FRATERNITA’ E SORORITA’

Peppino Coscione

Prima di aprire la mia breve riflessione sul  paragrafo 272 dell’Enciclica “Fratelli tutti” presente nel capitolo ottavo con il titolo LE RELIGIONI AL SERVIZIO DELLA FRATERNITÀ NEL MONDO, desidero  mettere in luce quanto segue:

– Francesco non ha preso in considerazione non solo il lavoro di tante teologhe che sostengono che occorre parlare di Dio anche come Madre, visto che non possiamo parlare di Lui se non con parole umane, ma neanche di Giovanni Paolo I[1] . Era il 10 settembre 1978 e papa Giovanni Paolo I,  così pregava all’Angelus domenicale in una corrispondenza corale: “Anche noi che siamo qui, abbiamo gli stessi sentimenti; noi siamo oggetto da parte di Dio di un amore intramontabile. Sappiamo: ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte. È papà; più ancora è madre”.

Ha forse ancora una volta subito la presenza di Ratzinger che sosteneva:  “Madre non è un titolo di Dio, non è un appellativo con cui rivolgersi a Dio. Noi preghiamo – prosegue Ratzinger – così come Gesù, sullo sfondo della Sacra Scrittura, ci ha insegnato a pregare, non come ci viene in mente o come ci piace. Solo così preghiamo nel modo giusto ”? .

– Francesco parla solo di fraterntà quando nel linguaggio anche di teologi e di teologhe si è ormai  fatto strada , giustamente a mio avviso,  anche il termine sororità. Di sororità parlava e scriveva già Hans Küng nel libro “Cristianesimo “(1994 ) e nel libro libro “La donna nel cristianesimo” (2001).

– Ma di fraternità e sororità originaria parla anche Edgar Morin nel suo libro (pagina 28  e 63 ) che avrebbe avuto più effetto ed efficacia se fosse stato intitolato Fraternità e Sororità,perché?, invece che “Fraternità, perché?”. Poteva essere l’occasione per affrontare il tema  della repressione e dell’emarginazione delle donne rivoluzionarie subite dal potere maschilista del tempo; del resto la stessa cosa era già successa alle donne impegnate nella lotta per l’indipendenza dalla madre patria delle colonie inglesi che poi sono diventate il nucleo centrale degli Stati Uniti d’America.

Vengo ora al tema principale di questa mia riflessione.

Nel paragrafo 272 si dice: “Come credenti pensiamo che, senza un’apertura al Padre di tutti, non ci possano essere ragioni solide e stabili per l’appello alla fraternità. Siamo convinti che «soltanto con questa coscienza di figli che non sono orfani si può vivere in pace fra noi». Perché «la ragione, da sola, è in grado di cogliere l’uguaglianza tra gli uomini e di stabilire una convivenza civica tra loro, ma non riesce a fondare la fraternità». In sostanza se capisco bene, Francesco sostiene che chi non ha un’apertura a dio Padre non può, mi verrebbe da dire, accampare ragioni solide e stabili per l’appello alla fraternità; e che “la ragione, da sola, non riesce a fondare la fraternità”.

Rimango stupito che non ci sia stata una riflessione su questa visione, del resto plurisecolare, che l’Enciclca presenta come il fondamento ultimo. Allora cosa pensare e dire di Edgar Morin per esempio, che prima ancora di “Fratelli tutti” pubblicava appunto nel mese di giugno “Fraternità, perché?” E che dire, a proposito di “vivere in pace fra noi” di Aldo Capitini, lottatore infedesso per la costruzione della pace, a lungo combattuto dalla gerarchia ecclesiastica cattolica?  Lo Spirito parla a tutte e a tutti e la pretesa di racchiuderlo nelle credenze religiose, fa parte di quella che Ortensio da Spinetoli chiama la “prepotenza delle religioni”. E come è possibile sperare in una fraternità e sororità universale se si ritiene che chi non ha questa apertura al Padre non ha ragioni solide e stabili per l’appello alla fraternità? Sconcertante pensare chi non ha la fede (quale fede poi è tutto da vedere; per me i credenti sono tutte le persone  che s’impegnano per la giustizia economica, sociale ed ambientale, senza delle quali non ci può essere fraternità ) non è in grado di fondare la fraternità e la sororità. Per me il fondamento primo ed ultimo sta nella consapevolezza di appartenere ad una comunità di destino,  decisa  non solo a resistere alla crudeltà del mondo ma capace di fare di questo mondo una terra davvero  abitabile per tutti gli esseri viventi; una comunità di destino senza alcuna discriminazione.

Genova 22/11/2020


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