle aperte al dialogo, al confronto con le idee altrui per giungere a sintesi condivise. I principi che le religioni ufficiali non ritengono negoziabili riguardano quasi esclusivamente il campo della bioetica e dei rapporti tra i sessi. Quasi mai troviamo il ripudio dello sfruttamento economico dell’uomo sull’uomo. Tra i cristiani taluni attribuiscono le posizioni ufficiali delle religioni ad una loro identificazione con visioni che non appartengono alla primigenia esperienza delle comunità gesuane ma piuttosto ad una assimilazione di quelle visioni alle religioni pagane e delle filosofie ellenistiche avvenuta successivamente.

Queste divisioni non aiutano la pace e neppure la credibilità del cristianesimo. Diceva trent’anni fa Ernesto Balducci che il cristianesimo e le altre religioni erano impegnate in una rivoluzione antropologica perché invece di confrontarsi sull’asse verticale delle loro certezze religiose si stavano confrontando con l’orizzontale del futuro dell’uomo. Questo mette in discussione le religioni che sono cresciute in un contesto di aggressività e che sono chiamate a convertirsi al compito della pace che è un problema di sopravvivenza. L’uomo d’oggi non cerca la salvezza dell’anima – diceva – ma la salvezza totale per la quale le religioni dovrebbero impegnarsi a mobilitare tutte le energie dello spirito perché l’uomo avvii il capitolo nuovo della sua storia cioè quello della pace espungendo dalla storia la legge della forza come strumento del diritto e di verità, un capitolo nuovo per le religioni monoteistiche il cui dio gronda di sangue. Il tempo nuovo è il superamento delle religioni e del cristianesimo così com’è oggi e che si concretizzerà non in una conversione mondale al cristianesimo così cambiato, ma la presenza di comunità di fede che siano un fermento di salvezza per tutti anche per quelli che non si convertono.

Solo di recente papa Francesco, superando anche alcuni distinguo presenti nella morale cattolica sulla giustificazione della violenza, ha affermato che “la guerra è pazzia, le armi non portano mai la pace”.

L’Occidente come nemico delle religioni è un argomento che unisce settori cattolici nostrani e ortodossi russi in una visione nostalgica di una società aderente fin nelle sue leggi alla morale cristiana del tempo (peraltro mutata nei secoli) ma comunque egemone fino alla Rivoluzione Francese, nemica della laicità della politica e della libertà di coscienza. In quest’ultima vede poi il fondamento di comportamenti liberi rispetto all’etica sessuale sulla cui rigida normazione si è sempre basato l’esercizio del vero controllo della coscienze. Da qui l’avversione e l’etichettatura di nichilismo per i comportamenti sessuali non conformi alla morale cattolica e a quelli omo o transaffettivi che affrancati dalla classificazione della patologia psichiatrica sono considerati in molti paesi occidentali legittimi e degni di tutela legale. In altri termini l’avversione all’Occidente è una ideologia alla base della rivendicazione di un potere di controllo considerato perso. Per la verità i regimi concordatari e le asimmetrie tra le diverse confessioni religiose presenti in Italia (si pensi all’insegnamento della religione ed alle varie cappellanie ospedaliere e militari) nonché le pressanti ingerenze politiche smentiscono questa presunta emarginazione delle chiese cristiane in Occidente. D’altro canto c’è un complesso di inferiorità della politica che non riesce a mettere ordine nella materia della libertà religiosa, assolutamente necessaria, per equiparare le diverse religioni e per tenere distinti gli interessi delle istituzioni religiose da quelle della società multiculturale e multireligiosa che si va delineando.

Ma c’è un Occidente che non piace neppure a quei settori del cristianesimo per lo più marginali nelle stesse chiese di appartenenza e senza il potere dei precedenti. Nel suo testamento spirituale Arturo Paoli scriveva: Ma vorrei dire a tutti coloro che mi ricordano, che non dimentichino mai che il nostro luogo di nascita si professa cristiano-cattolico ma presentemente noi facciamo parte di un sistema politico il più antievangelico immaginabile. Penso spesso a una bella preghiera al Padre «Tu apri la tua mano e riempi ogni essere di ogni bene». Oggi per essere veri cristiani dovremmo pregare: «Non guardare Signore mentre riempio di pane il cassonetto dei rifiuti» Mentre i nostri fratelli ci chiedono ospitalità noi preghiamo: «Liberaci dai nemici che vengono a turbare la nostra pace».

Per costoro – come ricordava Michele Di Schiena su queste stesse pagine nel 2007 – “sono espressioni del nichilismo …. invece, nella versione peraltro più estrema, i fautori di quella “religione” liberista che ha per dio il profitto, per morale le leggi del mercato e della competizione, per templi le sedi delle borse e delle grandi banche, per strumenti di “conversione” l’imbonimento e la guerra e per sacerdoti i tecnocrati delle multinazionali e gli operatori dell’alta finanza. E non si dica che la Chiesa anche di recente ha condannato, insieme al comunismo (che con il crollo della degenerazione sovietica non fa più paura a nessuno), anche il capitalismo (che è vivo e vegeto e sta spingendo il mondo verso il disastro sociale e la tragedia ecologica) perché i fautori di questo “ipernichilismo”, che credono solo nel proprio tornaconto, non vengono mai indicati chiaramente col nome loro e delle loro cordate e sono spesso gratificati di amicizia e sostegno”.


*Questo articolo è comparso su Quotidiano di Puglia in una versione più breve il 22 giugno 2022 con titolo. Guerra e pace: la confusione nell’occidente anticristiano.

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