LE DIMISSIONI DEL CARDINALE MARX VISTE DA SUD

Antonio Greco

Si tratta di un problema importante che non riesce a trovare spazio nel dibattito pubblico in Italia – al contrario che in Francia, Spagna, Germania, Polonia, Argentina, Cile e – va da sé – nel mondo anglosassone. Resta da capire bene per quale ragione…

E’ il prof. Francesco Benigno che mi scrive dopo la recensione del suo libro scritto insieme a Vincenzo Lavenia, “Peccato o crimine, la chiesa di fronte alla  pedofilia”.

(https://manifesto4ottobre.blog/2021/05/14/lolocausto-bianco-la-chiesa-di-fronte-alla-pedofilia/).

Ho letto e riletto la Dichiarazione[1] personale relativa alla lettera del 21/05/2021 del card. Reinhard  Marx, prete cattolico da 42 anni, vescovo da 25 e Arcivescovo della grande diocesi di Monaco e Frisinga da quasi 20 anni, con la quale spiega perché ha chiesto al papa di essere dimesso da arcivescovo della diocesi di Monaco e di essere ridotto da cardinale allo stato pretile e vescovile. La decisione viene da lontano, è frutto di “discernimento spirituale” e, annotazione molto importante, “in questo gli eventi e le discussioni delle ultime settimane hanno avuto solo un ruolo secondario”.

La Dichiarazione è centrata su due domande che hanno “accompagnato e tormentato negli ultimi anni” il cardinale: “Eminenza, la crisi degli abusi sessuali all’interno della Chiesa ha cambiato la sua fede?” e l’altra: “alla luce della presentazione dello studio (cosiddetto MHG[2]) qualche vescovo si è assunto delle responsabilità e ha annunciato le proprie dimissioni?”.

Alla prima domanda il cardinale risponde di “sì”. Alla seconda risponde di “no”.  E su queste risposte motiva la dichiarazione di dimissioni.

Scrive il cardinale:

La crisi non riguarda unicamente l’ambito di un necessario miglioramento dell’amministrazione – indubbiamente anche questo – ma ancor più si tratta di una forma rinnovata di Chiesa e di un modo nuovo di vivere e proclamare la fede”.

Lo scandalo della pedofilia e degli abusi sessuali sui minori del clero cattolico è un terremoto per la chiesa cattolica che non accenna ad aver fine. A riguardo la lettura delle cause fatta dal cardinale è puntuale: “L’esame dei fascicoli e le indagini in merito a possibili errori ed omissioni avvenuti in passato, così come l’individuazione dei singoli responsabili sono elementi irrinunciabili per la rielaborazione, ma non comprendono l’intero ambito di un rinnovamento globale. Le indagini e le perizie finora disponibili hanno costantemente evidenziato che si tratta anche di ragioni “sistemiche” e di rischi strutturali che devono essere affrontati. Entrambi gli aspetti vanno considerati insieme”.

“Con preoccupazione vedo che negli ultimi mesi si nota una tendenza ad escludere le cause e i rischi sistemici o, diciamolo pure, le questioni teologiche fondamentali e a ridurre la rielaborazione ad un semplice miglioramento dell’amministrazione”.

“Sono pronto ad assumermi anche personalmente la responsabilità, non soltanto per i miei errori personali, ma anche per l’istituzione Chiesa che da decenni ho contribuito a formare e plasmare. Recentemente è stato affermato: «la rielaborazione deve far male». Questo passo non è facile per me”.

Nonostante “l’impegno nel progetto del Percorso Sinodale[3]” e “la creazione della fondazione “Spes et Salus” che dovrà contribuire a mettere al centro le preoccupazioni e i bisogni delle vittime”, il cardinale conclude: “Credo che il «punto morto» in cui ci troviamo attualmente possa diventare un «punto di svolta»”.

La struttura della Chiesa in discussione

Il cardinale fa sua la tesi che il problema sia principalmente strutturale e che quindi gli abusi sessuali sui minori da parte dei religiosi della Chiesa cattolica non sono solo comportamenti fuorvianti di individui isolati, ma bisogna anche tenere conto delle caratteristiche rischiose e strutturali specifiche della Chiesa cattolica, che rendono più difficile la prevenzione dell’abuso sessuale di minori.

Sanzionare le persone colpevoli, rammaricarsi pubblicamente per le loro azioni, pagare un risarcimento finanziario alle vittime, stabilire concetti di prevenzione sono misure necessarie ma non sufficienti. (…) Queste iniziative sono addirittura atte a cementare le strutture del potere clericale in quanto mirano solo ai sintomi di uno sviluppo anormale e quindi impediscono la riflessione sul problema fondamentale del potere clericale.

La crisi non riguarda unicamente l’ambito di un necessario miglioramento dell’amministrazione – indubbiamente anche questo – ma ancor più si tratta di una forma rinnovata di Chiesa e di un modo nuovo di vivere e proclamare la fede.

La tesi del cardinale impone di allargare l’orizzonte e di non riferire più la sua lettura alla solo chiesa locale che è in Germania ma a tutta la chiesa cattolica, essendo il fenomeno della pedofilia non circoscritto a una regione ma esteso a tutta la chiesa cattolica, le singole chiese locali, fino alle singole diocesi.

Come dimostra il testo già citato di Benigno-Lavenia occorre, secondo me, andare più a fondo della stessa tesi di Marx e comprendere che la chiesa cattolica sconta un gap culturale nell’affrontare il dramma di questo “olocausto” e occorre prendere coscienza che la pedofilia dei preti è un caso clamoroso e molto significativo della difficoltà della chiesa cattolica di adattarsi al mutamento storico per rispondere alle due fedeltà, al Vangelo e all’uomo.

Per tornare all’interrogativo iniziale, perché non decolla il dibattito in Italia su un tema così vitale per la vita stessa della chiesa italiana?

La mia ipotesi di risposta si articola in tre punti:

  • sono i vescovi italiani a non far decollare il dibattito;
  • il cambiamento strutturale della chiesa italiana “deve far male”;
  • la secolarizzazione della società italiana, in particolare di quella meridionale, è molto lenta.

La responsabilità dei vescovi italiani

Sono i vescovi italiani a frenare il possibile dibattito sul tema:

Secondo Noi siamo Chiesa, sul drammatico scandalo della pedofilia, “gli interventi dei vescovi si sono succeduti in quest’ordine con dichiarazioni del tipo: la situazione italiana è diversa perché il problema è ben minore che altrove, non siamo in condizione di avere dati completi, non siamo obbligati in base al Concordato a denunciare i fatti all’autorità civile, le vittime vengono considerate elemento del tutto secondario della questione.

Gli abusi non riescono ad avere l’eco sui media che si meriterebbero, i preti condannati a volte vengono gestiti in situazioni protette, non è nato un movimento diffuso ma fatti ben precisi sono emersi in parecchie diocesi e sono ben noti”.

Sono proprio i vescovi che, pur con qualche eccezione, impediscono la nascita di un movimento diffuso, di una nuova coscienza sul problema. “Sopire, troncare, padre molto reverendo, troncare, sopire” (I promessi sposi, cap. XIX). Da vescovi “zeloti”, meno inquieti ricercatori e più amministratori, non si può aspettare di più. E non solo su questo tema.

Basta pensare a come vogliono annacquare il cammino sinodale, imposto loro da papa Francesco.

Ha scritto Luigi Sandri:

“I temi tabù – come il celibato dei preti e il sacerdozio alle donne – non saranno all’ordine del giorno del «Cammino sinodale» italiano, come invece accade nell’analoga iniziativa in Germania con il «Synodaler Weg». Lo ha affermato il cardinale Gualtiero Bassetti. Il presidente della Conferenza episcopale italiana ha lasciato così sconcertati quanti pensavano che fosse giunto il momento anche nel nostro Paese di affrontare apertamente argomenti che al di là delle Alpi sono assai sentiti sia dai semplici fedeli che da molti vescovi. A proposito dei temi dell’Evento, Bassetti ha invece precisato: «Quelli del celibato dei preti e del sacerdozio alle donne non sono i problemi fondamentali che in questo momento attanagliano la Chiesa e l’umanità… Il cammino sinodale che sta iniziando la Chiesa italiana parte da condizioni molto diverse da quelle della Germania, che ha affrontato alcune problematiche molto particolari. I problemi di fondo della nostra gente sono ben altri: la solitudine, l’educazione dei figli, le difficoltà di chi non arriva a fine mese per la mancanza di lavoro, l’immaturità affettiva che porta le famiglie a disgregarsi». Secondo il porporato, dunque, in Italia i “temi scomodi” non devono essere nemmeno abbordati: singolare concezione di un “Sinodo dal basso” che non potrà affatto uscire dai binari predisposti dalla Cei. Ma chi l’ha detto che i temi “tedeschi” siano estranei al sentire dei fedeli italiani?”

Il cambiamento strutturale della chiesa italiana “deve far male”

“«La rielaborazione deve far male». Questo passo non è facile per me”, sostiene il cardinale Marx.

La sensazione è che le principali resistenze all’interno della comunità ecclesiale nascano sempre più dal timore di perdere sicurezze secolari, paradigmi certi e non di rado privilegi narcisistici sempre meno in sintonia con la comprensione del Vangelo e il servizio integrale all’uomo integrale.

E qui si impone il riferimento al sistema economico su cui si regge la struttura ecclesiastica.

 Il clamore sulla pedofilia degli ecclesiastici cattolici fa molto male ai sistemi economici su cui poggia la struttura della chiesa.

La ricca Chiesa tedesca si regge su una vera e propria tassa sulla religione, che si aggiunge alle altre tasse che un cittadino tedesco deve pagare. Quindi, chi ha deciso di pagare questa tassa, la Kirchensteuer, per la comunità alla quale appartiene ha, ogni mese, meno soldi nella sua busta paga rispetto a colui che ha deciso di non pagarla.

L’importo della tassa è l’8%-9% dell’imposta sui redditi (dipende dalla Regione). Così sia la Chiesa cattolica che quella protestante ricevono ogni anno, ciascuna, circa 6 miliardi di Euro[4] che spendono per stipendi dei preti e del personale amministrativo (anche catechisti, organisti, maestri del coro…), costruzione o restauri di chiese, scuole e ospedali gestiti da loro e per scopi benefici. È una legge che risale a più di duecento anni fa (1803) e la cancellazione dall’elenco della chiesa cattolica è uguale alla abiura e significa rinuncia ai sacramenti, ai funerali religiosi …ecc.

Al contempo, però, questo sistema genera una emorragia di fedeli: dal 2000 ad oggi, più di 2,2 milioni di tedeschi hanno ufficialmente abbandonato la fede cattolica. I dati parlano di circa 200 mila persone all’anno perse sia dalla Chiesa cattolica che da quella luterana nell’ultimo quinquennio. Nel 2019 hanno lasciato la Chiesa cattolica 272.771 tedeschi.

E’, quello tedesco, un sistema di finanziamento alla chiesa (che ho sintetizzato in poche battute ma in realtà più complesso), molto criticato e discusso. Ma c’è una constatazione da fare: ogni mese, quando un laico cattolico, impegnato o meno nella comunità ecclesiale, vede meno soldi nella sua busta paga e si trova davanti a scandali di qualsiasi tipo da parte di ecclesiastici, sente il dovere, quasi istintivo, di indignarsi, di dire la sua, fino a rivedere il suo status di membro di una religione, anche con l’abbandono.

Il sistema italiano dell’8xmille, invece, è molto diverso da quello tedesco. La differenza è evidente: in Italia un credente non è tenuto a versare le tasse alla sua chiesa ed un non credente può versarle se ritiene che sia comunque bene farlo, ma né il credente, né il non credente si debbono dichiarare tali dinanzi allo Stato, né sono tenuti alla tassa stessa.

Quantificare con precisione il “costo” della Chiesa Cattolica per lo Stato italiano è un’operazione quasi impossibile[5] e non è questo il luogo. Ma se le casse dello Stato piangono, il gettito dell’otto per mille per la Chiesa è invece cresciuto di cinque volte in venti anni, passando dai 210 milioni dei primi anni Novanta al miliardo e 100 di oggi. Pecunia non olet. La chiesa italiana prende tutto, da chiunque, cattolico, ateo, poco credente, non credente. E questo avviene perché la legge del 1985 (dopo il rinnovo del Concordato del 1984), che ha istituito questo sistema, non rende chiaro alla massa dei contribuenti come da un simile sistema la chiesa italiana ricava un beneficio quantitativo spropositato[6]. Si trascura di vedere che lo stesso sistema produce anche un danno rilevantissimo sulla sua vita di comunità di credenti in quanto separa nettamente la contribuzione dalla partecipazione individuale alla vita della comunità. Al contribuente, credente o meno, è chiesto solo di “firmare”. Poi può benissimo disinteressarsi ed essere estraneo alla vita ecclesiastica. La vita e i problemi anche gravi, come quello della pedofilia dei preti, non gli interessano più di tanto. Sono “fatti loro”.

I due sistemi di finanziamento, quello tedesco e quello italiano, sono lontani dal sogno di papa Francesco espresso all’inizio del suo pontificato (marzo 2013): “Ah, come vorrei una Chiesa povera per i poveri!”. E sono lontani anche da chi conserva, in tempi tanto difficili, un minimo di coscienza evangelica e amore a una comunità che nei secoli ha mantenuto vivo questo messaggio. Ma gli esiti dei due sistemi di finanziamento delle due chiese, per mezzi usati, iniziative intraprese, obiettivi raggiunti, in particolare sul problema della pedofilia, non sono paragonabili.

La secolarizzazione avanza ma molto lentamente

C’è un terzo motivo per cui il dibattito sulla pedofilia ecclesiastica non decolla in Italia.

Le tante indagini sociologiche svolte in questo periodo sul fenomeno religioso in Italia dimostrano che la secolarizzazione (non il secolarismo) avanza ma molto lentamente, soprattutto al sud.

La chiesa italiana per alcuni aspetti “brucia”. Per altri aspetti gode di una discreta salute[7].

La chiesa italiana sta ancora in salute, soprattutto economica. Un abbondante personale regge la struttura e tiene in piedi il sistema, lo difende e lo tutela, fino a nasconderle acciacchi e vecchiaia.

Ed è aiutata in questo da un sostegno dai mezzi di comunicazione di massa, per i quali è stato scritto che “i cattolici in tv puntano al 101%”.

Ma la secolarizzazione avanza inesorabile e segue vie impreviste, come la pandemia e la globalizzazione.

Solo fra qualche anno sapremo che cosa è accaduto, in termini quantitativi e qualitativi, nella vita religiosa degli italiani nel 2020-2021.

Infine, i vertici della chiesa italiana sono convinti che il fenomeno drammatico della pedofilia ecclesiastica sia una questione locale che appartiene solo ad altre chiese sorelle. Non si rendono conto che è insolubile o impossibile risolvere una questione ritenuta locale in un mondo globalizzato.

9 giugno 2021


[1] In “www.erzbistum-muenchen.de” del 4 giugno 2021 (traduzione rivista da: http://www.finesettimana.org).

[2] Lo studio ha per titolo: “Abuso sessuale su minori da parte di sacerdoti, diaconi e membri di ordini religiosi cattolici nel settore di competenza della Conferenza episcopale tedesca”. A seguito degli scandali sessuali che hanno scosso la Chiesa in Germania, un progetto di ricerca interdisciplinare è stato affidato a ricercatori delle università di Mannheim, Heidelberg e Gießen (da cui il suo soprannome “MHG”). Guidato da Harald Dressing, uno psichiatra forense, il gruppo di studio ha lavorato dal 1° luglio 2014 al 24 settembre 2018 sulla base dei dati forniti da 27 diocesi tedesche. Il risultato è stato registrato in un rapporto di 350 pagine, che riunisce gli sforzi degli esperti di criminologia, psicologia, sociologia e psichiatria forense.

[3] Sono quattro i “forum” previsti dal Sinodo Tedesco: i poteri nella Chiesa, lo status del prete (con discussione dell’obbligo del celibato), il ruolo della donna nella Chiesa, la morale sessuale.

[4] Nel 2019 sono stati 6,67 miliardi di tassa versata dallo stato alla chiesa tedesca il quotidiano Handelsblatt, ha fatto un’inchiesta sugli incassi annuali della Chiesa cattolica in Germania. La radiografia delle casse rileva, oltre alla tassa sulla religione, la Chiesa tedesca sarebbe in possesso di investimenti finanziari pari a 15 miliardi di Euro e di un capitale di 20 miliardi di Euro distribuito tra immobili ed azioni.

[5] Dati certi: i prelievi dell’Irpef diretti alla Conferenza Episcopale Italiana (l’otto per mille), i fondi per gli stipendi dei professori di religione cattolica nelle scuole, gli stipendi dei cappellani che svolgono funzioni per lo Stato italiano, i finanziamenti alle scuole paritarie e alle università private che in buona parte ruotano attorno alla Chiesa. Un pacchetto da circa 2,5-3 miliardi di euro l’anno, solo per lo Stato centrale.

[6] Gran parte dei contribuenti il 58% non opera una scelta perché non vuole finanziare alcuna confessione religiosa ma al tempo stesso non ha alcuna propensione a finanziare uno Stato in cui non ha fiducia. E soprattutto non sa che comunque il suo 8xmille, benché da lui “non destinato”, finirà nelle casse di qualche Chiesa, e soprattutto della Chiesa Cattolica, cui la stragrande maggioranza dei contribuenti destina la propria quota. Del totale degli 8xmille il 34% è destinato alla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ma diviene l’81% grazie al meccanismo di assegnazione del non destinato (tradotto in termini di euro, 400 milioni diventano un miliardo).

[7] Le prime nozze dei cittadini italiani celebrate con il rito civile sono passate dal 20,7 per cento del 2004 al 31,3 del 2018; i nati vivi fuori dal matrimonio sul totale dei nati vivi, sono passati da poco più del 10 per cento del 2002 al 32 per cento del 2018; la percentuale delle «coppie non coniugate» sul totale delle coppie è quasi quintuplicata tra il 2000 e il 2018. La vita di coppia degli italiani appare sempre più distante dalla tradizione religiosa cattolica.

La frattura riguarda più il matrimonio e meno altri aspetti della vita religiosa come la catechesi, la prima comunione, la cresima. Ma le statistiche nulla ci possono dire circa la fede e non solo la pratica della vita religiosa.

Le indagini sociologiche annotano anche dati interessanti sul personale impegnato nella struttura ecclesiastica: le religiose sono diminuite in modo drastico, dalle 113.295 unità del 2000 alle 75mila scarse del 2018; i sacerdoti diocesani sono scesi, negli ultimi vent’anni, di tremila unità, da 35mila a 32mila ma l’età media del clero è cresciuta e che la quantità di ordinazioni è in diminuzione. Il numero complessivo di sacerdoti rimane comunque altissimo se comparato a quello di altri paesi nel mondo: nel nostro paese vive e lavora quasi il 12 per cento del clero di tutto il mondo!

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