PERCHÉ L’ECONOMIA HA BISOGNO DI UN’ETICA

HANS KÜNG E MICHELE DI SCHIENA

Antonio Greco

Il 6 aprile u.s. è morto, all’età di 94 anni, H. Küng, teologo cattolico svizzero, di fama mondiale, nominato, all’età di 32 anni, da Papa Giovanni XXIII perito ufficiale del Concilio Vaticano II (1962-1965). Ha dato un contributo decisivo a una teologia ecumenica e al dialogo interreligioso, nonostante sia stato successivamente ostracizzato dalla Chiesa.

Il cordoglio è stato mondiale. La rassegna stampa, di questi giorni, per la circostanza imponente, sulla sua vita, sul suo pensiero e sulle sue opere, ha sottolineato soprattutto il suo rapporto difficile con la istituzione cattolica romana.

Ha affrontato questioni ecclesiastiche che definiva cruciali: “Rimane ancora senza risposta da Roma e dai vescovi la questione della loro infallibilità. Rimane la questione di un annuncio cristiano oggi credibile nella Chiesa e nella scuola. Rimane la questione della comprensione tra le denominazioni cristiane e del reciproco riconoscimento dei ministeri e della celebrazione dell’eucaristia. Rimane la questione dei compiti di riforma urgenti: dal controllo delle nascite ai matrimoni misti e al divorzio fino all’ordinazione delle donne, al celibato obbligatorio e alla conseguente catastrofica mancanza di preti[1]. E aggiungerà nell’ultima parte della sua vita, rimane la questione di “una morte umana e dignitosa” per tanti malati terminali.

Questioni che dopo anni ancora oggi rimangono senza adeguate risposte da parte della dottrina ufficiale cattolica.

Sono state sollevate da H. Küng molti anni fa, quando aveva 34 anni, non al termine della sua vita, come purtroppo accade alla maggior parte di vescovi e preti cosiddetti “progressisti”, che sollevano queste problematiche solo al termine della loro carriera ecclesiastica.

Non ho nessun titolo per scrivere di Hans Küng. Non ho nulla di nuovo da far conoscere o rivelare. Mi preme solo annotare il silenzio “loquace”, anche post mortem, su un aspetto del suo pensiero (“perché l’economia ha bisogno di un’etica”) molto attuale in questo periodo di pandemia e fare un accostamento con chi, per anni e prima di Küng, ha sostenuto la necessità di un’altra economia basata su una “rivoluzione etica”.

Se non ora, quando?

C’è un aspetto della attività e del pensiero di Küng che la quasi totalità della stampa nazionale e mondiale ha messo in sordina e che è interessata a non far conoscere. Se la critica alla istituzione ecclesiastica di Küng genera più curiosità e interesse, la critica documentata e organica all’attuale sistema economico mondiale e globalizzato di Küng evidentemente genera fastidio e insofferenza. Ancor di più fastidio quando all’analisi critica Küng fa seguire idee e proposte per un cambiamento necessario e un’alternativa al turbocapitalismo e al neoliberismo.

Küng in analogia ai concetti di politica mondiale, economia mondiale, sistema finanziario mondiale, ha coniato il concetto di etica mondiale, “Weltethos”. Ha dato vita a una Fondazione per l’analisi e ricerca in questo settore. Nel 2008 ha pubblicato Un Manifesto e ha scritto un interessante libro dal titolo Onestà. Perché l’economia ha bisogno di un’etica, Rizzoli, marzo 2011.

Il capitalismo non è una scienza esatta e, proprio come il socialismo, ha limiti intrinseci che rischiano di portare la società al collasso, non solo economico. Dopo anni di fede cieca e immotivata nel libero mercato, come trasformare questo sistema empirico e imperfetto in uno che finalmente funzioni? Bisogna renderlo più giusto, risponde Hans Küng, perché l’etica è un principio di comportamento che va applicato in ogni settore, economia compresa.

La sua visione è riassumibile in queste frasi: “Non ci può essere pace tra le nazioni senza pace tra le religioni. Non ci può essere dialogo tra le religioni senza norme etiche globali. Non ci può essere sopravvivenza del nostro pianeta senza un’etica mondiale”.

Su queste linee si fonda un’etica intesa non come dottrina teologica o filosofica, bensì come “atteggiamento morale interiore” di fondo, un ethos ispirato a un patrimonio di norme e modelli comuni a tutte le grandi religioni e culture, e come tale condivisibile da credenti e non. Tra analisi concreta e spiritualità, Küng passa in rassegna le nuove sfide del nostro tempo, esaminando da una parte la globalizzazione e l’evoluzione dei mercati, dall’altra interrogandosi su concetti chiave come giustizia, equità, remunerazione.

Quelle di Küng possono apparire analisi e proposte “datate” e superate dall’attuale crisi pandemica mondiale. In realtà è proprio la pandemia che rende più attuali e concrete le proposte di Kung per un futuro “nuovo”: perché, se non ora, quando?

Un accostamento al pensiero di Michele Di Schiena

A cinque mesi dalla pubblicazione del libro di H. Küng sull’etica economica, Michele Di Schiena, il 1° settembre del 2011, ha firmato per il Nuovo Quotidiano di Lecce, un articolo con il titolo “Manovre economiche e principi costituzionali”[2].

Gli scritti di Michele partono sempre dalla cronaca sociale, politica e culturale.

Nel 2011 il Governo Berlusconi aveva varato una manovra di “lacrime e sangue” con decreti-legge per affrontare una crisi economico-finanziaria che dal 2008 scuoteva l’intero Occidente e che si era abbattuta con particolare durezza sul nostro paese.

Scrive Michele: “A fronte delle ingiuste e pasticciate manovre economiche che questo Governo va elaborando per arginare la crisi non sembri vano il richiamo ai grandi valori di giustizia e di solidarietà che all’indomani dell’ultimo conflitto mondiale hanno trovato consacrazione nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, nella nostra Costituzione e in altri avanzati Statuti. Valori che sono alla base del messaggio di civiltà per il quale occorre costruire, nel nostro Paese e a livello globale, un’economia libera ma adeguatamente regolata dai poteri pubblici con interventi di coordinamento e di indirizzo a fini sociali per impedire eccessi ed abusi. Proprio ciò che prescrive l’art. 41 della nostra Costituzione che l’attuale Governo vuole riformare per cancellare ogni riferimento all’esigenza che l’iniziativa economica privata non si svolga in contrasto con “la utilità sociale” e all’opportunità che essa sia in qualche modo orientata a soddisfare anche gli interessi generali. Un progetto, quello di snaturare l’art. 41 della Costituzione, la cui gravità sembra essere largamente sottovalutata. Non è vero che la riforma del citato art. 41 sia priva di concrete incidenze sul futuro del nostro Paese. L’art. 41 è una norma programmatica di grande valore politico ed è perciò auspicabile che tutti coloro che si riconoscono nel nostro Statuto se ne rendano conto e la difendano con ogni determinazione. Illuminante risulta al riguardo l’autorevole pensiero del teologo e filosofo svizzero Hans Küng (Onestà. Perché l’economia ha bisogno di un’etica, Rizzoli, febbraio 2011), secondo il quale “la fede nel libero mercato ci ha portato al disastro” sicché “occorre confutarne i dogmi e riscoprire un’economia più equa e più efficace”[3].

Il libro di Küng per Michele era risultato “illuminante”. Che non sia stata una semplice citazione ma il risultato di una condivisa attenzione alla sistematica visione di Küng da parte di Michele è dimostrato dal fatto che la citazione di Kung ritorna per altre sei volte in altrettanti articoli, dal 2012 al 2018.

Il 21 giugno del 2012, nell’articolo titolato UN’ETICA GLOBALE PER UMANIZZARE L’ECONOMIA, si legge: “Col suo libro “Onestà- Perché l’economia ha bisogno di un’etica” (Rizzoli, 2011) Hans Küng ci aiuta a riscoprire e a proporre un’etica politica globale fondata su un grande principio, la regola aurea per la quale “gli uomini devono trattarsi a vicenda come vorrebbero essere trattati”[4].

Il 19 febbraio 2013, nell’articolo dal titolo RIGENERAZIONE MORALE: UN DOVERE DI TUTTI, si legge:

“Non si possono invero mettere sullo stesso piano le grandi e le piccole corruzioni ma è non vi è dubbio che siamo di fronte ad un preoccupante fenomeno di massa. Occorre allora una rifondazione nel sistema dei valori per giungere a una riforma intellettuale e morale della società. (…) non certo facendo ricorso a concezioni assolutiste (…) E neppure a tendenze di debordante relativismo etico (…). La via da percorrere è invece quella del pluralismo etico che rispetta tutte le diverse concezioni morali ma individua un nucleo di valori e di regole essenziali da porre a fondamento della convivenza civile per assicurare il rispetto dei diritti inviolabili delle persone e una crescente equità nei rapporti sociali. Principi e valori condivisi in ogni tempo da tutte le grandi tradizioni culturali e religiose, considerati tuttora irrinunciabili dal comune sentire e scaturiti, come sottolinea il filosofo svizzero Hans Küng (“Onestà”, Rizzoli, 2011), da due norme centrali di primario rilievo: il “principio dell’umanità” per il quale ogni essere umano deve essere trattato umanamente e cioè col pieno rispetto della sua dignità e il “principio della reciprocità”, la regola aurea dell’imperativo di “non fare agli altri ciò che non vuoi che gli altri facciano a te”, rafforzato dal Vangelo nel discorso della montagna con la seguente formulazione positiva: “tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”[5].

Il 20 settembre 2015, Michele lancia IL “SOGNO” DI UNA ECONOMIA A MISURA D’UOMO.

“ (…) Il faticoso cammino della civiltà è sempre stato il frutto della progressiva affermazione del diritto sull’arbitrio, della ragione sulla forza, della solidarietà sull’egoismo e del reciproco rispetto (fra persone e popoli) sulla volontà di dominio. Mahatma Gandhi, Giorgio La Pira, Martin Luther King, Nelson Mandela e tanti altri alfieri della liberazione e dei diritti umani ci hanno consegnato un messaggio per il quale l’economia ha bisogno di un’etica in mancanza della quale diventa disumana e selvaggia. Un’etica guidata, come dice il filosofo svizzero Hans Küng, da due grandi direttrici: il principio di umanità per il quale al centro dell’ordine economico mondiale deve esserci l’uomo e non il capitale (come nel capitalismo neoliberista) e neppure lo Stato (come nel socialismo reale) e il principio di reciprocità per il quale gli uomini devono trattarsi a vicenda come essi vorrebbero essere trattati, la “regola d’oro” così rafforzata nel messaggio evangelico: “tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”. Sulle utopie e i sogni si possono avere opinioni diverse ma quando, come oggi accade, l’alternativa a essi è solo il disastro, occorre fare il possibile per farli diventare realtà”[6].  

Pochi mesi dopo, 11 dicembre 2015, con l’articolo dal titolo L'”ALTRUISMO PLANETARIO” PER LA RIGENERAZIONE ETICA DELLA POLITICA il riferimento di Michele non è al testo del 2011 ma al Manifesto per “un’etica economica globale” elaborato nel 2008 da una apposita Fondazione di Kung.

“(…) Una lotta, quella per l’amore e per la pace, che induce il Papa del Giubileo della Misericordia a condannare il sistema dominante parlando di un’economia che provoca esclusione e “uccide”. E lo fa in sintonia con messaggi e appelli di alto valore etico tra i quali vanno ricordati il rapporto della “Commissione sulla Governabilità Globale” istituita dall’ONU nel 1995 che, prendendo in esame il fenomeno della globalizzazione, rilanciava la “regola aurea della reciprocità” (“tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”) ed esortava la comunità internazionale a sostenere la causa di un’etica globale che preveda diritti e responsabilità comuni; il “patto globale dell’ONU” entrato in vigore nel 2000 che è un appello delle Nazioni Unite a tutte le imprese del mondo perché rispettino i diritti umani e lavorino per una maggiore responsabilità ambientale; il Manifesto per “un’etica economica globale” elaborato nel 2008 da una apposita Fondazione presieduta dal filosofo svizzero Hans Küng. L’auspicio è che la politica a tutti i livelli e a tutte le latitudini presti la dovuta attenzione a queste autorevoli voci”[7]

Ritorna sul tema due anni dopo, il 28 dicembre 2017 con l’articolo LA “GRANDE RIFORMA” DELL’ECONOMIA in cui scrive:

Occorre quindi quella riforma morale “(…) che è al centro della riflessione del filosofo svizzero Hans Küng (“Onestà”, Rizzoli 2011), per il quale due sono le norme centrali dell’etica mondiale da porre a base di ogni ordine economico: il principio di umanità per il quale ogni essere umano deve essere trattato col rispetto dovuto alla sua dignità perché al centro dell’ordine mondiale vi sia l’uomo e non il capitale (come nel capitalismo reale) e neppure lo Stato (come nel socialismo reale) e il principio di reciprocità vale a dire la regola aurea dell’imperativo “non fare agli altri ciò che non vuoi che gli altri facciano a te”, apparso per la prima volta nella dottrina del saggio cinese Confucio, presente in tutte le altre tradizioni culturali e religiose e rafforzato in senso positivo dal discorso evangelico della montagna: “tutto quello che volete che gli altri facciano a voi, anche voi fatelo a loro”[8].

Infine il 3 maggio 2018 con L’ECONOMIA AL CENTRO DELLA COMPETIZIONE DESTRA-SINISTRA così sintetizza il suo pensiero:

“(…) Il fatto è che il sistema economico dominante, nonostante i suoi disastrosi fallimenti, condiziona e guida le politiche economiche dei singoli Stati mentre il “pensiero unico” che lo ha generato convince, come mette in rilievo il citato film di Lucchetti, le moltitudini di poveri e di cittadini privati di qualsiasi potere decisionale che non ci sono verità diverse da quelle del “verbo” liberista, che i valori etici sono uno stantio retaggio del passato e che la vita va vissuta all’insegna di un “carpe diem” malamente inteso come invito alla ricerca del piacere da consumare nel presente senza nessuna fiducia nel futuro. Occorre allora avviare prima di tutto un processo di rigenerazione culturale che contrasti il dilagante nichilismo inteso come pensiero che considera privi di fondamento i valori etici storicamente condivisi dalle maggiori tradizioni culturali e religiose che, come ricordava qualche anno addietro il teologo svizzero Hans Küng presentando il “Manifesto sull’etica economica mondiale” (Tubinga, I° aprile 2009), scaturiscono da due precisi imperativi morali: quello della “reciprocità” che prescrive di non fare agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi e quello della “umanità” per il quale ogni essere umano va trattato come richiede la sua dignità.

Un rinnovamento etico all’insegna del quale dovrebbe essere ricostruita, per quanto attiene all’Italia, quella sinistra che potrà considerarsi veramente tale se farà, esplicitamente e coi fatti, una scelta di fondo tendenzialmente alternativa rispetto alle logiche e alle politiche del capitalismo neoliberista facendosi carico di attuare i principi e le direttive della nostra Costituzione anche e decisamente in materia economica. E se lo farà nella convinzione che il principale e fondamentale conflitto politico non è quello strumentalmente evocato fra populismo e antipopulismo ma quello fra il capitalismo liberista e il messaggio del nostro Statuto che delinea un sistema economico misto, caratterizzato dalla collaborante attività di apparati pubblici e iniziative promosse da privati”[9].

Annotazioni

Molto prima del Manifesto di H. Küng del 2008, la visione economico-politica di Michele Di Schiena, alternativa al modello economico neoliberista, era già ben delineata. Basta fare riferimento ad uno scritto del 2002[10].

“(…) Siamo quindi nel nostro Paese di fronte ad una crescente consapevolezza dei guasti che va producendo il confuso liberismo berlusconiano, ad una presa di coscienza che può essere letta come il “precipitato” politico della sensibilizzazione prodotta dal movimento antiliberista nella direzione indicata dal Forum mondiale di Porto Alegre per costruire una proposta alternativa all’attuale modello di economia e di convivenza. Il progetto cioè di una società della condivisione e della partecipazione, intessuta dei grandi ideali storici del socialismo e percorsa dagli impulsi vivificanti sprigionati dalla forza trasformatrice e liberante del Vangelo: una società di donne e di uomini nuovi che dovranno nascere, secondo la ardita ma bella immagine del teologo brasiliano Frei Betto, dal matrimonio di Santa Caterina da Siena con Ernesto Che Guevara. Una utopia? Un sogno impossibile? Può sembrare così… ma è certo che anche da noi si sta ponendo mano alla rifondazione della speranza nel convincimento che “un nuovo mondo è possibile”, come lo dimostrano i molti cantieri che già lavorano alla sua costruzione”[11].

Da dove nasceva questa visione che con coerenza sempre più convinta Michele ha portato avanti per tutta la vita? Küng l’ha illuminata ma in Michele c’era già.

Per la conoscenza che abbiamo di Michele la fonte, prima ancora della sua fede religiosa e della conoscenza approfondita dei documenti del Vaticano II e del servizio all’Azione Cattolica diocesana, è da ricercare nella sua radicata formazione sulla Carta Costituzionale, che nella professione di magistrato ha incarnato “con dignità e onore” e che, quale fine intellettuale e da semplice cittadino, ha rispettato, ha approfondito e a approfondito. Negli articoli di Michele la Costituzione non manca mai, citata sia in forma diretta che indiretta. In particolare per il nostro tema gli artt. 2, 3, 41, 42 e 43 sono un punto di riferimento costante. Per Michele il Concilio Vaticano II, successivo di diversi anni allo Statuto del ’48, soprattutto con la Costituzione pastorale “Gaudium et Spes” (“La Chiesa nel mondo contemporaneo”), dà “a posteriori” un “supplemento d’anima” ai principi costituzionali collegando i valori umani, sociali e politici in esso contenuti alle grandi e profetiche sensibilità cristiane che avevano trovato nell’Assemblea Costituente significative ed autorevoli espressioni.

E’ stato detto che Michele è un uomo del Concilio. É vero. Ma Michele ha anticipato il Concilio e si può dire di Michele quello che lui sosteneva del rapporto tra principi della Gaudium et Spes e quelli costituzionali, definiti anni prima: il Concilio, a posteriori, ha dato un supplemento d’anima, alla sensibilità umana sociale e politica già presente in lui. Né si pensi a una sensibilità solo “studentesca” della Costituzione. Negli anni ’50 Michele è stato Segretario provinciale della Acli. E nel campo dei problemi sociali drammatici di quegli anni ha formato il suo carattere e la sua visione della vita.  Possiamo dire che dalla Costituzione e dall’esperienza aclista sul campo, con il servizio ai lavoratori, alle tabacchine, ai braccianti e ai più poveri, è nata l’utopia possibile di una economia giusta e equa, indicata e vissuta da Michele, alternativa a quella “che uccide”.

Le due esperienze, quella delle Acli e quella dell’Azione Cattolica, unite in Michele Di Schiena, anche se cronologicamente successive, sono state una concreta attuazione di quel “sogno ad occhi aperti con una semplicità da cristiano ingenuo” che Fulvio De Giorgi indicava nel 2008: “Perché non trovare le vie per unire in una associazione unica, ancorché articolata, tanto l’Azione Cattolica quanto le ACLI? (…) un’associazione nuova, un «laboratorio» di testimonianza laicale nello spirito del Concilio Vaticano II, incamminata verso il Vaticano III (…)? E perché [la gerarchia cattolica] non chiede che questa nuova realtà «laboratoriale» laicale sia presente in ogni parrocchia, e non gli dà un mandato per un ministero missionario a servizio della rete sociale di relazioni umane e spirituali nella comunità ecclesiale e nel territorio?[12]. In Michele il sogno di De Giorgi si era avverato.

L’“utopia”, “la stella ancora lontana” che Michele, in forme nuove e con un linguaggio organico ma semplice, ci proponeva mensilmente, ci manca. Ci avrebbe aiutato molto a capire ciò che ci attende dopo questa terribile pandemia. Vorremmo (meglio, dovremmo) utilizzare il tracciato del percorso da Michele già indicato. Non manchino teste, cuori, braccia e piedi per continuare il processo da lui già avviato.

9 aprile 2021

Antonio Greco


[1] Conferenza stampa del 10 aprile 1980, in in “www.zeit.de” del 7 aprile 2021 (traduzione: http://www.finesettimana.org).

[2] I riferimenti delle successive note sono a: Archivio per l’Alternativa MDS, fondo online curato da Giancarlo Canuto. Si può chiedere alla Associazione per una completa visione del Fondo che raccoglie tutti gli articoli di Michele Di Schiena dal 2000 al 2019.

[3] 110901_M_(cost. e dir.) Manovre economiche e principi costituzionali.

[4] 120621_M_(costume-etica) Etica globale.

[5] 130219_M_(pol.) Rigenerazione morale.

[6] 150920_M_(econ.- nuovo mod. svil.) Il sogno di una economia a misura d’uomo.

[7] 151211_M_(pol.) altruismo planetario.

[8] 171228_M_(econom-nuovo mod.svil.)La grande riforma dell’economia

[9] 180503_M_(pol.) L’economia al centro della competizione destra-sinistra

[10] In altra sede, per ragioni di spazio, sarà dimostrato come a partire dal 1976, anno in cui Michele Di Schiena fu eletto Presidente della Azione Cattolica Diocesana, il “sogno impossibile” è presente negli scritti del periodo 1976-2000.

[11] 020905_M_(econ.nuovo mod. sv.)CONVERGENZE PER Alternativa.

[12] Fulvio De Giorgi, Il brutto anatroccolo, Ed. Paoline, 2008, pag. 80.

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