UNA RIFLESSIONE POLITICA DI MEZZA ESTATE

in un incontro promosso dall’Archivio per l’Alternativa “Michele Di Schiena”

La crisi del governo Draghi, dai caratteri costituzionalmente contraddittori, è apparsa quasi ricercata dallo stesso Presidente del Consiglio con la sua pretesa di ricevere indiscutibili poteri e di umiliare le forze politiche. Fa impressione il totale oscuramento mediatico dei risultati ottenuti dai Governi Conte, soprattutto in fase iniziale di pandemia. Le elezioni politiche di conseguenza convocate appaiono sinora tutte incentrate su sterili tatticismi e prive di un approfondito dibattito sui temi gravissimi del momento. Le forze politiche dovrebbero spiegare al paese cosa farebbero in caso di vittoria sulla posizione dell’Italia nell’UE, nella NATO, sull’invio di armi in Ucraina, sull’energia alternativa, sui salari e sulle pensioni troppo basse, sul lavoro precario, sul reddito di cittadinanza, sulla sanità pubblica continuamente indebolita, sull’arretramento del Sud, sulla gravissima piaga dell’evasione fiscale, sul lavoro sicuro, sull’immigrazione.

L’aggravarsi delle disuguaglianze e delle povertà negli ultimi decenni ha la sua radice nel modello di sviluppo neoliberista, nella riduzione del ruolo dello Stato nell’economia e nel Welfare, nella teoria dello “sgocciolamento” cioè che dando di più ai ricchi se ne giovano i poveri. Questo teorema non ha chiaramente funzionato! La questione energetica, così centrale anche per la pace, è un campo in cui può essere praticata la produzione democratica e diffusa, un settore economico in cui il Mezzogiorno potrebbe dare un preminente contributo a tutto il paese.

La guerra è tornata in Europa: dopo la caduta del muro di Berlino le promesse che la NATO non sarebbe andata ad Est oltre la Germania e che l’Europa sarebbe andata dall’Atlantico agli Urali sono state disattese. Ci si è inventati lo scontro Oriente-Occidente, l’UE è rimasta senza Costituzione, una Europa dei mercanti, ultimamente quasi identificata con la NATO. Tutto ciò ha dato terreno fertile per la crescita dei nazionalismi compreso quello russo.

In questi anni un progressivo attacco è stato condotto alla rappresentanza democratica con la riduzione del numero degli eletti e con la denigrazione del Parlamento e dei Consigli elettivi. Questa rappresentazione ha fatto crescere l’astensionismo e la disaffezione dal dibattito politico facendo credere che nulla può cambiare e tanto sono tutti uguali.

Pur nei limiti oggettivi in cui l’Italia si può muovere (NATO, UE, Euro) sono emerse idee nuove come la proposta di un esercito europeo (Francia) e il cambiamento praticato con nuove vie di commercio (Via della Seta, Nord Stream). Non tutti i paesi della NATO inviano armi in Ucraina a dimostrazione che i vincoli internazionali possono essere interpretati in vari modi. Non ci sono soltanto Draghi e la sua agenda quali modi di essere europeisti! Proprio per questo appare insensato escludere da una alleanza i “responsabili” della caduta del suo Governo. L’agenda Draghi impedisce la riunificazione della sinistra.

Vediamo anche concreti problemi di tenuta democratica. Il Rosatellum e la riduzione del numero dei deputati renderà forse possibile quella maggioranza dei due terzi che potrà modificare la Costituzione senza referendum confermativo. L’autonomia differenziata, sostenuta dal PD e dai partiti di destra, potrà essere alla fine attuata con ulteriore peggioramento della condizione sociale ed economica del Mezzogiorno. Non si dovrebbe dimenticare l’errore commesso dai liberali all’incirca un secolo fa: dimenticandosi dei bisogni delle masse, aprirono le porte al fascismo.

Si sente il bisogno di chiarezza da parte delle forze politiche sulle loro posizioni rispetto alle principali cause del progressivo impoverimento di larghi settori della popolazione. I partiti di sinistra e progressisti dovrebbero riconoscere nel modello di sviluppo neoliberista l’autentico ostacolo ad una società solidaristica come quella disegnata dai principi fondamentali della Costituzione del 1948. La contestazione di tale modello di sviluppo richiede a ciascuno l’impegno contro tutte le guerre e l’assunzione di stili di vita che riducano il più possibile il ricorso all’energia fossile. 

 Brindisi, 26 luglio 2022

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