“IL MATTO E GELSOMINA” DI FEDERICO FELLINI

 

masina Mi scrive in queste ore il mio cardiologo: “Forse stiamo attraversando un deserto in cerca di un mondo diverso…”. Questa annotazione, molto saggia, anche se preceduta da un “forse”, mi ha richiamato la lezione di vita di Fellini.

«Tu non ci crederai, ma tutto quello che c’è a questo mondo serve a qualcosa. Ecco, prendi quel sasso lì, per esempio».

 «Quale?».

 «Questo… uno qualunque. Ecco, anche questo serve a qualcosa, anche questo sassetto».

«E a cosa serve?».

«Serve… ma che ne so! Se lo sapessi sai chi sarei?».

«Chi?».

«Il Padreterno che sa tutto: quando nasci e quando muori. Non lo so a cosa serve questo sasso io, ma a qualcosa deve servire. Perché se tutto è inutile, allora è inutile tutto. Anche le stelle, almeno credo… e anche tu. Anche tu servi a qualcosa, con la tua testa di carciofo».

E’ questo il cuore del dialogo tra Gelsomina e il Matto nel film La strada di Federico Fellini del 1954.

Gelsomina (Giulietta Masina), una povera ragazza di paese, viene affidata a Zampanò (Anthony Quinn), un rozzo girovago che si produce in numeri di forza. Lei è sensibile e sempre tesa a scoprire i misteriosi segreti della natura e delle cose. Lui, massiccio e animalesco, si accorge appena di quello che vede e tocca. Fra i due non è possibile nessuna intesa e Gelsomina ne soffre tanto da voler andar via. Ma un altro girovago (Richard Basehart), un funambolo chiamato il “matto”, la convince a rimanere.

Il laico Fellini affida a un matto, non a un teologo o a un prete, a un filosofo o a uno scienziato la capacità di mettere un seme di felicità nel quotidiano e di trasformare la vita. A un Matto è affidato il compito di spiegare il senso tragico e infelice di molte vite. Per dire che “tutto serve e tutti gli uomini servono a qualcosa. A Gelsomina, donna povera e vinta, è stata affidata la missione di rimanere accanto a Zampanò. In questo trova la felicità di essere donna”.

Non è possibile che il coronavirus che imperversa in questi giorni possa venire e andarsene senza che il cuore dell’uomo ne sia modificato.

Albert Camus scrisse nel suo romanzo capolavoro, La Peste: ”Ma lei sa, io mi sento più solidale coi vinti che coi santi. Non ho inclinazione, credo, per l’eroismo e per la santità. Essere un uomo, questo m’interessa”.

Era ciò che interessava a Fellini.

Il dialogo dura appena sette minuti. Vale la pena rivederlo e riascoltarlo.

https://www.youtube.com/watch?v=vjgMMvauRAs

21 marzo 2020

Antonio Greco

One Reply to ““IL MATTO E GELSOMINA” DI FEDERICO FELLINI”

  1. In effetti è l’uomo che conta perchè a immagine e somiglianza di Dio. Conta Dio perchè da solo non ce la fa, ha bisogno dell’uomo a cui ha relegato la vita per continuare a vivere riscattando un passato ribelle. Dio misericordioso attende l’uomo:”Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore” (San Giovanni della Croce). Un giudizio di un padre che attende un figlio che ha solo il compito di amare come amarsi. Dio ha riprovato con compassione ad amare infinitamente
    l’uomo davvero creatura. Sentirsi creatura si è a metà strada da Dio che ci illumina.

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