IL DEMONE DEL CLERICALISMO

Antonio Greco

Niente di nuovo, qualcosa di nuovo

Chi conosce anche in modo superficiale la storia della chiesa sa che il chiasso mondiale di questi giorni intorno ai drammatici problemi della pedofilia ecclesiastica e agli intrighi vaticani contro papa Francesco ha bisogno di essere letto con un sano distacco e freddo disincanto.

Non certo perché l’intrigo delle tre “s” della realtà ecclesiastica: sesso, soldi e sangue, ha conosciuto tempi molto più bui dei nostri. Non certo perché, ripetendo il ritornello “chiesa casta meretrix” (bene e male intrecciati), si dà per scontato il male. Basta aspettare e fatalmente la bufera passerà. Non certo perché come insegna l’aneddoto di Napoleone e il card. Consalvi gli scandali clericali si possono minimizzare1.

Nell’attuale congiuntura, in cui l’abisso della vergogna pare senza fondo, c’è qualcosa di nuovo che non sfugge alle letture più attente e alle analisi più approfondite.

C’è la percezione sempre più convinta che le “piaghe” della Chiesa di oggi sono strutturali, non sono singoli mali che possono essere guariti da medicine specifiche. E’ questa la novità più rilevante che è posta, per la prima volta in modo chiaro e determinante, dalla stessa autorità ecclesiastica.

Secondo papa Francesco la causa prima di molti mali della chiesa è “il clericalismo”.

Dire no all’abuso significa dire con forza no a qualsiasi forma di clericalismo2.

Non è una affermazione estemporanea o ad effetto3. Fa parte del suo pensiero teologico e pastorale. E’ questa la novità più rilevante, che emerge dal singolare dramma della pedofilia.

Il clericalismo: un fenomeno religioso e un fenomeno civile e temporale

Dietro a questa parola si nasconde un gran numero di comportamenti, talvolta così radicati da sembrare innati, che mantengono una maniera cristallizzata di concepire la vita nella Chiesa e particolarmente la sua governance. E’ riferibile a un duplice fenomeno: il clericalismo religioso e quello civile e temporale. Del secondo non si parla quasi più.

  1. Come fenomeno religioso per clericalismo si intende la preponderanza del clero sul laicato all’interno della comunità ecclesiastica.

Il clericalismo è una cultura, fatta di privilegi, di codici, di riflessi di difesa di interessi corporativi. È l’insieme del funzionamento ecclesiastico, tutta una concezione dell’autorità nella Chiesa a rivelarsi deviante e criminale. Ricordiamo: “Dire no all’abuso significa dire con forza no ad ogni forma di clericalismo”, scrive Francesco nella sua lettera del 20 agosto.

Un clericalismo che il papa definisce un “modo deviante di concepire l’autorità in seno alla Chiesa”, che significa abuso di potere del clero, che si definisce come una “corruzione spirituale” e si traduce in una “cecità comoda e autosufficiente dove alla fine tutto sembra lecito: l’inganno, la calunnia, l’egoismo”.

Quel clericalismo, “favorito sia dagli stessi sacerdoti sia dai laici, genera una scissione nel corpo ecclesiale che fomenta e aiuta a perpetuare molti dei mali che oggi denunciamo”. Lo si trova, precisa il papa, “ogni volta che abbiamo cercato di soppiantare, mettere a tacere, ignorare, ridurre a piccole élites il popolo di Dio”. Francesco stabilisce un legame tra il clericalismo e “molte comunità nelle quali si sono verificati comportamenti di abuso sessuale, di potere e di coscienza” e non scagiona da responsabilità anche quei laici che scimmiottano i preti, quei laici pronti a imitare il prete in quelle funzioni attribuite loro ed esercitate in una logica di religione e di potere contrario allo spirito del cristianesimo.

Altre volte4 Francesco era intervenuto sul problema, segno di una analisi pensata e convinta di un male che è alla radice di un sistema che appare ormai ingovernabile. Mai, però, come in questa lettera del 20 agosto, il papa era andato così avanti nella denuncia e nella motivazione delle pratiche perverse in seno alla sua stessa Chiesa. E, si noti bene, papa Francesco non si riferisce al clericalismo residuale dei tempi tardo-tridentini del pre-concilio ma all’oggi della chiesa “post-conciliare”.

  1. Ma il clericalismo non è stato (e non è) solo un fenomeno chiuso nell’ambito ecclesiastico.

Il cattolicesimo del diciannovesimo e del ventesimo secolo si è trovato davanti al problema posto dall’avvento del mondo moderno. Diversamente da quanto accadeva nella società ufficialmente cristiana dei secoli precedenti, gli uomini volevano ora affermare la propria autonomia dall’autorità ecclesiastica nell’organizzare la vita collettiva (…), ma anche in tutti gli aspetti della vita individuale, anche quelli legati alle più profonde strutture antropologiche, come la nascita, l’identità sessuale, la morte5.

Di fatto, oggi, l’uomo moderno e le sue istituzioni civili e temporali hanno conquistato la loro autodeterminazione e sembra che da un po’ di tempo sia finito il clericalismo come fenomeno civile e temporale. Ma non è del tutto così.

In realtà lo studio approfondito soprattutto delle culture locali non può nascondere le tracce di una certa presenza nelle loro visceri di “radici clericali”.

Scrive Fulvio De Giorgi6:

“…la questione meridionale è, in effetti, soprattutto, una questione ‘culturale’, intesa in senso antropologico ampio. Vi è un fondo culturale meridionale, sedimentatosi nel tempo, quale portato dei processi storici tipici solo del Mezzogiorno (urbanizzazione diffusa ma di scala ridotta, precoce presenza di uno Stato, anarchia feudale e baronaggio ‘familistico’). Tale fondo culturale agisce nella società come un ‘basso continuo’ delle mentalità e dei costumi, sul lungo periodo”.

De Giorgi individua tale fondo culturale in: “una chiusura nel contesto familiare (il ‘farsi i fatti propri’ come virtù civile), coniugata con un affidamento rassegnato, completo e impotente al ‘padrone’ di turno (padre, padrino, signore temporale o spirituale, burocrate, detentore di ‘potere’), secondo la regola del servilismo subalterno: «attacca l’asino dove vuole il padrone». Il bene privato si persegue anche a spese del bene pubblico. Tale atteggiamento familistico, peraltro, si unisce a una passiva e scettica attesa di un intervento risolutore e autoritario ‘dall’alto’”.

E spiega tale “basso continuo culturale” così: “Indubbiamente tale mentalità autoritaria e conservatrice si deve anche al radicarsi e al permanere di autoritarismi ecclesiastici e spirituali, da feudalesimo vescovile, paralleli ai poteri laico-temporali, così che ci sono, per così dire, ‘radici ecclesiali’ nella questione meridionale. Ciò è vero anche nel senso ‘omissivo’, cioè nel debole radicarsi di un costume cristiano attivo e virtuoso: come libertà della coscienza personale e come doveri di solidarietà comunitaria.

La stessa complessa realtà ecclesiastica era interna a tale situazione e rapportava le logiche sue proprie alle dinamiche che condivideva con la più ampia realtà sociale meridionale. Ciò aveva significative conseguenze che giunsero fino al Novecento: da una parte la ‘clericalizzazione’ (cioè l’acquisizione dello stato clericale), in quanto via – per molto tempo la più accessibile – di mobilità sociale, era perseguita per questo motivo dalle famiglie; dall’altra i registri comunicativi autoritari e di potere traslavano dalle relazioni sociali ai linguaggi e agli stili pastorali”.

Come si esce dal clericalismo: vino nuovo in otri vecchi?

Se il clericalismo è un problema strutturale, non si supera con aggiustamenti del paradigma ecclesiastico tridentino.

Papa Francesco ha indicato, come metodo, per eliminare non solo il sintomo (la pedofilia) anche la causa (il clericalismo) un coinvolgimento del “Santo Popolo fedele di Dio”.

A questo invito del 20 agosto non sono mancate già le risposte. Senza voler essere esaustivi, indichiamo in sintesi quelle che ci sembrano essere le più interessanti.

  1. Ghislain Lafont (monaco benedettino e teologo francese, 90 anni)7 scrive:

Vorrei riflettere ancora su tale questione del clericalismo, della mondanità. Fratel Michael Davide, nel suo recente libro Preti senza battesimo? lo ha detto con forza: dietro questi episodi disastrosi, c’è una questione più profonda, essenziale: che cos’è in definitiva il sacerdozio presbiterale?” E dopo una ampia e approfondita argomentazione su la gerarchia e il potere sacro, entrambi orientati anzitutto non verso la Chiesa, ma verso le celebrazioni sacramentali, conclude:Non penso di essere presuntuoso, suggerendo di andare a cercare la risposta nei teologi che hanno lavorato su questo dopo il Concilio e le cui aperture, tanto misurate quanto belle, non hanno ancora scalfito la sicurezza dell’istituzione”.

  1. Sei giornalisti/e francesi8, che si definiscono professionisti a servizio della religione, in “La Croix” del 30 agosto 2018, in un articolo dal titolo: Clericalismo: idee per cambiare sistema, indicano 10 proposte:

1/ Mettere i preti al loro giusto posto

2/Dare ai laici il loro giusto spazio

3/Ricordare l’uguaglianza di tutti di fronte al battesimo

4/Farsi carico pubblicamente delle colpe della Chiesa

5/Organizzare dei luoghi di dibattito nella Chiesa

6/Usare la propria libertà di parola

7/Governare le diocesi in maniera più collegiale

8/Attribuire delle responsabilità ai laici

9/Far intervenire di più le donne nella formazione dei preti.

10/ Affidare a delle donne funzioni d’autorità.

  1. Anne-Marie Pelletier9, professoressa universitaria a Parigi, insegnante di ermeneutica biblica,

scrive:

Una teologia piramidale della Chiesa ha supportato una identità di prete come cristiano d’élite, al di sopra degli altri battezzati, avendo giurisdizione sulla vita degli altri. L’onnipotenza che ne deriva autorizza necessariamente gli eccessi (…) Questa realtà deve essere oggi interrogata con coraggio. Anzitutto nei seminari, ma anche da parte di tutti i cristiani che non sempre sono esenti da una visione sacralizzata della funzione presbiterale. Non possiamo più attenerci ad una ecclesiologia elaborata ed attuata esclusivamente dal clero. Bisogna che la Chiesa sia pensata a più voci. Tra cui evidentemente quella delle donne”.

  1. Don Vinicio Albanesi10, un presbitero italiano, presidente della Comunità di Capodarco,

è convinto che “anche la teologia e il diritto (male interpretati) facciano da sfondo” al clericalismo. Vige una concezione sacrale esagerata del prete. “Lo sforzo da fare è teologico e giuridico: occorre ridisegnare la figura del presbitero. Opera che non è stata completata nemmeno dal Concilio che pure ha insistito sulla continuità tra il popolo dei fedeli e le proprie guide. Da un punto di vista spirituale forse è utile richiedere a chi intende accedere al sacerdozio almeno una “promessa” di osservare i consigli evangelici di povertà, obbedienza, castità. (…) Le pie esortazioni sembra non abbiano ottenuto risultati. Probabilmente anche la paura di rimanere senza presbiteri ha indotto a selezioni troppo sommarie e indulgenti. La paura del giudizio di scandalo non si combatte silenziando gli errori, ma proponendo vie più impegnative”.

  1. Vito Mancuso11, scrittore e teologo e docente a Padova, in un’intervista a cura di Antonello Caporale, tra le altre cose interessanti, afferma:

Non siamo più credibili. La Chiesa è come uno yogurt scaduto. È fuori dal tempo. Ricordo le straordinarie parole del cardinal Martini: la Chiesa è indietro almeno di duecento anni. Era la verità. Resta la verità”.

  1. Marco Marzano12, Professore Ordinario di Sociologia dell’Organizzazione II presso la Facoltà di Lingue e Letterature straniere, Università degli studi di Bergamo, propone di:

iniziare a sottrarre del tutto ai parroci il governo delle parrocchie, privandoli di quelle funzioni di governo (finanziario e pastorale) assoluto e monocratico di cui beneficiano oggi. Si potrebbero, introducendo un importante elemento di democrazia, rendere eleggibili i vescovi. Si potrebbero, sostituendoli con strutture formative aperte e trasparenti, chiudere i seminari, istituzioni della controriforma nel quale il clericalismo come spirito di casta viene ancor oggi esaltato e coltivato. Si potrebbe soprattutto cancellare la norma sulla quale il clericalismo viene oggi maggiormente fondato (e che è anche alla base della stragrande maggioranza dei crimini sessuali del clero) e cioè il celibato obbligatorio.

E’ l’idea che il prete sia in grado di fare quello che a nessuno di noi riesce e cioè domare i propri istinti sessuali sublimandoli nella preghiera e nell’amore degli altri a farci pensare che sia una creatura speciale, una persona che Dio ama di più di quanto di ami noi, una sorta di anello di congiunzione tra l’umano e il divino che merita rispetto e venerazione. Questa è la principale sorgente del clericalismo”.

Mi rimane dopo la lettura di questi interventi, e di altri ancora, il rammarico di non aver letto, almeno per l’Italia, della necessità e urgenza di una profonda revisione dei privilegi contenuti nei Patti Lateranensi. A me sembra che solo facendo i conti con questo nodo del clericalismo civile e religioso si può dare uno scossone all’uno e all’altro.

Un nuovo paradigma di chiesa e di prete

Francesco propone un nuovo modello di rapporto tra la Chiesa e la storia degli uomini, ma lo fa all’interno di strutture e di istituzioni di una Chiesa legata al precedente modello che si è costituito nel sedicesimo secolo a seguito del concilio di Trento. Certo, il papa punta sulla trasformazione dei cuori più che sul cambiamento istituzionale, ritenendo che quest’ultimo seguirà il primo. Resta tuttavia il problema di una novità che dovrebbero realizzare strumenti ereditati dall’età della Controriforma13.

Attualmente c’è una enorme distanza tra clero e laici: di formazione, di preparazione, di disponibilità di tempo per la vita di una comunità, di potere e di gestione di denaro.

Inoltre, nonostante vi sia una continua riduzione di numero, i preti sono ancora tanti, soprattutto nel meridione. La riduzione o l’accorpamento delle parrocchie, la sostituzione o il rimpiazzo del prete con i laici o con un ipotetico ministero sacerdotale femminile, mantenendo immodificate l’attuale impostazione ecclesiastica, sono soluzioni che aggraverebbe il male del clericalismo senza minimamente risolverlo.

Allora quale chiesa oggi per un nuovo umanesimo evangelico? L’eucarestia è possibile solo se c’è un prete che celebra? La donna nella chiesa, ma in quale chiesa?

Riteniamo che la lotta più efficace al clericalismo è quella di un ritorno della chiesa al Vangelo. Solo il Vangelo, non calcoli umani o sociologici, può imporre all’attuale chiesa di non darsi come fine primario la propria sopravvivenza in quanto istituzione religiosa, ma di essere strumento del messaggio di Gesù per il mondo e di adempierlo. È il rischio radicale del ritorno, della risalita nel tempo fino alle sue origini che la chiesa deve affrontare se vuole essere se stessa: una rinascita fuori dalla religione sulle orme di Gesù morto da bestemmiatore, in stato di esecrazione, fuori religione. Perderà la visibilità attuale legata alla sua struttura gerarchica e clericale ma guadagnerà l’autenticità e, pur senza perdere nulla della sua fragilità umana, potrà alleggerire il fardello dei tanti mali da cui non sa come uscire.

Senza mutuare le posizioni di Lutero, una autorità nella chiesa è legittima e necessaria. Ma occorre allineare questa autorità al modo in cui l’autorità apostolica era concepita ed esercitata alle origini, cioè in stretta dipendenza dal sacerdozio comune e dalla missione di annuncio del Vangelo affidata da Gesù.

Condividiamo, a riguardo, le due indicazioni concrete del gesuita francese Moingt14 per una riforma prioritaria nella chiesa:

  • Un apostolo non è, alle origini, il capo di una comunità locale. Egli la lascia organizzarsi e governarsi in piena autonomia e interviene solo per ristabilire l’unità della fede. Possiede una autorità sacerdotale di insegnamento e di governo universale e sovrana che però esercita lontano dalle comunità locali e al solo scopo di aiutarle a mantenere l’unità della fede e della comunione ecclesiale (Dio che viene all’uomo, Queriniana, 2/2, p. 852-854). Il ‘prete’ ritroverebbe allora la sua collocazione originaria di collaboratore privilegiato del vescovo e, con lui, il carattere itinerante che si confà al dinamismo dell’annuncio del Vangelo (Op. cit., 2/2, p. 865-866). Mentre la religione centralizza, la fede sposta il centro e universalizza…”

  • L’apostolo non è più l’uomo del sacro. Se deve esercitare un qualunque ministero di culto in nome di questa autorità universale e sovrana, il rispetto dovuto al sacerdozio comune impone tuttavia che questo non escluda quello che il popolo cristiano deve poter rendere in nome del proprio battesimo. Così correggerà la deviazione storica che ha visto l’autorità apostolica trasformarsi in un mondo chiuso e separato –‘consacrato’- dal resto del popolo cristiano. Al contrario, il laico non cercherà di imitare il prete perché rientrerebbe in una logica di religione e di potere contrario allo spirito del cristianesimo. Non si tratta dunque per niente di “restaurare un clero, anche se laico” (L’evangele sauvera l’eglise, p. 148): “non scimmiottate il prete” ordina Moingt ai laici (Op. cit., p. 160.204)”.

Condividiamo anche il realismo di Moingt che invita a non illudersi poiché la gerarchia non desidera veramente i cambiamenti e cerca piuttosto delle scuse per non muoversi, mentre il laicato non è ancora pronto, anche se sempre più istruito.

E’ inutile pensare che la chiesa possa cambiare le sue strutture; dovrebbe cambiare posizione su troppi punti capitali ai suoi occhi. Dobbiamo sperare che, quando essa si troverà senza risorse, lo Spirito Santo le faccia capire che essa può trovare nel Vangelo ogni possibilità di rinnovarsi senza rinnegarsi (…). L’ultima speranza consiste nel puntare sul Vangelo e non sulla religione” (Smuovere la religione cattolica, p. 56.58)15.

Non sarà solo la mancanza di risorse ad essere provvidenziale. Anche gli scandali clericali di oggi possono spingere al cambiamento.

In attesa di ciò che può nascere dal letame16, occorre prendere le distanze dall’attuale forma clericale e gerarchia della Chiesa, ma senza andar via e senza tacere.

7 settembre 2018

Antonio Greco

1 Bonaparte nel 1806 mentre portava via prigioniero verso la Francia papa Pio VII, si rivolse sprezzante al cardinale Consalvi, segretario di Stato, dicendogli: «In pochi anni, io avrò distrutto la Chiesa!». Ma il cardinale, uomo di Chiesa e anche di prudenza terrena, gli rispose con tranquilla franchezza: «No, Maestà! non ci siamo riusciti noi preti, a distruggerla, e in 17 secoli. Non ci riuscirà neppure lei».

2 LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO AL POPOLO DI DIO, 20 agosto 2018

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/letters/2018/documents/papa-francesco_20180820_lettera-popolo-didio.html

E’ impossibile immaginare una conversione dell’agire ecclesiale senza la partecipazione attiva di tutte le componenti del Popolo di Dio. Di più: ogni volta che abbiamo cercato di soppiantare, mettere a tacere, ignorare, ridurre a piccole élites il Popolo di Dio abbiamo costruito comunità, programmi, scelte teologiche, spiritualità e strutture senza radici, senza memoria, senza volto, senza corpo, in definitiva senza vita.[2] Ciò si manifesta con chiarezza in un modo anomalo di intendere l’autorità nella Chiesa – molto comune in numerose comunità nelle quali si sono verificati comportamenti di abuso sessuale, di potere e di coscienza – quale è il clericalismo, quell’atteggiamento che «non solo annulla la personalità dei cristiani, ma tende anche a sminuire e a sottovalutare la grazia battesimale che lo Spirito Santo ha posto nel cuore della nostra gente»[3]. Il clericalismo, favorito sia dagli stessi sacerdoti sia dai laici, genera una scissione nel corpo ecclesiale che fomenta e aiuta a perpetuare molti dei mali che oggi denunciamo”.

3 Importante è il riferimento alla LETTERA del Santo Padre Francesco al card. Marc Oullet, presidente per la pontificia commissione per l’America Latina, 19 marzo 2016.

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/letters/2016/documents/papa-francesco_20160319_pont-comm-america-latina.html

Non possiamo riflettere sul tema del laicato ignorando una delle deformazioni più grandi che l’America Latina deve affrontare – e a cui vi chiedo di rivolgere un’attenzione particolare –, il clericalismo. Questo atteggiamento non solo annulla la personalità dei cristiani, ma tende anche a sminuire e a sottovalutare la grazia battesimale che lo Spirito Santo ha posto nel cuore della nostra gente. Il clericalismo porta a una omologazione del laicato; trattandolo come “mandatario” limita le diverse iniziative e sforzi e, oserei dire, le audacie necessarie per poter portare la Buona Novella del Vangelo a tutti gli ambiti dell’attività sociale e soprattutto politica. Il clericalismo, lungi dal dare impulso ai diversi contributi e proposte, va spegnendo poco a poco il fuoco profetico di cui l’intera Chiesa è chiamata a rendere testimonianza nel cuore dei suoi popoli. Il clericalismo dimentica che la visibilità e la sacramentalità della Chiesa appartengono a tutto il popolo di Dio (cfr. Lumen gentium, nn. 9-14), e non solo a pochi eletti e illuminati”.

4 “L’atteggiamento clericale è quello di chi annuncia una cosa e ne fa un’altra. Dirà la verità ma senza autorità”.

Il clericale è ricco. Se non di denaro, lo è di superbia. C’è un attaccamento al possesso”.

Il clericalismo non lascia crescere la forza del battesimo”.

Il clericalismo è la tendenza a rendere funzionale il laicato, a trasformarlo in dipendente”.

Il clericalismo è un problema serio: tende a far diventare un laico bravo subito prete”.

Il clericalismo: uno dei mali più seri della Chiesa”.

Sono tutte espressioni del magistero di papa Francesco.

5 La Chiesa, Francesco, le resistenze, intervista a Daniele Menozzi a cura di Joao Vitor dos Santos in “Settimananews” – http://www.settimananews.it” del 30 agosto 2018

Questa intervista – curata da Joao Vitor dos Santos – è apparsa su Revista do Instituto Humanitas Unisinos il 21 maggio 2018.

6 Studio pubblicato dalla Treccani dal titolo “La questione del Mezzogiorno: società e potere”. http://www.treccani.it/enciclopedia/la-questione-del-mezzogiorno-societa-e-potere_%28Cristiani-d%27Italia%29/

7 Articolo pubblicato il 27 agosto 2018 nel blog: Des moines et des hommes.

8 Bruno Bouvet, Claire Lesegretain, Malo Tresca, Gauthier Vaillant, Julien Tranié, Nicolas Senèze. (traduzione: www.finesettimana.org)

9 “Rivedere radicalmente la nostra ecclesiologia”, in “www.la-croix.fr” del 28 agosto 2018 (traduzione: www.finesettimana.org)

10 articolo: “Preti: alla radice degli scandali”, in “Settimananews” – http://www.settimananews.it” del 4 settembre 2018.

11 “La Curia non dimentica. Arriverà un anti-Francesco” intervista a Vito Mancuso a cura di Antonello Caporale in “il Fatto Quotidiano” del 4 settembre 2018.

12 in “https://www.ilfattoquotidiano.it/” del 25 agosto 2018.

13 La Chiesa, Francesco, le resistenze, intervista a Daniele Menozzi, l. cit.

14 Il pensiero di Moingt in forma più dettagliata, oltre che nei suoi libri, si può leggere in https://manifesto4ottobre.blog/2018/07/19/invito-a-leggere-moingt/

15 Moingt, l. cit.

16 Cantava De Andrè: “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior” (Via del campo, 1967).

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