IL DIBATTITO SUL “DIO CHE PERDIAMO”: UNA SINTESI

Antonio Greco

Il dibattito sulla ricerca post-religione e su Dio, persona o no, è stato finora un tema di nicchia. Una ricerca spirituale giovane, appena iniziata, almeno in Italia. Gli esponenti di essa appaiono compagni di viaggio di persone in ricerca e, per ora, solo di persone colte.

La pubblicazione del quarto volume della collana di Gabrielli Oltre Dio, in ascolto del mistero senza nome1, ha suscitato un dibattito che speriamo serva a far uscire la ricerca dal guscio in cui era rinchiusa e portarla all’attenzione di quante più persone possibili.

Ci soffermiamo non sull’ultimo testo pubblicato da Gabrielli ma sul dibattito, ancora in corso, su un “prima” e un “dopo” di Dio e della religione.

La discussione sul post-teismo è iniziata con un dossier di testi, scambiati recentemente in modo estemporaneo tra interlocutori cristiani, raccolto da Enrico Peyretti (2- 5 luglio 2021)2. Il dossier è aperto da:

Beppe Pavan e la sua ottima sintesi

1. “Non c’è più bisogno di un Dio personale e creatore… il post-teismo ci aiuta a superare le grandi narrazioni mitiche, e il dualismo, cominciando da naturale/soprannaturale…”.

2. “Non c’è più nessun Dio lassù”, responsabile di ogni foglia che si muove e, soprattutto, del bene e del male.

3. La morte è vista come il male estremo nella vita individuale. Claudia Fanti3 suggerisce di “abbracciare in modo nuovo la vita”, aiutandoci con le scoperte della fisica quantistica, secondo cui “l’energia che ci fa vivere non si distrugge con la nostra morte, ma passa dal cervello individuale che muore al cosmo”.

4. La preghiera, infine: “Quelle domande alla divinità non hanno più senso, perché io sono già nel tutto”.

Enrico Peyretti4 e le sue perplessità

Peyretti crede giusto superare un concetto metafisico di Dio.

Ma “la mia perplessità sul post-teismo è, modestamente, questa: se perdiamo in Dio il carattere personale, di un Tu vivo, con cui abbiamo relazione di  conoscenza, sim-patia (sentire-soffrire insieme), dia-logo, ascolto ed espressione, perdiamo semplicemente Dio, tutto Dio. C’è un ateismo serio, che dobbiamo stimare. Un atesimo di ritorno, riduttivo, è troppo poco. Se Dio è solo una energia, una forza, io che sono appena “un vapore” (è sempre Pascal…) sono più di lui, perché ho coscienza di persona”. 

Claudia Fanti, la prima risposta

E’ necessario un “confronto paziente, attento, sui tempi lunghi, senza barriere autoritarie” su questa ricerca.

Se un punto di consenso è dato dall’esigenza di superare l’immagine tradizionale di Dio, cosa precisamente ci sia dopo questo superamento non può essere chiaro a nessuno”.

Raniero La Valle5, la stroncatura

Carissimo Enrico, hai ragione: se perdiamo in Dio il carattere personale, perdiamo semplicemente Dio, tutto Dio. E perché ancora dirsi cristiani? Un abbraccio, Raniero”.

Gilberto Squizzato6, teologo non accademico

Dà ragione del suo intervento pubblicato nel testo Oltre Dio. E argomenta in dialogo con Peyretti:

“Mi sono a lungo misurato con la paura legata alla rinuncia all’immagine del Dio che ci è stata trasmessa da diciassette secoli di dottrina.

Appare chiaro che rinunciare a ogni immagine del divino (e a ogni parola su di lui) non significa abrogarlo e cancellarlo dal nostro orizzonte ma solo, umilmente, rinunciare a ogni pretesa di definirlo e convocarlo obbligatoriamente a far parte del nostro dizionario mentale come parole fra le altre parole.

La parola “Dio” ha funzione fàtica7 e mai descrittiva, tanto meno dottrinale (cioè di insegnamento).

God, “Invocato”, è dunque parola lanciata all’indirizzo dello Sconosciuto. Tu pensi che noi possiamo dare alla parola “dio” altra funzione se non quella di esprimere, per via di metafora, il destinatario della nostra invocazione sentendolo come il non-dicibile, cioé l’Ineffabile?

Tu mi obietterai che noi possiamo conoscere “il dio” perché Gesù -come affermano i Vangeli- ce lo ha rivelato come “il Padre”.

Quella immagine di “Padre” usata da Gesù non subisce forse uno scacco innegabile, tragico, definitivo, proprio sulla croce?

Ma che cristiani siamo se vogliamo essere più di Cristo, che sul Golgota non ci è riuscito? Non è più cristiano lanciare il nostro grido, come lui, senza pretese che vadano al di là della nostra misura? 

Tu sostieni che se togliamo a Dio il carattere di persona semplicemente annulliamo Dio. Su questo non sono d’accordo.

Eckart che già settecento anni fa ci segnalava che con qualunque immagine o nome pretendiamo di definire e chiamare Dio, lo rendiamo “cosa fra le cose”, e con ciò stesso non solo lo oggettivizziamo, ma anche lo immiseriamo, per così dire, a presuntuoso possesso delle nostre parole. Ecco perché oggi non sento più il bisogno, o meglio non ho più la pretesa, di fare dell’Ineffabile una persona. Preferisco dunque (ma questo vale solo per me e tu hai il diritto di seguire un’altra strada su cui non mi arrogo alcun diritto di esprimere un giudizio) fermarmi nel silenzio e contemplare il Silenzio dell’Indicibile. 

Infine, non me la sento come altri post-teisti di provare a rendere oggi accettabile e comprensibile quel “Dio” riconoscendovi come l’Energia diffusa nell’universo intero. Mi pare infatti che con questa immagine non siamo lontani dalla definizione di “Deus sive Natura” di Spinoza che sento di non poter accettare perché dovrei accettare come segno di una Sapienza diffusa nella materia (chiamiamola pure quark, onde gravitazionali, particelle elementari che riverberano nell’entanglement ovunque diffuso, ecc. ecc.) anche tutta la crudeltà (quella umana compresa).

Preferisco il silenzio della teologia apofatica”.

Peyretti e la sua breve nota conclusiva del dossier

Se non fosse un Tu che parla, tutta la Bibbia è vana.

Se non fosse persona comunicante, saremmo nella visione di Spinoza: Deus sive natura, come le tante religioni della natura personificata.

Se non fosse persona non avrebbe senso la fede, fiducia e resistenza al caso e alla malvagità umana.

Se non fosse persona non ci sarebbe la preghiera umana, il sospiro semplice davanti all’impresa della vita.

Se non fosse vivente, indicibile, ma emergente interiormente nel cuore di tutto, sopra il nulla che ci minaccia, sentiremmo il movimento ad amare, rispettare, aiutare, favorire, salvare i nostri simili?

Raniero La Valle e i suoi tre interventi

Il primo (già riportato) è brevissimo e stronca la ricerca sul post-teismo: “se perdiamo in Dio il carattere personale, perdiamo semplicemente Dio, tutto Dio. E perché ancora dirsi cristiani?” (nel dossier dell’8 luglio).

La Valle è tornato sull’argomento con altri due interventi: in “www.chiesadituttichiesadeipoveri.it” del 16 luglio 2021:

“E intanto per la chiarezza dei termini bisogna dire che ciò che ci viene proposto non è l’ateismo, perché per l’ateismo nessun Dio c’è mai stato, neppure questo oggi dismesso. (…) Però il Dio che così viene ora licenziato non è tanto quello del teismo, quanto in realtà è il Dio del monoteismo, che distaccandosi dal magma delle religioni primitive e dei culti panteisti che divinizzavano le forze della natura come il cielo la terra il sole la luna, a un certo punto ha fatto irruzione nella storia di questa parte del mondo nell’area mediterranea “ (16 luglio).

L’ultimo intervento è su Adista n. 30 del 7 agosto 2021, con il titolo Il Dio che perdiamo. In questo riprende le argomentazioni del 16 luglio ma lascia cadere, o meglio, non riprende più l’argomento del post-teismo che non licenzia il teismo ma il monoteismo.

Il numero monografico di ADISTA-Documenti

Infine è da segnalare il numero 29 del 31 luglio 2021 di Adista-Documenti dal titolo Il senso del “credere” nel paradigma post-teista. Il dibattito sul libro “Oltre Dio”. Il numero, molto interessante, contiene la introduzione di Claudia Fanti e, rispetto al dossier di Peyretti, (sopra sintetizzato) è arricchito dal dibattito in Spagna sul tema e riporta la polemica tra il teologo J.M. Castillo, e i ricercatori di questa teologia post-religione J. Arregi, J.M. Vigil e S. Villamayor8.

1 Di AA.VV. sono i quattro volumi editi da Gabrielli editore, Verona, 2015-2021:

4. Oltre Dio – IN ASCOLTO DEL MISTERO SENZA NOME

3. Una spiritualità oltre il mito – DAL FRUTTO PROIBITO ALLA RIVOLUZIONE DELLA CONOSCENZA

2. Il cosmo come rivelazione – UNA NUOVA STORIA SACRA PER L’UMANITÀ

1. Oltre le religioni – UNA NUOVA EPOCA PER LA SPIRITUALITÀ UMANA.

2 in https://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it/dossier-sul-post-teismo/

3 Curatrice della collana di Gabrielli, redattrice di Adista, collaboratrice del Manifesto, esperta di movimenti ecclesiali e sociali dell’America Latina, autrice di numerosi articoli e saggi.

4 Membro del Centro Studi Sereno Regis (Ricerca, educazione, azione per la pace, l’ambiente e la sostenibilità) di Torino, del Centro Interatenei Studi per la Pace delle Università piemontesi, dell’IPRI (Italian Peace Research Institute). Fondatore nel 1971 della rivista Il Foglio di Torino. Teologo, collabora con molte riviste ed è esperto di nonviolenza.

5 Noto e storico giornalista, politico e intellettuale italiano.

6 Anche giornalista, regista e autore televisivo, è docente al Centro Sperimentale di Cinematografia di Milano.

7 Nota mia: La funzione fàtica (dal latino fari = pronunciare, parlare) consiste in quella parte della comunicazione atta al controllo del canale attraverso cui si stabilisce la comunicazione, con espressioni mirate appunto alla verifica del suo funzionamento, come quando al telefono si dice pronto? o quando si fanno le prove del microfono e degli amplificatori prima di uno spettacolo. Lo scopo è quello di stabilire, mantenere, verificare o interrompere la comunicazione.

8 Anche in Spagna, dove lo stesso libro, benché in una versione diversa, è uscito con il titolo Después de Dios. Otro modelo es posible, non è mancato un vivace dibattito sul tema, a partire dall’inatteso attacco lanciato dal noto teologo José María Castillo sul suo blog “Teología sin censura” (www.religiondigital.org, 29/4), poi ridimensionato (www.religiondigital.org,17/5), a cui hanno risposto tre degli autori del volume spagnolo e italiano, José Arregi, José María Vigil (www.religiondigital.org, 16/5, 17/5) e Santiago Villamayor (Atrio, 23/5).

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