
PARTE SECONDA
Per le donne: ordinazione presbiterale o promozione del battesimo?
Le strutture ecclesiastiche attuali sono supportate e controllate principalmente dal Codice di Diritto Canonico.
Secondo quanto egregiamente dimostrato dallo storico Fulvio De Giorgi, “oggi una serie di blocchi in cui si trova la Chiesa cattolica deriva da questa presenza del Codice (sia pure rinnovato) di diritto canonico. La mia idea sarebbe quella di una pura e semplice abrogazione del Codice di diritto canonico, che è irriformabile e andrebbe eliminato”1.
Le donne nella Chiesa: la insanabile contraddizione
C’è un’insanabile contraddizione tra quanto afferma la teologia con il Vaticano II sul principio dell’eguaglianza battesimale di tutti, uomini e donne, e quanto prevede il Codice di diritto Canonico che nega categoricamente un’analoga eguaglianza ministeriale. Il Codice, quando parla del sacramento dell’Ordine, è chiaro e sembra non ammettere altre possibilità: «Riceve validamente la sacra ordinazione esclusivamente il battezzato di sesso maschile» (canone 1024).
Luigi Mariano Guzzo2 ha scritto un saggio dal titolo “Uguaglianza battesimale e disuguaglianza ministeriale – Prospettive per una riforma dell’ordinamento canonico”3.
Dopo l’introduzione, il testo di 132 pagine è composto da tre capitoli: I – L’evoluzione storico-giuridica della norma che esclude le donne dal ministero ordinato; II – Eguaglianza o disuguaglianza battesimale?; III – La capacità giuridica delle donne di ricevere l’ordine sacro. Ipotesi ricostruttiva.
Il saggio, scritto con una prosa limpida, anche se con un linguaggio specialistico, merita una segnalazione per due motivi:
- dagli anni Sessanta il magistero ha prestato alle donne un’attenzione inedita. Non si era mai visto un elogio tale della donna da parte delle autorità della Chiesa. Ma sul sacerdozio (o anche diaconato) alle donne tutti gli ultimi papi il massimo che hanno concesso è stata la istituzione di “commissioni di studio” con risultati prestabiliti. Di fatto, il magistero ha chiuso qualsiasi spiraglio anche al solo dibattito e alla sola ipotesi di prendere in considerazione l’uguaglianza ministeriale tra maschi e femmine cattoliche;
- se i teologi tacciono, o ripetono pregiudizi secolari, sul perché del no al sacerdozio femminile, un canonista ha potuto scrivere liberamente e affrontare il tema (soprattutto perché lavora in contesto pubblico e non in università vaticane).
Il volume di Luigi Mariano Guzzo sostiene la tesi che è possibile riformare l’ordinamento canonico, perché sia rimosso l’impedimento alla ordinazione per le battezzate di sesso femminile.
Nella prima parte del saggio analizza dal punto di vista normativo l’origine dell’esclusione delle donne dal ministero ordinato, dai testi più antichi fino al pontificato di papa Francesco. Nella seconda approfondisce il tema centrale della eguaglianza e diseguaglianza battesimale. Nella terza, infine, ragiona sulla «capacità giuridica delle donne di ricevere l’ordine sacro», ipotizzando anche prospettive per una riforma dell’ordinamento.
L’analisi storica di Guzzo mostra la profonda dipendenza delle norme storiche dalla pressione di culture incapaci di riconoscere una autorità a qualsiasi donna. E quindi è forzata la pretesa di alcuni giuristi, che vogliono fare della “riserva maschile” una norma di “diritto divino”.
Ed è anche inaggirabile il nodo della donna “incapace” di ricevere la ordinazione di fronte al principio della sua eguaglianza battesimale. La “incapacità” può derivare o dal fatto che il sesso maschile è necessario alla sostanza del sacramento dell’ordine o dal fatto che il sesso femminile è impedimento alla ricezione di quel sacramento. Nessuna di queste due giustificazioni regge giuridicamente.
Chi fa resistenza, più del diritto, è la teologia. Un teologo, sulla “incapacità” della donna ad esercitare la autorità in pubblico, diversamente da un giurista, può arrivare a inventarsi “principi mariani e petrini”, “l’ordine della salvezza da tutelare”, “relazioni nuziali da garantire”, “mistiche del servizio da alimentare”, e non so cos’altro, pur di piantare stabilmente la donna nel privato e non alterare la esclusiva maschile nello spazio pubblico ecclesiale. Invece il canonista, se resta un giurista, non si lascia incantare dalla nebbia di questo sonno dogmatico.
Appare necessario, conclude Guzzo al termine del suo studio, «un ripensamento generale della ministerialità ecclesiale alla luce di una sensibilità finalmente paritaria, femminile e maschile. Questa visione consente di progettare con speranza e fiducia il presente e il futuro della Chiesa».
Sul saggio di Guzzo, Andrea Grillo4 esprime un giudizio lusinghiero: “Grazie alla parresia giuridica salutiamo un libro che fa bene alla chiesa e al dibattito sull’accesso delle donne al ministero ordinato”.
Il sacerdozio femminile: basta una riforma del CdC?
Certamente è positivo il dibattito franco e libero sul sacerdozio alle donne ma non condivido la tesi che l’uguaglianza battesimale tra uomini e donne nella chiesa cattolica si possa raggiungere con l’uguaglianza ministeriale. Mi consta che molte donne cattoliche dubitano, o sono del tutto contrarie, a questa tesi. Con motivazioni condivisibili.
«Un club di uomini anziani, vestiti in modo strano, che dicono alla gente come deve comportarsi a letto»: con questa sarcastica definizione Timothy Radcliffe5, noto cardinale domenicano, illustra come, a suo dire, la gente vede la Chiesa.Eppure, più della metà della Chiesa possiede un volto femminile. La visibilità della Chiesa cattolica resta incontestabilmente quella della sua gerarchia, esclusivamente composta da uomini. E questa visione non è solo una percezione. È sufficiente aprire la porta di una chiesa durante una celebrazione, assistere a una trasmissione televisiva di una messa dalla basilica di San Pietro per constatare che il presbiterio è uno spazio che appartiene agli uomini, in via maggioritaria se non esclusiva. Inoltre, l’autorità viene collegata al sacerdozio ministeriale. E per molti questo tipo di sacerdozio resta la chiave di volta del corpo ecclesiale. Anzi, passa l’idea che ne costituisca l’espressione suprema. Da qui la vulgata semplicistica, anche fuori dell’ambito ecclesiastico, che la parità femminile è raggiungibile solo con l’accesso delle donne all’ordine del sacerdozio.
Non capisco quando sento ripetere che ‘bisogna fare spazio alle donne’ nella chiesa. O quando sento osannare la nomina di due o tre religiose alla guida di dicasteri vaticani. Invece, la prima cosa da fare è riconoscere il posto che esse occupano nelle parrocchie, nella catechesi, nelle missioni. Senza di loro, la Chiesa sarebbe già sparita.
Mi trovo a disagio quando sento affermare che l’accesso al sacerdozio femminile costituirebbe la soluzione della disuguaglianza battesimale nell’attuale chiesa.
Non è in primo piano il sacerdozio femminile, ma lo è, invece, una forte discussione sul centralismo e sull’autoritarismo ecclesiastico. La posta in gioco non è permettere alle donne di essere inserite in un sistema clericale, ma di prendere in considerazione la passione evangelica e battesimale dell’eguaglianza uomo-donna. E sarebbe troppo poco cercare solo di ridistribuire i poteri in una struttura immutata.
Anne Soupa6, una donna francese molto competente a riguardo, pone la domanda: come fare accedere le donne a responsabilità uguali: con l’ordinazione presbiterale o con la promozione del battesimo? Lei risponde: “si può seriamente immaginare di ordinare delle donne quando il ministero maschile è reso così fragile e perfino rimesso in discussione?”.
Solo il riconoscimento della pari dignità di tutti i battezzati, piuttosto che l’accesso al presbiterato per le donne, fa progredire il posto delle donne nella Chiesa. E per far questo non basta una riforma solo di qualche parte del Codice di diritto Canonico. Serve una riforma strutturale, l’istituzione ecclesiale deve reinventarsi.
Siamo in un momento cruciale della storia mondiale, in cui tutte le donne, cattoliche e no, oggi si ritrovano ad essere sotto la minaccia di regimi autoritari che proliferano, i cui leader sono esclusivamente uomini. La chiesa cattolica potrebbe “testimoniare la novità evangelica” per la loro liberazione e uguaglianza ma non riesce a farlo forse perché anch’essa è appestata da maschilismo e clericalismo.
Siamo di fronte ad un’alternativa secca: o si mette mano a un cambiamento delle strutture ecclesiastiche o il cattolicesimo, anche per il problema cruciale delle disuguaglianze ecclesiastiche non risolte, è destinato alla morte.
Ma di questo aspetto radicale non vi è traccia nel dibattito e nella vita religiosa e civile. Perché?
Antonio Greco
(CONTINUA)
Nella foto Anne Soupa, Lione
1 Fulvio De Giorgi, Il cambiamento d’epoca della Chiesa cattolica, I Bodoni della Associazione Archivio per l’Alternativa MDS- Brindisi, n.3/2023, pag. 16 – https://www.archiviodischiena.it/wp-content/uploads/2023/11/Bodoni-n-3-21-ottobre-2023-1.pdf
2 È professore associato di Diritto e religione e di Diritto canonico presso l’Università di Pisa.
3 Pubblicato da Giappichelli nell’ottobre del 2025.
4 Andrea Grillo (Savona 1961) è un laico. Insegna dal 1994 Teologia dei sacramenti e Filosofia della Religione a Roma, presso il Pontificio Ateneo S. Anselmo e Liturgia a Padova, presso l’Abbazia di Santa Giustina. È autore del blog “Come se non”.
5 Timothy Peter Joseph Radcliffe è un cardinale e presbitero britannico. E’ stato maestro generale dell’Ordine dei predicatori dal 1992 al 2001.
6 Attivista femminista cristiana, è cofondatrice, insieme a Christine Pedotti, del “comitato delle gonne” e della “conferenza cattolica dei battezzati francofoni”.

