DON MILANI PER UN CITTADINO SOVRANO

Antonio Greco

50 anni fa moriva don Milani. A 44 anni.

Di don Milani, anche dopo la sua morte, si sono interessati in molti. Ma ci sono voluti 50 anni per avere una edizione critica di tutti i suoi scritti.

Fino a poco tempo fa una edizione completa e critica dell’opera di don Milani incontrava tre ostacoli principali:

  1. la impenetrabilità di alcuni archivi ecclesiastici. Le bozze di Esperienze pastorali del Sant’Uffizio non sono ancora accessibili. La riabilitazione ex post dell’unico libro firmato da don Lorenzo Milani nel 1958 è avvenuta solo nel 2014 con una comunicazione della Congregazione per la Dottrina della fede al cardinale di Firenze Giuseppe Betori;

  2. la scomparsa (presunta?) degli epistolari, di grande interesse, di don Raffaele Bensi, direttore spirituale di Milani, e quello della sua amica di gioventù Carla Sborgi;

  3. la dispersione di molti testi originali ancora sconosciuti e, quel che è peggio, la resistenza a fornire quelli conosciuti, almeno in fotocopie fedeli, oggi in possesso di molti ex alunni.

I primi due ostacoli, quasi totalmente, sono stati superati. Il terzo sarà superato solo dal “tempo, che erode spietato incurie e feticismi, e che farà cadere in grembo agli studiosi qualche altra foglia di quella scrittura così particolare che è quella di µ1.

Finalmente Domenica 23.04.2017 sono stati presentati tutti gli scritti, annotati criticamente e raccolti tutti insieme, di don Milani2.

Il Meridiano dell’editore Mondadori, che raccoglie questi scritti, costituisce l’Edizione Nazionale degli scritti di don Lorenzo Milani promossa dal Ministero dei beni e delle Attività culturali e del Turismo. L’opera omnia è divisa in due tomi ed è stata curata da un gruppo molto qualificato di studiosi, fra cui Anna Carfora, Valentina Oldano, Federico Ruozzi, Sergio Tanzarella.

IL TOMO PRIMO, dopo una lunga Introduzione di Alberto Melloni e dopo la Cronologia a cura di Ruozzi e Valeria Milani Comparetti, contiene, in ordine temporale:

-Esperienze Pastorali (ritirato dal commercio per ordine del sant’Uffizio nel 1958 perché «inopportuno» e solo nel 2014 «riabilitato» dalla Congregazione per la dottrina della fede); notizie sul testo e note (139 pagine);

Lettera a una professoressa (firmata Scuola di Barbiana, perché frutto di un lavoro di scrittura collettiva); notizie sul testo e note (102 pagine);

Lettere pubbliche: Ai cappellani militari toscani e lettera ai giudici (conosciute con il titolo “L’obbedienza non è più una virtù”); notizie sul testo e note (62 pagine);

– “Franco, perdonaci tuttie altri articoli; notizie sui testi e note (84 pagine);

Lezioni di Catechismo, (lezioni di catechismo «secondo uno schema storico»); altri testi e Ultime parole; notizie sui testi e note (44 pagine).

IL TOMO SECONDO è dedicato a tutte le lettere scritte da Lorenzo Milani delle quali si conosce l’esistenza: 1109, di cui 109 inedite. Sono pubblicate nella loro integrità testuale, dal 1928 al 1967, con 10 pagine di notizie sul testo (le note sono a pie’ di pagina). Si conclude con un Indice dei destinatari e con 44 pagine di Bibliografia, divisa in: opere di don Milani e bibliografia della critica (monografie, atti di convegni, saggi in volume, saggi e articoli in riviste, articoli su quotidiani, libri fotografici e cataloghi, fumetti, documentari, film e fiction TV).

Manca l’elenco delle opere teatrali su don Milani.

Il lavoro per questa edizione critica e integrale dell’opera omnia di don Milani è stato realizzato grazie a una collaborazione tra la Fondazione per le Scienze religiose di Bologna (diretta da Alberto Melloni) e l’Istituto di Storia del cristianesimo della Pontificia facoltà teologica dell’Italia meridionale di Napoli (diretto da Sergio Tanzarella). La commissione scientifica, presieduta da A. Melloni, è stata composta da 16 professionisti di alto profilo culturale. Tra i promotori compaiono anche altri quattro istituti, tre di Vicchio e uno di San Donato-Calenzano. Il lavoro redazionale è durato cinque anni.

Il Meridiano costa 140,00 Euro.

La presentazione dell’Opera omnia ha avuto il privilegio di essere è stata preceduta da un videomessaggio di Papa Francesco.

Son tre le possibilità di approccio, secondo Corzo3, a don Milani: a) tramite i suoi testimoni e la sua biografia; b) tramite l’approccio ai suoi scritti; c) tramite un approccio circolare: dall’esperienza personale del lettore, dal suo contesto storico, sociale e religioso a quello di don Milani, decisi a confrontare le nostre ragioni più profonde e autentiche con quelle che cerchiamo in lui. Tali ragioni non sono né idee né consegne intransigenti, ma crivelli, filtri per l’azione, punti di vista. Non modelli ma messaggi.

La pubblicazione dell’opera omnia di don Milani serve a rendere più rigoroso e più sicuro il secondo approccio. Quest’edizione dovrebbe rimanere a lungo “critica”: “perché ha provato, al meglio delle capacità di ciascuno e del gruppo di lavoro che l’ha curata nel suo insieme, a trattare le pagine di µ con la stessa intelligenza e pignoleria con cui si tratta un frammento di Erone o un verso shakespeariano”4.

1) Ma oggi un’opera così poderosa serve ancora? E’ un’opera da biblioteca, che relega sempre più Don Milani al suo passato? E’ utile per fare giustizia di tante strumentalizzazioni e superficialità che hanno fatto di donMilani un marchio, appeso senza pudore per arredare i tristi saloni del narcisismo pedagogico, del vuoto politico in cerca di sfondi e dell’autoassoluzione ecclesiastica”5?

2) Le Barbiane del mondo sono ancora molte e stanno fuori ma anche dentro la nostra Europa. Con la novità che non si trovano più nei campi, ma nelle periferie urbane, fra le famiglie immigrate e disoccupate. Gli scritti di don Milani, che non esauriscono la sua esperienza di lotta e di esperienza educativa, possono servire ancora per un riscatto e per dare la possibilità anche agli “scarti” dell’umanità di acquisire la “sovranità di cittadini”? Il messaggio di don Milani è utile per capire e cambiare l’attuale pensiero unico che fa sbandare la nostra vita di ogni giorno? E’ ancora utile per tirare fuori la struttura ecclesiastica dal paradigma tridentino che la rende sempre più lontana dall’uomo d’oggi e dalla sua ricerca di vita piena?

Un aiuto a trovare alcune risposte ai primi interrogativi ci viene dalla lunga introduzione di Alberto Melloni.

La introduzione, di 70 pagine, è divisa in tre parti: I – La porta; II – La vita spezzata; III – La scrittura e il suo destino. E’ organica e rigorosa nei contenuti e nelle finalità. Per “mettere sull’avviso da subito il lettore riguardo ai testi di cui vorrei che percepisse, intatta, l’incandescenza esistenziale” avverte che “chiamerò µ 6 l’autore delle migliaia di pagine qui raccolte”7.

Melloni sostiene la tesi che Milani, anche dopo 50 anni di studi, di letture e di frantumazione dei suoi scritti, è rimasto intatto: “La voce e il silenzio, la veste e la radice, il colore e il dolore, la fede e la solitudine, la violenza e la durezza, l’amore e l’ira che rendono unica la vita di µ sono rimasti intatti: Stagioni che si credevano epoche che si infrangono a ritmo continuo fra il suo presente e il nostro. I decenni girano le pagine: ma tutto di lui resta integro, per certi versi intonso.

Lo sforzo di capire la personalità di µ ha riempito le bibliografie con opere che, se si eccettua quella di Neera Fallaci e poche altre, sono appassite sotto il peso della propria presunzione. L’imprudenza con cui s’è accostata a lui una generazione che ha vissuto a debito anche sul piano culturale ha permesso di fare d’un uomo morto il 26 giugno 1967 il santino di quel Sessantotto sul cui velleitarismo borghese avrebbe avuto da ridire come e più di Pasolini. Senza pudore alcuno, µ è stato plasmato sui ricettari pedagogici, consegnato a un sindacalismo mestierante e lui, lo stupendo ebreo emancipato e inquieto, è stato agitato come il precone del dissenso ecclesiastico. Un’intera generazione di consumatori di cultura, che per questo si credevano colti, ha abusato miticamente della sua figura per passione, per impazienza, per darsi un tono.

Ma µ è rimasto intatto. Così che ancora oggi la voce e il silenzio, la veste e la radice, il colore e il dolore, la fede e la solitudine, la violenza e la durezza, l’amore e l’ira di µ rimangono visibili e inesplorati. Al di là di una porta d’accesso graffiata da intuizioni generose, da sforzi inutili, da insopportabili facilonerie e ancora chiusa: che è la sua scrittura8.

Don Milani non può essere:

  • un marchio: da vivo e poi da morto uno stuolo di pedagogisti lo hanno costretto nei panni del teorico di una nuova scuola;

  • uno sfondo per il vuoto politico e sindacale di ieri e di oggi;

  • un laico-prete usato da chi legge la sua fedeltà ecclesiastica per autoassolversi dal tanto male che la chiesa fiorentina gli ha fatto: “anziché capire il gesto profetico (n.d.r.: della Lettera ai giudici) la Chiesa ri-fa a µ quello che gli ha sempre fatto: del male. Calunnia, maldicenza, menzogna, denigrazione tornano a percorrere la Chiesa fiorentina”9.

Don Milani, secondo Melloni, è la sua scrittura: “dischiudere quella porta è la sfida proposta ai lettori e alle lettrici di questa edizione”10.

La scrittura di µ è quella di un uomo che con la penna e con la carta lotta per tutta la vita. Dall’età dolce e lussuosa della casa paterna, all’agonia del malato terminale nel letto di casa della madre. Da giovane pittore, aveva imparato a bottega che quel che tocca l’artista non è la forma o il colore nella sua inerzia chimica: ma la luce che lo ravviva, ed è con la luce che l’artista lotta: Allo stesso modo egli vede la scrittura non come forma letteraria o “letteratura”, ma come lotta con la parola che ha bisogno di una mistagogia per essere percepita in tutta la sua violenza e tutto il dolore che invece sono stati occultati dall’esproprio che ha fatto di µ un eccitante scolastico o una stucchevole icona antiautoritaria11.

La scrittura di Milani ha un messianismo che “allude dunque a un altro messianismo, del tutto antipolitico: quello della lettera a Pipetta in cui gli annuncia il tradimento ultimo che egli consumerà dopo aver sfondato insieme i cancelli della villa del padrone (…). La scrittura di µ, dunque ha uno spessore teologico non perché parli di cose teologiche (…), al contrario, è teologicamente rilevante solo quando si toglie i sandali della logorrea pia davanti al roveto della sofferenza, scava la condizione umana e, grazie all’incavo che apre, interpella Dio senza nemmeno citarlo, proprio perché non ne sciupa il nome. In questo senso la scrittura di µ, dunque, ha uno spessore teologico: perché cerca questo incavo, assume il limite più estremo – quello del fare scuola come presa in carico della cura dell’altro – come il proprio strumento. Fino alla scrittura collettiva: atto comunitario e gesto a suo modo liturgico perché anticipa l’uguaglianza del tempo messianico, e che sarebbe sciocco confondere con una tecnica o con una teoria pedagogica”12.

Non so se don Lorenzo condividerebbe questa introduzione, ma questa introduzione va letta!

Riguardo ai secondi interrogativi, se guardiamo alle tante Barbiane di oggi, le domande dinnanzi agli scritti di don Milani sono lecite perché la società a cui quegli scritti fanno riferimento non c’è più. Ma è altrettanto fondato sostenere che questi scritti sono di una attualità sconcertante, che semplicemente deriva dalla fonte principale di ispirazione: la costituzione e il Vangelo. Una sola fonte e non due. In Milani il messaggio cristiano conviveva, senza nessun possibile ostacolo o contraddizione, con il senso laico dello Stato come disegnato dalla Carta Costituzionale, in una mirabile e proficua sintesi che tendeva innanzitutto ad includere chi, appartenendo ad una classe sociale povera e disagiata, veniva escluso dalla cultura. E, a pensare, il 4 dicembre 2016, c’è stato il tentativo di stravolgerla e stracciarla. Tentativo fallito, per fortuna.

La società degli anni 50-60 era prevalentemente una società rurale e contadina. Da un punto di vista economico e tecnologico gli scritti di don Milani appartengono a un’altra era geologica. Ma da un punto di vista sociale e politico il panorama è mutato di poco. Per certi versi è addirittura peggiorato. Da questo, la loro estrema attualità.

Ha scritto, a proposito della attualità della Lettera a una professoressa, Francuccio Gesualdi13, a cui don Milani ha indirizzato ben 72 lettere (destinatario per numero secondo solo alla mamma Alice Weiss Milani), che si possono leggere tutte nel Tomo Secondo dell’Opera Omnia:

La battaglia contro la discriminazione è un caposaldo della Lettera, ma sarebbe un errore interpretarla solo come una difesa corporativa delle fasce più deboli. In realtà, è una battaglia più ampia per i diritti, altro tema di grande attualità. I diritti fanno parte della tradizione liberale, che però li confina all’ambito politico e giuridico. Locke, ad esempio, ne citava solo tre: libertà, proprietà, vita.

Col crescere della pressione popolare il concetto di diritto si è esteso ad aspetti sociali ed economici come l’acqua, l’alloggio, la sanità e giustappunto l’istruzione. La grande affermazione è che tutti dobbiamo accedere a questi servizi, anche se non possiamo pagarli, perché attengono alla dignità umana. Di colpo, così, si è affermata la gratuità e si è imposta la comunità, la sola che fornisce servizi, non attraverso la compra-vendita, ma la solidarietà. Questa prospettiva, però, danneggia il mercato perché ogni servizio affidato alla comunità è un’occasione di guadagno in meno per il settore privato. Di qui l’offensiva neoliberista per convincerci che i bisogni, compresi quelli fondamentali, non si soddisfano per diritto, ma per merito. Come dire che solo i forti, i veloci, gli intelligenti, i ricchi possono soddisfare tutti i bisogni che vogliono, mentre gli altri devono rinunciare. (…)

La Lettera afferma senza mezzi termini che la scuola deve essere organizzata per garantire a tutti il diritto al sapere. Ma per quale scopo? In linea con l’ideologia dominante la scuola propone come fine la carriera, ma poiché l’egoismo non fa parte dello spirito giovanile, la motivazione della carriera non attecchisce, e la scuola è costretta a usare lo spauracchio dei voti e delle bocciature per spronare i ragazzi a studiare. A Barbiana ci veniva proposto di studiare per tutt’altri motivi, primo fra tutti la dignità personale che significa essere sempre in grado di decidere noi cosa fare o non fare, se necessario andando contro corrente, perfino contro la legge quando è sbagliata. L’antitesi della dignità sono le mode, l’adeguamento al comportamento di tutti solo per stare nel branco.

A Barbiana il Priore ci spronava costantemente a pensare e diventava furioso di fronte a chi non sapeva argomentare le proprie scelte. (…) Con un obiettivo: renderci cittadini sovrani”.

Sulla chiesa di oggi e don Milani…in un’altra occasione.

Note

1 Don Milani, Tutte le opere, I Meridiani, Mondadori, 2017, p. XII.

2 Don Milani, Tutte le opere, a cura di Anna Carfora, Valentina Oldano, Fedrico Ruozzi, Sergio Tanzarella, I Meridiani, Mondadori, 2017, pp. 2976, euro 140.

3 Josè Luigi Corzo, componente della Commissione scientifica che ha curato il Meridiano.

4 Don Milani, op. cit., pag. XII.

5 Don Milani, op. cit., pag. X.

6 Mi (greco), iniziali di Mi-lani.

7 Don Milani, op. cit., pag. X.

8 Don Milani, op. cit., pag. XI.

9 Don Milani, op. cit., pag. LIX.

10 Don Milani, op. cit., pag. XII.

11Don Milani, op. cit., pag. XIV.

12 Don Milani, op. cit., pag. LXX.

13 Francesco Gesualdi, in Avvenire del 18 maggio 2017.

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One Reply to “DON MILANI PER UN CITTADINO SOVRANO”

  1. “Non fare parti uguali tra disuguali”così Don Lorenzo Milani apriva il suo dire preoccupandosi di un cammino storico e del suo tempo proiettato al futuro,al sempre della pedagogia.Quest’ultima intesa come possibilità di far concepire un modo nuovo per un mondo nuovo alla luce dell’anima CRISTIANA.Don Milani ha l’empatia del Cristo,si è nutrito in ogni parte per tutte le parti che lo vedono sacerdote.Don Lorenzo Milani è per formazione e per vocazione un ARTISTA prestato al vangelo.L’ARTISTA è un piede del creatore e Don Lorenzo diviene testimone dell’arte del CREATORE quando si accorge che l’arte medesima ha disorientato il messaggio testimoniale.Vuole parlare il Vangelo e…….”Ma la lingua è l’Italiano ed io non parlo italiano con i miei parrocchiani che non parlano italiano”.Si legge subito l’unità di intendersi con LA PAROLA che deve essere l’impegno per tutti.Don Milani è attuale come lo è stato quando parlava alla chiesa per LA CHIESA,è attuale la testimonianza per una chiesa capace di CHIESA.
    Basta così perchè la messe è tanta ma gli operai sempre pochi.

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