LE TENTAZIONI di Raniero Lavalle

“La radice di tutti i mali, per la Chiesa, è nella tentazione del potere. E’ la più diabolica che possa essere tesa all’uomo,  se satana osò proporla persino a Cristo”. Sono le parole che Ignazio mette in bocca a Celestino V in “Avventura di un povero cristiano”.

E, in effetti, la tentazione che in qualche modo riassume e concentra tutte le altre anche nella nostra vita è quella del potere: sulle persone, sulle “cose”, perfino su Dio: il potere che asservisce le persone, utilitarizza le cose e strumentalizza Dio!

Questo il sunto radicale della narrazione evangelica che apre la liturgia domenicale della Quaresima.

Gesù dopo i quaranta giorni di digiuno nel deserto avverte l’esigenza di mangiare. Il tentatore gli suggerisce di trasformare le pietre in pane: se è Figlio di Dio può farlo, così si sfamerà, ma soprattutto susciterà ammirazione, consenso, seguito.

L’accostamento è a tutte quelle situazioni nelle quali le possibilità personali diventano successo per sé e dipendenza per gli altri.

La seconda (terza nella narrazione) tentazione è quella del fascino dell’intreccio fra potere e avere: dalle oligarchie, alle concentrazioni finanziarie, alle mafie, ai traffici di armi, droghe, esseri umani, alla corruzione e all’evasione, alle pensioni d’oro e ai vitalizi dei politici; queste ed altre situazioni concentrano il cedimento al fascino della combinazione tra potere e ricchezza, con ricaduta nella prassi materialista e consumista, dei “piccoli” favori e vantaggi cercati e concessi. Cedere a questa tentazione comporta abdicare alla propria coscienza, alla propria libertà responsabile, inginocchiarsi davanti al potere per entrare a farne parte. In questa tentazione sono presenti i due aspetti dell’occupazione dello spazio, geografico, economico e antropologico: il dominio e la schiavitù; ti darò il dominio sul mondo ma ti farò mio schiavo.

La terza tentazione (seconda nella narrazione) riguarda Dio: il tentatore suggerisce a Gesù di buttarsi dal punto più alto del tempio: se è Figlio di Dio, ci sarà il suo intervento per salvarlo. Dio tentato, usato, provocato, strumentalizzato nella storia di ieri e di oggi, per legittimare le proprie posizioni, il proprio potere, perfino la violenza. Dio non fa sfidato, ma intuito, creduto, dubitato, ancora creduto e pregato.

«Solo una falsa innocenza può dare ad intendere che verità e potere abitino su monti vicini; di solito ciò che giova alla verità non giova al potere, e l’Occidente ha coniato un termine, “ragion di stato”, per nominare pudicamente la Menzogna».

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