QUALE IMPEGNO POLITICO? L’ AFFRONTEMENT di Mounier e l’ IMPEGNO di Mazzolari

Antonio Greco

La Fondazione Don Mazzolari di Bozzolo (Mn), che edita la rivista “Impegno”, ha pubblicato in questi giorni un numero speciale[1] della stessa in cui sono raccolti gli atti del convegno internazionale di studi sul tema “Il messaggio e l’azione di pace di don Primo Mazzolari” ospitato dalla sede UNESCO di Parigi il 29 novembre 2018.

Nel numero speciale sono raccolti, dopo una breve introduzione, i saluti di Xing Qu, Vicedirettore generale UNESCO, e i contributi di:

  • Antonio Napolioni, vescovo di Cremona: “Don Primo, uno sguardo senza confini. Testimone di una Chiesa secondo il Vangelo”;
  • Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità Papa Francesco: “Mazzolari costruttore di pace: <<l’impegno di tutti a vivere la storia con amore>>”;
  • Guy Coq, presidente onorario dell’Associazione “Amici di Emmanuel Mounier”: “Sei temi dell’opera di Mounier hanno illuminato il percorso di Mazzolari”;
  • Mariangela Maraviglia, membro del comitato scientifico della Fondazione Don Primo Mazzolari: “<<La parola ai poveri>> da don Primo a Bergoglio. Profezia che attraversa la storia della Chiesa”;
  • Bruno Bignami, presidente della Fondazione Don Primo Mazzolari: “Il messaggio di pace di Mazzolari: un’eredità per il Concilio Vaticano II”;
  • Francesco Follo, Osservatore permanente della Santa Sede presso l’UNESCO e patrocinatore del convegno: “Mazzolari, sacerdote dalla parte dei poveri ci insegna ad abitare la storia con amore”.

Il convegno di Parigi non aveva per tema il rapporto del pensiero di Mazzolari con quello di Mounier. E’ stata un’occasione speciale per far conoscere a livello europeo l’eredità culturale e spirituale di don Primo come “costruttore di pace”. Infatti delle 90 pagine del numero monografico di “Impegno” 83 pagine sono dedicate a don Mazzolari, al suo pensiero e alla sua azione. Nel convegno, però, l’invitato d’onore è stato il pensiero di Emmanuel Mounier che “ha illuminato il percorso di Primo Mazzolari” e a lui sono dedicate le sette pagine della relazione di G. Coq.

Nella sua relazione al convegno Guy Coq indica sei temi e traccia sei schede dell’opera di Mounier collegabili al pensiero, alla predicazione e all’azione di Primo Mazzolari: 1. Mounier pensatore della crisi; 2. La persona al centro; 3. La comunità necessaria; 4. Una filosofia dell’impegno; 5. Etica e valori; 6. Cristianesimo e civiltà.

Non è possibile in questa sede esporre i contenuti di tutte le sei schede.

Mi soffermo sulla quarta scheda di Coq: una filosofia dell’impegno[2] e su un testo (meglio, una lettera) di Mazzolari scritto alla fine del mese di agosto del 1943 in risposta a una sollecitazione proveniente da un amico per esprimere alcune linee guida per la presenza dei credenti nella vita pubblica[3].

Scrive Coq di Mounier:

L’impegno (in Mounier) assume svariate forme: è umano, etico, politico, spirituale, secondo la dimensione dell’azione che domina. Ma nessuna forma di impegno può essere pensata in modo completamente indipendente rispetto alle altre. La forza di Mounier consiste nell’aver compreso la necessità di pensare gli impegni nella loro globalità, certamente distinguendoli, ma allo stesso tempo nella loro connessione, al livello dell’unità personale di ciascun essere.

Mounier espone una tensione particolarmente illuminante tra l’azione politica e l’azione profetica. La prima, anche se tutte le dimensioni dell’azione sono coinvolte, è soggetta a urgenze in cui si impongono decisioni efficaci. La seconda va oltre i vincoli immediati e i limiti dell’azione politica per affermare, in nome dei valori, la necessità di far progredire la coscienza collettiva, cosicché alcuni obiettivi, ora irraggiungibili, si imporranno in maniera evidente e necessaria alla coscienza collettiva. Questa tensione oppone due tipi di impegno: il politico e il profeta; tuttavia, coinvolge tanto l’uomo impegnato in politica quanto l’uomo profeta. Questo è il motivo per cui, sostiene Mounier, il politico, in totale rottura con la dimensione profetica, cede alla tentazione del cinismo e il profeta, in totale rottura con il politico, non è altro che qualcuno che impreca.

Inoltre, in Mounier c’è un rigoroso riconoscimento di ciò che la sfera politica rappresenta. Non si tratta soltanto di lottare per esercitare il potere e per mantenerlo. La sfida della politica consiste anche nel far emergere l’interesse comune, nel far avanzare la società verso una migliore qualità umana. Secondo Mounier, la politica occupa una posizione intermedia tra la sfera economica e la sfera etica.

Per quanto riguarda l’azione politica in sé, Mounier chiede che riconosciamo sempre tanto l’imperfezione dei fini perseguiti che quella dei mezzi utilizzati: “Noi non ci impegniamo se non in battaglie discutibili su cause imperfette. Rifiutare di impegnarsi, però, vuol dire rifiutare la condizione umana”. L’astensione in nome della purezza è una illusione: “Lo scetticismo è ancora una filosofia; il non-interventismo tra il 1936 e il 1939 ha generato la guerra di Hitler e ‘chi non fa politica’ fa la politica del potere stabilito”.

La consapevolezza dell’imperfezione della causa ci preserva dal fanatismo, ‘vale a dire dalla convinzione di vivere in possesso di una verità assoluta e integrale’…Nessuna causa ha la ragione dalla sua parte al cento per cento…

Tuttavia, di fronte alla imperfezione degli impegni, Mounier elenca una serie di valori ‘per i quali rischiare la vita è legittimo’. Questa tensione tra l’imperfezione dei fini e dei mezzi e l’esigenza ineludibile dei valori manifesta il carattere tragico dell’impegno secondo Mounier”.

Scrive Mazzolari, in risposta ad un amico, nel 1943:

“Mi concedi che non è disonorevole l’occuparsi di politica, che il non occuparsene è un venir meno a un dovere umano. Che la politica è una nobilissima attività umana, che fa parte del mestiere dell’uomo, del suo dovere di giustizia e di carità verso il prossimo.

Non si può lasciare il campo della politica, che è poi l’ordinamento dell’uomo per il bene comune, all’arbitrio incontrastato degli avventurieri di ogni risma. E’ questo il frutto di una esperienza ventennale che non deve essere più dimenticata. Allora, ogni uomo ha il dovere preciso di occuparsi di politica: deve essere uomo politico.

Quali possono essere i motivi che mi dispongono e regolano la mia attività politica? O un mio personale interesse da difendere attraverso un meccanismo politico, che in parte lo copre per non parere spudorato di fronte ai moltissimi che non hanno niente da spartire con il mio interesse. Oppure parto dalla mia coscienza, dietro cui c’è una ispirazione o è alimentato da un’idea o da una concezione filosofica o religiosa della vita. Sul primo caso non ci dilunghiamo. Non contesto a nessuno il diritto di agire politicamente per un proprio interesse, quantunque faccia paura un motivo di tal genere, perché mancando di forza persuasiva, dovrà per forza allearsi a mezzi di forza e di inganno per farsi valere. E’ vero che nessuno ha il coraggio brutale di confessare i propri fini personali d’interesse, ma è doveroso scoprirli e segnalarli per evitare che gente in buona fede o mercenaria venga assoldata alla difesa di questi particolari interessi che non coincidono col bene comune. Spesso si dà che tali uomini si insinuino nei partiti d’ampio respiro ideale e a poco a poco li pieghino verso realizzazioni particolaristiche.

Esaminiamo le attitudini politiche suggerite da una posizione spirituale, cioè da esigenze di bene comune che prendono ispirazione o alimento in dottrine filosofiche o religiose. Ad un certo punto è un imperativo della mia coscienza che mi spinge all’azione politica. La politica è una concreta manifestazione della mia visione umana della vita, del come la desidero e del come la vorrei orientata. Io divento un artista morale. Lavoro dentro una spinta ideale, secondo un ideale. Tale dovrebbe essere l’inizio o lo stato d’animo iniziale di ogni uomo politico, altrimenti farebbe paura. Se tu concedi questa capacità di orientamento politico a una qualsiasi filosofia o a una qualsiasi ideologia, perché lo vuoi negare alla religione? Non è la religione, qualsiasi religione, una visione della vita e quindi una soluzione di essa? Quando la religione è veramente una vita, non solo è illogico, ma è praticamente impossibile che uno se ne distacchi operando in qualsiasi attività. Io sono un uomo religioso, voglio essere un uomo religioso ovunque.

Badate, non è la religione che diventa politica, è la religione incarnata in me che mi fa agire religiosamente, cioè secondo ispirazioni religiose nel campo della politica.

Non è il pozzo che irriga l’orto, ma è l’acqua del pozzo che io riesco di volta in volta a contenere nel mio secchio che serve ad irrigare la terra. La religione non è la politica, ma mi dà una capacità politica, un impegno che si deve realizzare anche nel campo politico”.

L’impegno in Mounier[4] e Mazzolari[5]

Mounier usa, per parlare di impegno, più termini: engagement, responsablefidelitéaffrontement.

Affrontement è il titolo del IV capitolo dell’opera fondamentale di Mounier, Il Personalismo (1949) e si trova nel titolo del libro L’affrontement chrétien del 1944.

Il termine è tradotto in italiano con “L’affrontare” ma la traduzione del sostantivo con il verbo “affrontare” non comunica quello che Mounier intendeva. Invece “questa bella parola (“affrontement”) evoca contemporaneamente un potere di rottura e di accoglienza, di affermazione di sé e di apertura, di lotta franca e di comprensione simpatica, di forza e di generosità”[6]. Pone in rilievo l’attenzione prestata dall’autore ai dinamismi della vita interiore. Da quest’ultima, l’intellettuale personalista trae l’energia e le motivazioni dell’impegno nella vita pubblica.

In Mazzolari il sostantivo “impegno” diventa sinonimo di “rivoluzione” a cui, curiosamente, associa l’aggettivo “cristiana”. Vale la pena ricordare che, in Italia, Mazzolari fu tra i pochi cattolici a spingersi sul terreno rivoluzionario, pensandolo in termini di umanità in dialogo e non di contrapposizione aperta.

Nel 1943 pubblica un testo bellissimo e molto noto, “Impegno con Cristo”. In piena seconda guerra mondiale sente la necessità di distinguere tra “gli avventurieri del nuovo” e “gli uomini nuovi”. E proprio in questo libro traccia i confini che l’uomo deve realizzare nel compiere l’impegno della liberazione: “liberazione dalle passioni che tolgono il respiro e diminuiscono la nostra umanità; dalla società che preferisce avere a che fare con schiavi piuttosto che con fratelli; da una scienza che talvolta dimentica di essere al servizio dell’uomo; dall’economia materialistica che impone enormi sacrifici alle persone rendendole macchine o ingranaggi per produrre; dai sogni di grandezza che favoriscono la competizione e le guerre; da un pensiero vuoto che stordisce; da ordinamenti sociali che schiacciano l’uomo pur di permettere a pochi di conquistare il potere e la ricchezza; da una fedeltà al dovere fine a se stessa, in contrasto con le esigenze della coscienza morale; da ogni formalismo che acquieta e addormenta invece di rendere militanti al servizio del bene”[7].

Se fu estraneo alla politica dal punto di vista della militanza, di certo Mazzolari non lo fu sotto il profilo della preoccupazione per il bene comune, dell’impegno nel realizzare una società più giusta, dell’appassionato amore per la libertà, della convinta appartenenza alla vita della città. Anzi, in tale prospettiva egli può essere a ragione considerato una delle voci più significative dell’Italia cattolica del Novecento[8].

L’impegno politico per Mazzolari non ha una collocazione né a destra, né a sinistra, né al centro ma “in alto”. L’alto della politica non è dato da una serie di idee, ma una novità di stile, da coraggio di presentarsi come nuova creatura.

Nel 1949, quando inizia la illusione per la DC, partito di ispirazione cristiana, sul quindicinale da lui fondato da poco e che aveva per titolo “Adesso”, scrive: “Non dico che siano sbagliate le strade che partono da destra o da sinistra o dal centro: dico solo che non conducono, perché sono state cancellate come strade o scambiate per punti di arrivo e di possesso. La sinistra è la giustizia – la destra è la ragione – il centro la libertà. E siamo così sicuri delle nostre equazioni, che nessuno si accorge che c’è gente che scrive con la sinistra e mangia con la destra: che in piazza fa il sinistro e in affari si comporta come un destro: che l’egoismo di sinistra è altrettanto lurido di quello di centro, per cui, destra, sinistra e centro possono divenire tre maniere di “fregare” allo stesso modo il Paese, la Giustizia, la Libertà, la Pace”[9].

L’alto consisterebbe invece in uno sforzo di elevazione e di purificazione personale che non c’entra con le tessere di appartenenza.

E oggi?

 

A 60 anni dalla morte di Mazzolari (12 aprile 1959) e a quasi 70 dalla morte di Mounier (22 marzo 1950),

cosa rimane oggi, nel XXI secolo, del pensiero e del messaggio di questi due grandi testimoni?

I due sono stati i miei punti di riferimento alla fine degli anni ’60 e per gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso. Per le loro scelte di vita, per il loro pensiero, per le loro opere (tutte o quasi da me lette e studiate), per la loro passione per i poveri, per una particolare e nuova attenzione alla storia e alla questione sociale e politica.

Mounier mi interessava soprattutto per l’influenza del suo pensiero personalista nell’elaborazione della Costituzione italiana, come più volte (anche in un convegno dell’AC di Brindisi-Ostuni) soleva ricordare Giuseppe Lazzati, rettore dell’Università Cattolica, sottolineando come proprio la coscienza della mancata attuazione della prospettiva personalista e comunitaria, nell’edificazione e nella gestione della Repubblica italiana, spingeva i cattolici italiani degli anni ’80[10] ad interrogarsi sui motivi di questa incompiuta a cercare soluzioni per non tradire ulteriormente l’impegno personalista.

Mazzolari mi interessava perché, dopo la riabilitazione di Papa Giovanni XXIII che lo saluta pubblicamente “Tromba dello Spirito santo in terra mantovana”, un mese prima della sua morte nel 1959, era riconosciuto come il profeta e l’anticipatore del Concilio Vaticano II, l’ispiratore del messaggio di pace, sostenitore della fine della cristianità, fautore della centralità del Vangelo, della primaria attenzione ai lontani, della Chiesa dei poveri…ecc.

Ma di fronte alla spaventosa crisi dell’inizio del nuovo secolo, sia della società civile sia del cattolicesimo, che sembra spegnere ogni speranza di futuro, le chiamate all’affrontement e all’impegno dei due, Mounier e Mazzolari, hanno ancora senso? E c’è qualcuno ancora disposto ad ascoltarle?

Appare ovvio che gli ideatori del convegno di Parigi sostenessero la proposta di riscoprire il pensiero, sia del filosofo francese che del parroco di Bozzolo, per la loro attualità come una possibile risposta alla crisi che attraversa in particolare l’occidente europeo, e non per un mero ricordo storico. Ma nello specifico dell’impegno cristiano il pensiero dei due è ancora attuale?

L’impegno e la nostra crisi

 

  1. Guy Coq, Jacques Delors, Jacques Le Goff[11]

Di fronte alla “grande crisi” del ’29, hanno scritto più di 9 anni or sono tre importanti intellettuali francesi, Mounier «si dedica ad un’analisi spettrale del disordine economico, avendo contemporaneamente la preoccupazione di scrutarne le cause profonde, che sono, ai suoi occhi, dell’ordine dello “spirituale”. Senza esplicita connotazione religiosa, questa parola designa l’insieme delle scelte antropologiche che stanno a fondamento di una società. Risponde alla domanda ormai persa di vista: quale tipo di esistenza individuale e collettiva vogliamo, che non si rinchiuda nel vano inseguire una “felicità” ridotta alla massimizzazione del piacere, del potere, del denaro, del corpo o del confort? Da dove deriva il fatto che le condizioni di accesso al benessere si siano trasformate in fini tirannici? Un discorso da “anima bella”, si dirà, indifferente al dramma di coloro che si scontrano con le difficoltà dell’esistenza! Niente affatto. “Generalmente disprezzano l’aspetto economico solo coloro che non sono più ossessionati dalla nevrosi del pane quotidiano”, ricorda Mounier. “Per convincerli, sarebbe preferibile un giro in periferia piuttosto che degli argomenti”. Ma subito aggiunge: “Da ciò non deriva che i valori economici siano superiori agli altri: il primato dell’aspetto economico è un disordine storico da cui bisogna uscire”».

 

  1. Giuseppe Goisis[12]

Secondo Giuseppe Goisis, il pensiero di Mounier (definito giustamente – «un cantiere ancora aperto») ha ancora da dire parecchio agli uomini del terzo millennio come fermento sia del pensiero che per la prassi: per la cultura dominante, la persona umana è spesso solo funzione, drasticamente sottovalutata non più rispetto alla società e allo Stato, ma oggi rispetto alla scienza, al mercato e alla tecnica.

In questa situazione, Mounier ci ripropone l’imperativo dell’impegno: «Primo, non evadere». Le più grandi opportunità, le migliori possibilità il personalismo le ha giocate nel secolo scorso, ma tali possibilità si schiudono davanti a noi, anche oggi, in cui le grandi narrazioni ideologiche hanno messo a nudo le loro crepe interne. La lucidità critica di Mounier sul suo tempo ci invita a prestare attenzione alle tante e nuove minacce  di soffocazione dell’umano, presente anche oggi in forme diverse, e può servire a dar risposta alla crisi della militanza politica e sociale, dovuta alla generale caduta di tensione progettuale.

In conclusione, il personalismo di Mounier contribuisce anche a chiarire alcuni drammatici interrogativi del cristianesimo odierno, soprattutto in ordine al suo porsi come «affrontamento» al cospetto dell’odierna società di massa. La sfida tecnologica ci scuote nel profondo e il dilagare dell’indifferenza si mescola con vistosi ritorni all’idolatria pagana. Mounier ha cercato di superare il gap tra vita cristiana e condizioni rinnovate del mondo contemporaneo, testimoniando un cristianesimo maturo, leale nei confronti delle realtà terrene, libero da complessi sia di arrogante superiorità, sia di intirizzita inferiorità.

Ha preso sul serio la realtà paradossale dell’agonia del cristianesimo, ha preso drammaticamente sul serio l’attenzione evangelica ai poveri, che tante pagine incisive ha ispirato a Péguy e Bernanos, lasciando ai cristiani laici, impegnati nei settori della cultura e della politica, la testimonianza di un vitale gusto per la sapienza condivisa, per armonizzare fede e pensiero, ricerca attorno ai problemi sociali e dono di sé.

  1. Papa Francesco a Bozzolo nel 2018[13]

Nel pellegrinaggio a Bozzolo il 20 giugno di due anni fà Papa Francesco, anche con la sola sua presenza a Bozzolo ha reso visibile l’attualità del messaggio di Mazzolari.  Nel suo discorso il papa ha tradotto questa attualità del messaggio simbolicamente sullo sfondo di tre scenari che ogni giorno riempivano gli occhi e il cuore di Mazzolari: il fiume, la cascina e la pianura[14].

Per concludere:

L’impegno teorizzato sia da Mounier che da Mazzolari è accompagnato sempre dall’aggettivo: “cristiano”.

Per molti cattolici, ieri ma ancora oggi, l’accento viene posto invece solo sull’aggettivo. Purtroppo, direbbe, papa Francesco, siamo caduti nella ‘cultura dell’aggettivo’: usiamo tanti aggettivi e dimentichiamo tante volte i sostantivi, cioè la sostanza. La cultura dell’aggettivo è troppo liquida, troppo gassosa.

Vogliamo usare anche oggi, nel parlare e nel chiedere l’impegno nella storia, l’aggettivo “cristiano”? Usiamolo, ma una sola condizione, direbbe Mazzolari: lo si usi solo “Quando la religione è veramente una vita”. Se il pozzo è senza acqua che senso ha chiamarlo cristiano o far vedere che abbiamo in mano un secchio con su una croce appiccicata ma vuoto?

20 giugno 2019

Note

[1] Il numero speciale della rivista Impegno, anno XXX, n. 1 – aprile 2019, pp.91.

[2] La scheda di Coq è a pagina 29-30 degli atti.

[3] Il testo, poco conosciuto, di Mazzolari è riportato negli atti del convegno nella relazione di Francesco Follo a conclusione del convegno di Parigi, a pag. 88-89 degli atti.

[4] filosofo francese (Grenoble 1905-Parigi 1950). Fondatore e direttore della rivista Esprit, fu uno dei principali esponenti del cattolicesimo d’avanguardia in Francia e fondatore dell’indirizzo “personalistico”; in esso si fondono lo spiritualismo cristiano (Pascal, Péguy, Bergson, Blondel), il pensiero esistenzialistico (e in particolare quello di Berdjaev, G. Marcel e K. Barth) e il marxismo interpretato in senso fortemente umanistico. Fonte di libertà e d’iniziativa, di scelta e conquista di sé, la persona non si lascia, secondo Mounier, ridurre entro gli schemi di un “sistema” (tema esistenzialista); essa è inserita in una dimensione storica e ha un destino di progresso nel tempo (tema marxista), ma anche oltre il tempo verso l’eternità (tema spiritualistico-cristiano). Opere principali: Manifeste au service du personnalisme (1936), L’affrontement chrétien (1944), Traité du caractère (1946), Qu’est-ce que le personnalisme? (1947), La petite peur du XXe siècle (1948), Le personnalisme (1949).

[5] Per vita e per le opere di Mazzolari cfr.: http://www.fondazionemazzolari.it

[6] Conilh J., E. Mounier, la sua vita, le sue opera…, AVE, 1967.

[7] Mazzolari, Impegno con Cristo, pp.199-200, citazione di B. Bignami, in Atti, l.c., pag. 79.

[8] Cfr. Mazzolari, Scritti politici, a cura di Truffelli, edizioni EDB, 2010. Il testo si propone di fornire uno strumento utile a delineare la presenza di don Primo nel confronto politico-culturale del proprio tempo. Attraverso una paziente raccolta di testi sparsi di un’opera vasta e insieme frammentaria, distribuita su un arco di tempo più che quarantennale, viene ricostruito un quadro sufficientemente ampio della prolungata e originale riflessione mazzolariana.

[9] B. Bignami, in Atti, op.cit., pag.78

[10] Cfr. «Mounier trent’anni dopo» – Atti del Convegno di studio dell’Università Cattolica Milano, 17-18 ottobre 1980 – ed. «Vita e Pensiero», 1981.

[11] Guy Coq, Jacques Delors, Jacques Le Goff, Pensare la nostra crisi con Emmanuel Mounier. Il suo cattolicesimo di sinistra resta più attuale che mai, in “Le Monde” del 22 marzo 2010.

[12] G. Goisis, Riscopriamo l’impegno di Mounier, in Quaderno n. 4 della Fondazione «Ispirazione», Treviso, 2006, pp. 151-164. Giuseppe Goisis è stato professore ordinario nel settore scientifico disciplinare di Filosofia politica all’Università di Venezia.

[13] http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/june/documents/papa-francesco_20170620_don-primo-mazzolari.html

[14] Cfr. i due eventi in occasione del 60° della morte di don Primo Mazzolari, che ricorre il 12 aprile. La giornata di studi in cui il “parroco d’Italia” è stato messo a confronto con altri sacerdoti “visitati” in questi anni da Papa Francesco, e la messa solenne presieduta dall’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi. Quattro le relazioni svolte al convegno “Papa Francesco, don Primo Mazzolari e i preti di frontiera” promosso dalla Fondazione Mazzolari: Piero Pisarra (Institut Catholique de Paris) ha trattato il tema “Fuori dal campo. Francesco e i preti di frontiera”. Sul rapporto tra “Tonino Bello e Primo Mazzolari, l’inquietudine creativa della pace” è intervenuto Sergio Paronetto (direttore del Centro studi Pax Christi); Paolo Trionfini (Università di Parma) ha portato un contributo su “Uomini al servizio della Chiesa: Mazzolari e don Zeno Saltini”. Infine, Mariangela Maraviglia (Comitato scientifico Fondazione Mazzolari) ha proposto una riflessione su “Don Mazzolari e don Milani: un dialogo a due voci per dare ‘la parola ai poveri’”.

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One Reply to “QUALE IMPEGNO POLITICO? L’ AFFRONTEMENT di Mounier e l’ IMPEGNO di Mazzolari”

  1. Cristiano dicesi di chi seguendo Cristo diviene testimone per quannto ha detto e testimoniato aprendosi al mondo e offrendo all’uomo il testimone per continuare comunque in ogni ambito e cultura portando di se la ragione di cuore che ha corretto la ragione pura. Cristianesimo non è politica ma è l’umano di un umanesimo dove la società incontra il dovere e il compito di vivere. Entrambi uniti nel rispetto della intesa dottrinaria che insieme fanno tessuto e memoria del vivere.Non scissi ma integrati e l’Italia ne ha da vendere di cultura sempre che il testimone sia all’altezza.

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