LE CITAZIONI NELL’ENCICLICA “FRATELLI TUTTI”

Antonio Greco

L’enciclica “Fratelli tutti” del 3 ottobre 2020 è una enciclopedia[1] del magistero di papa Bergoglio. Il testo si presenta come una sorta di summa del pensiero del papa, un piccolo dizionario enciclopedico del suo pensiero. Non pretende dunque di porsi come un testo originale. E’ composta da 287 paragrafi, brevi e molto leggibili, suddivisi in una introduzione, otto capitoli (I – LE OMBRE DI UN MONDO CHIUSO; II – UN ESTRANEO SULLA STRADA; III – PENSARE E GENERARE UN MONDO APERTO; IV – UN CUORE APERTO AL MONDO INTERO; V – LA MIGLIORE POLITICA; VI – DIALOGO E AMICIZIA SOCIALE; VII – PERCORSI DI UN NUOVO INCONTRO; VIII – LE RELIGIONI AL SERVIZIO DELLA FRATERNITÀ NEL MONDO) e un appello. Secondo me, la parte più originale, è il capitolo II e l’esegesi della parabola del Samaritano. Anche perché ha solo otto citazioni.

Può sembrare bizzarro iniziare un esame del documento non dal testo ma dalle citazioni e relative note. Dipende dal genere letterario, ma un lettore fugace evita quasi sempre i rimandi. Si concentra sui contenuti e sull’essenziale trasmesso dal testo. Nel “saggio” la citazione, con la relativa nota a pie’ di pagina (segno di rigore scientifico e di corretto riferimento), non rivela solo aspetti secondari di una ricerca ma può essere elemento di arricchimento testuale e di chiarimenti propedeutici alla comprensione del testo.

Citare è un continuo conversare con il passato per dare un contesto al presente

La enciclica di Bergoglio “Fratelli tutti” contiene ben 288 citazioni[2]. L’esame di queste citazioni (con i riferimenti in nota delle fonti) rileva che ben 153/288 provengono da precedenti interventi dello stesso pontificato.

Le altre citazioni sono:

-dei suoi predecessori: da Pio XI (3), papa Giovanni XXIII (1), Paolo VI (7), Giovanni Paolo II (17), Benedetto XVI (23);

-dei Padri della Chiesa: S. Ireneo, San Giovanni Crisostomo, San Tommaso (7), Regula, 53, 15 di San Francesco, San Basilio, Sant’Agostino.

– dodici testi di alcune conferenze episcopali: Usa, Messico, Francia, Portogallo, Australia, Congo, Sud Africa, Corea, Colombia, Conferenza episcopale Latino-Americana, Croazia, India. Nessun riferimento alla conferenza episcopale italiana. Di italiano vi è solo un riferimento alla Comunità di Sant’Egidio.

– nove i richiami al Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa a indicare che “Fratelli tutti” nasce all’interno di una riflessione codificata sulla dottrina sociale della Chiesa;

– il documento di Abu Dhabi citato otto volte: “In questo caso (in questa enciclica, scrive il papa – ndr) mi sono sentito stimolato in modo speciale dal Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, con il quale mi sono incontrato ad Abu Dhabi[3]. Ha per titolo: ”Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” ed è stato sottoscritto nel 2019;

– Il “Discorso ai partecipanti all’Incontro mondiale dei movimenti popolari”: cinque volte è citato quello del 2014 e tre volte quello del 2016.

– tre volte è citato il film Papa Francesco – Un uomo di parola. La speranza è un messaggio universale, di Wim Wenders (2018).

Marginalia, ovvero citazioni come sostegno

1. Eloi Leclerc

“In questo modo (San Francesco, ndr) è stato un padre fecondo che ha suscitato il sogno di una società fraterna, perché «solo l’uomo che accetta di avvicinarsi alle altre persone nel loro stesso movimento, non per trattenerle nel proprio, ma per aiutarle a essere maggiormente sé stesse, si fa realmente padre».[4]”[4]

Édouard Leclerc (o Eloi Leclerc), francescano, è uno scrittore francese.  E’ morto all’età di 95 anni nel maggio 2016. Studioso di san Francesco d’Assisi, la citazione è tratta dal libro Exilio y ternura[5]. E’ autore del best-seller La sapienza di un povero, una guida spirituale al pensiero evangelico del santo[6].

2. Cardinale Silva Heriquez

La fine della coscienza storica

“Sono le nuove forme di colonizzazione culturale. Non dimentichiamo che «i popoli che alienano la propria tradizione e, per mania imitativa, violenza impositiva, imperdonabile negligenza o apatia, tollerano che si strappi loro l’anima, perdono, insieme con la fisionomia spirituale, anche la consistenza morale e, alla fine, l’indipendenza ideologica, economica e politica».[11]”

E’ un cardinale cileno (1907-1999), salesiano, fu instancabile difensore dei diritti umani violati sistematicamente nel suo paese dopo il 1973 e fu contro la dittatura del generale Augusto Pinochet. Papa Francesco, il 16 gennaio 2018, nell’omelia della messa celebrata al Parco O’Higgins di Santiago, così lo ricordava: “«Non posso fare a meno di evocare quel grande Pastore che ebbe Santiago, il quale in un Te Deum disse: “Se vuoi la pace, lavora per la giustizia” […] E se qualcuno ci domanda: “Cos’è la giustizia?”, o se per caso pensa che consista solo nel “non rubare”, gli diremo che esiste un’altra giustizia: quella che esige che ogni uomo sia trattato come uomo[7].

3.Virgilio

“Se tutto è connesso, è difficile pensare che questo disastro mondiale (la pandemia del covid, ndr.) non sia in rapporto con il nostro modo di porci rispetto alla realtà, pretendendo di essere padroni assoluti della propria vita e di tutto ciò che esiste. Non voglio dire che si tratta di una sorta di castigo divino. E neppure basterebbe affermare che il danno causato alla natura alla fine chiede il conto dei nostri soprusi. È la realtà stessa che geme e si ribella. Viene alla mente il celebre verso del poeta Virgilio che evoca le lacrimevoli vicende umane.[33”]

La frase dell’Eneide, pronunziata da Enea, piangendo,  mentre si rivolgeva ad Acate, recita: “Sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt” (“Sono le lacrime delle cose, e le cose mortali toccano la mente”; Augusto Rostagni la traduce: “la storia è lacrime, e l’umano soffrire commuove la mente”); Enea l’eroe pronuncia queste parole prima dell’incontro con Didone, alla vista delle incisioni sulla guerra di Troia, scolpite in un tempio cartaginese dedicato a Giunone[8].

4. Cicerone

“Velocemente però dimentichiamo le lezioni della storia, «maestra di vita».[34] Passata la crisi sanitaria, la peggiore reazione sarebbe quella di cadere ancora di più in un febbrile consumismo e in nuove forme di auto-protezione egoistica.”

Marco Tullio Cicerone (106 – 43 a.C.) è stato un avvocato, politico, scrittore, oratore e filosofo romano. Il De Oratore da cui è tratta la citazione, scritto tra il 55 e il 54 a.C , è  in 3 libri, nella forma di un dialogo platonico e tratta, in modo originale, della scienza necessaria all’oratore (1° l.), dell’invenzione (2° l.) e della disposizione dello stile (3° l.).

La frase completa di Cicerone è “Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis” , ovvero “La storia in verità è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera dell’antichità.[9]

5. Hillel

“Il saggio Hillel (I sec. a.C.) diceva al riguardo: «Questo è la Legge e i Profeti. Tutto il resto è commento»” [55].

E’ stato un rabbino ebreo (sec. 1º a. C. – inizî del 1º d. C.), che visse a Gerusalemme al tempo di Erode il Grande. Viene ricordata la sua risposta a un aspirante alla conversione, che desiderava conoscere l’intera Torah: “Ciò che non è buono per te non lo fare al tuo prossimo. Il resto è commento. Vai e studia (la Torah)”[10].

6. Gabriel Marcel

Siamo all’inizio del capitolo terzo dell’enciclica che ha per titolo “Pensare e generare un mondo aperto”: “L’essere umano (…) non giunge a riconoscere a fondo la propria verità se non nell’incontro con gli altri: «Non comunico effettivamente con me stesso se non nella misura in cui comunico con l’altro».[63]”

Pensatore e scrittore francese (Parigi 1889 – ivi 1973). I critici etichettano la filosofia di Marcel come esistenzialista. Lui rifiutava questa etichetta e la definiva “socratismo cristiano“. Marcel pensava l’essere come mistero. Per potersi avvicinare ad esso sono necessari l’amore, come rapporto con un altro Io che è unico e differente da tutti gli altri.

La citazione del papa è tratta dal saggio di filosofia concreta Du refus à l’invocation, del 1940[11].

7. Karl Rahner

Al di là

“«in ogni caso l’uomo deve pure decidersi una volta ad uscire d’un balzo da sé stesso».[67]”

Teologo e filosofo tedesco (1904 – 1984), fu un gesuita che ebbe un ruolo fondamentale nel Concilio Vaticano II. Amplissima e varia è la produzione teologica (più di 30 volumi e, complessivamente, circa 1600 pubblicazioni). Contribuì a traghettare la teologia cattolica verso la fine della neoscolastica, diede un contributo vigoroso alla «svolta antropologica» in teologia, autore della teoria teologico-religiosa cosiddetta dei «cristiani anonimi», ha individuato, nell’ambito della morale sociale, dei punti d’incontro tra etica cristiana e marxismo. Notevole è stato il suo impegno, sotto forma di saggi ed articoli, per la riforma della chiesa tridentina, in favore del pacifismo, del disarmo nucleare, dell’aiuto ai paesi del Terzomondo e della lotta contro lo sfruttamento dei popoli oppressi (con particolare attenzione ai movimenti della teologia della liberazione)[12]. Ovviamente odiatissimo dalla destra cattolica.

8.Paul Ricoeur

Andare oltre un mondo di soci

“Quale reazione potrebbe suscitare oggi questa narrazione (del samaritano, ndr.), in un mondo dove compaiono continuamente, e crescono, gruppi sociali che si aggrappano a un’identità che li separa dagli altri? (…) Come può commuovere quelli che tendono a organizzarsi in modo tale da impedire ogni presenza estranea che possa turbare questa identità e questa organizzazione autodifensiva e autoreferenziale? In questo schema rimane esclusa la possibilità di farsi prossimo, ed è possibile essere prossimo solo di chi permetta di consolidare i vantaggi personali. Così la parola “prossimo” perde ogni significato, e acquista senso solamente la parola “socio”, colui che è associato per determinati interessi.[80]”

Nella nota 80 è scritto: “In queste considerazioni mi lascio ispirare dal pensiero di Paul Ricoeur, “Il socio ed il prossimo”, in Histoire et vérité, Ed. du Seuil, Paris 1967, 113-127”.

Filosofo francese (1913 – 2005). Amico di Emmanuel Mounier, collaborò alla rivista Esprit.

E’ stato definito il “Johan Sebastian Bach” della filosofia. L’associazione con Bach ci viene suggerita in qualche modo dallo stesso Ricoeur che in uno dei suoi fragments, marcando la distanza tra la propria filosofia e la propria fede [e tra la filosofia e la religione in generale], scrive: «Io non sono un filosofo cristiano […]. Io sono, da una parte, un filosofo tout court […] e, dall’altra, un cristiano di espressione filosofica, come […] Bach un musicista tout court ed un cristiano d’espressione musicale». Quella di Ricœur è una filosofia, lo diciamo in modo paradossale, che non appartiene solo alla filosofia. Parla ai filosofi, agli storici, agli psicologi, agli psichiatri, ai teologi, agli esegeti, ai giuristi, ai linguisti, ecc. La citazione di Bergoglio è tratta da un suo libro del 1955 pubblicato quando insegnava Filosofia morale all’Università di Strasburgo.

9. Georg Simmel

“ (…) Ogni persona che nasce in un determinato contesto sa di appartenere a una famiglia più grande, senza la quale non è possibile avere una piena comprensione di sé. Questo approccio, in definitiva, richiede di accettare con gioia che nessun popolo, nessuna cultura o persona può ottenere tutto da sé. Gli altri sono costitutivamente necessari per la costruzione di una vita piena. La consapevolezza del limite o della parzialità, lungi dall’essere una minaccia, diventa la chiave secondo la quale sognare ed elaborare un progetto comune. Perché «l’uomo è l’essere-limite che non ha limite». [130]”

Georg Simmel (1858-1918), è stato un sociologo e filosofo tedesco. Oggi è considerato uno dei “fondatori” della sociologia. Simmel per primo si interessa dal punto di vista sociologico dei fenomeni legati ai grandi agglomerati metropolitani e dei fenomeni legati al trionfo dell’economia monetaria. Simmel presenta la modernità attraverso uno sguardo critico e disincantato.

 La citazione è tratta da un saggio del filosofo su storia, religione, arte e società del 1957[13].

10. Jaime Hoyos-Vasquez

“In alcuni quartieri popolari si vive ancora lo spirito del “vicinato”, dove ognuno sente spontaneamente il dovere di accompagnare e aiutare il vicino. In questi luoghi che conservano tali valori comunitari, si vivono i rapporti di prossimità con tratti di gratuità, solidarietà e reciprocità, a partire dal senso di un “noi” di quartiere.[131]”

Jaime Hoyos-Vásquez è un gesuita (1928), colombiano[14]. E’ stato professore di Metafisica presso la Facoltà of Philosophy presso l’Università Javeriana, a Bogotá. Ha collaborato con l’Equipe Latinoamericano insegnanti gesuiti di Filosofia.  Specialista sul pensiero di Martin Heidegger.

11. Antonio Spadaro

“Esiste infatti un malinteso. «Popolo non è una categoria logica, né è una categoria mistica, se la intendiamo nel senso che tutto quello che fa il popolo sia buono, o nel senso che il popolo sia una categoria angelicata. Ma no! È una categoria mitica […] Quando spieghi che cos’è un popolo usi categorie logiche perché lo devi spiegare: ci vogliono, certo. Ma non spieghi così il senso dell’appartenenza al popolo. La parola popolo ha qualcosa di più che non può essere spiegato in maniera logica. Essere parte del popolo è far parte di un’identità comune fatta di legami sociali e culturali. E questa non è una cosa automatica, anzi: è un processo lento, difficile… verso un progetto comune».[132]”

Antonio Spadaro (Messina, 6 luglio 1966) è un gesuita, giornalista, teologo, critico letterario e accademico italiano, attuale direttore della rivista La Civiltà Cattolica[15].

12. René Voillaume

“(…) ogni politico è pur sempre un essere umano.

È chiamato a vivere l’amore nelle sue quotidiane relazioni interpersonali. È una persona, e ha bisogno di accorgersi che «il mondo moderno, con la sua stessa perfezione tecnica, tende a razionalizzare sempre di più la soddisfazione dei desideri umani, classificati e suddivisi tra diversi servizi. Sempre meno si chiama un uomo col suo nome proprio, sempre meno si tratterà come persona questo essere unico al mondo, che ha il suo cuore, le sue sofferenze, i suoi problemi, le sue gioie e la sua famiglia. Si conosceranno soltanto le sue malattie per curarle, la sua mancanza di denaro per fornirglielo, il suo bisogno di casa per dargli un alloggio, il suo desiderio di svago di distrazioni per organizzarli». Però, «amare il più insignificante degli esseri umani come un fratello, come se al mondo non ci fosse altri che lui, non è perdere tempo».[190]

René Voillaume (1905-2003) è un prete cattolico francese, fondatore della congregazione dei Piccoli Fratelli di Gesù nel 1933, dei Piccoli Fratelli del Vangelo nel 1956, poi di quella delle Piccole Sorelle del Vangelo nel 1963, e la cui spiritualità si ispira alla vita di Charles de Foucauld. E’ stato un grande contemplativo. Era convinto che “i contemplativi sono i più realistici degli uomini[16].

13. Vinicius de Moraes

Una nuova cultura

“«La vita è l’arte dell’incontro, anche se tanti scontri ci sono nella vita».[204”]

Vinicius de Moraes (1913-1980), brasiliano, poeta, cantante, compositore, drammaturgo e diplomatico. Una vita molto travagliata. Riabilitato post mortem.

La citazione è tratta dal disco Samba della benedizione:

 “(…) Prendi tutti quelli che vanno in giro e scherzano con la vita. Attento, amico!

 La vita è una cosa seria e non ti sbagliare, eh?

Ce n’è una sola!

Due, che sarebbe meglio, nessuno mi convincerà che ci sono

Senza provarmelo con prove definitive, cioé

Certificato rilasciato dal Notaio del Cielo e sottoscritto

Dio e con la firma autenticata.

La vita, amico, è l’arte dell’incontro

Malgrado ci siano tanti disaccordi nella vita

C’è sempre per te una donna in attesa

Gli occhi pieni d’amore, le mani piene di perdono

Metti un poco d’amore nella tua vita

Come nel tuo samba

Metti un poco d’amore dentro un ritmo

E vedrai che nessuno al mondo vince

La bellezza che c’é in un samba, no (…)[17].

14 Aristotele

“È vero che i ministri religiosi non devono fare politica partitica, propria dei laici, però nemmeno possono rinunciare alla dimensione politica dell’esistenza [267] che implica una costante attenzione al bene comune e la preoccupazione per lo sviluppo umano integrale”.

Aristotele (385 a.C.-322 a.C.), filosofo greco, è ritenuto una delle menti più universali, innovative, prolifiche e influenti di tutti i tempi. Dante così lo descrive:

«vidi ‘l maestro di color che sanno

seder tra filosofica famiglia.

Tutti lo miran, tutti onor li fanno»[18]

In nota il papa riporta la citazione specifica: «L’essere umano è un animale politico»[19]. La Politica (in greco Τὰ πολιτιϰά) è un’opera di Aristotele dedicata all’amministrazione della polis. È suddivisa in otto libri, nei quali il filosofo analizza le realtà politiche a partire dall’organizzazione della famiglia, intesa come nucleo base della società, per passare ai diversi tipi di costituzione.

15. Charles de Foucauld

A conclusione dell’enciclica il papa scive: “Mi riferisco al Beato Charles de Foucauld.

287. Egli andò orientando il suo ideale di una dedizione totale a Dio verso un’identificazione con gli ultimi, abbandonati nel profondo del deserto africano. In quel contesto esprimeva la sua aspirazione a sentire qualunque essere umano come un fratello,[286] e chiedeva a un amico: «Pregate Iddio affinché io sia davvero il fratello di tutte le anime di questo paese».[287] Voleva essere, in definitiva, «il fratello universale».[288] Ma solo identificandosi con gli ultimi arrivò ad essere fratello di tutti. Che Dio ispiri questo ideale in ognuno di noi. Amen.”

C. de Foucauld (1858-1916), beato. Giovane in un mondo senza Dio, militare senza convinzione, viaggiatore impegnato, cercatore di Dio, monaco in un’abbazia trappista, eremita in Palestina, fratello di tutti a Béni Abbès, amico dei Tuareg nel deserto del Sahara.

Il papa cita tre brani del beato Charles, uno da Meditazione sul Padre nostro[20], e le altre da due lettere: Lettera a Henry de Castries[21] e Lettera a Madame de Bondy[22].

Annotazioni finali

I documenti del Concilio Vaticano II sembrano scomparsi dal radar dell’enciclica “Fratelli tutti”.

In realtà ve ne sono solo tre. La prima, però, l’incipit della Gaudium et Spes, è la chiave di lettura non solo dell’Enciclica ma anche di tutto il magistero di papa Bergoglio:

  • “«le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore».[53]”[23]
  • “Un essere umano è fatto in modo tale che non si realizza, non si sviluppa e non può trovare la propria pienezza «se non attraverso un dono sincero di sé».[62][24]
  • La Chiesa apprezza l’azione di Dio nelle altre religioni, e «nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che […] non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini».[271]”[25].

Il concilio Vaticano II è il faro del magistero gergogliano. Il riferimento al Concilio, a più di 50 anni dalla sua conclusione, è essenziale per poter capire il cuore dell’insegnamento complessivo di questo papa. Un grande storico, Giovanni Miccoli[26], ha indicato in maniera convincente come, con papa Francesco, sia riemersa e abbia preso corpo la particolare politica dei Gesuiti nel periodo che seguì il Concilio Vaticano II, sotto la guida di padre Arrupe. Già allora Bergoglio traduceva il Concilio con la centralità del vangelo sine glossa nella vita della chiesa, la attenzione primaria all’uomo povero, divenendo così il vessillo della riforma della Chiesa.

Infine una annotazione sulle citazioni dei documenti passati riguardanti la dottrina sociale della chiesa.

 Oltre ai suoi contenuti, questi riferimenti servono a iscrivere l’enciclica “Fratelli tutti” in continuità con la riflessione codificata della dottrina sociale che va dalla Rerum Novarum della fine dell’Ottocento alle encicliche cosiddette sociali degli ultimi papi. Ma, pur rilevando una certa continuità con il passato, nell’enciclica di papa Bergoglio è chiarissimo un decisivo cambio di passo. Sintetizzando molto, questo cambio di passo si può così descrivere:

La dottrina sociale della chiesa così come codificata finora, nasce in un regime di concorrenza con il mondo e, in particolare, con quella alternativa socialista-comunista. Anche temporalmente insegue chi per primo ha teorizzato cambiamenti e rivoluzioni di una società ingiusta e degradata. Si consolida, poi, in un contesto di una chiesa profondamente segnata dal conflitto con la modernità (sia scientifica sia istituzionale) che l’ha saldamente condotta e mantenuta ancora oggi su posizioni conservatrici. Invece questa enciclica di papa Francesco si pone non contro ma dentro la modernità: avoca a sé il monopolio della critica al sistema sociale, invoca una trasformazione delle istituzioni laiche, indica orizzonti nuovi di cambiamento e di trasformazione radicale, si pone come lievito della modernità. In totale assenza di voci alternative laiche, traccia con autorevolezza e credibilità, in una visione profondamente realista della realtà, orizzonti culturali, sociali, economici, politici, istituzionali che è difficile trovare nei gruppi dirigenti politici ed ecclesiastici a tutti i livelli, prevalentemente incapaci di interpretare e orientare i destini del mondo, di riformare e di riformarsi. Diventa così punto di trascinamento, di apertura di sguardi nuovi e di inevitabili processi innovativi per costruire un modo più umano e più giusto.

Il problema più serio, però (non solo per questa enciclica ma per tutto il magistero di papa Bergoglio), è la recezione, soprattutto per la chiesa tutta. Ma torneremo su questo cambio di passo, e se possono e come saranno recepiti i contenuti di questa enciclica.  Chi la ignora, la ignora. Chi la contesta, la contesta. Occorre guardarsi soprattutto da chi dice che l’enciclica è “tutta importante” ma non sa selezionare i punti chiave e non sa da dove partire per una recezione viva e dinamica. Perché è certo, sarà il primo, se anche la avrà letta, a metterla in un cassetto.

13 novembre 2020

Note


[1] Un’enciclica è il più alto genere letterario dei documenti papali. Dal greco enkýklos, che significa uno scritto circolare, un testo che è inviato “in giro”. Si tratta in realtà della stessa radice che sta all’origine del termine “enciclopedia”. Il genere “enciclica” diventa ordinario nel magistero pontificio nel corso del XIX secolo. Dal 1740, anno in cui fu rilanciata dal papa Benedetto XIV, ad oggi ne sono state scritta circa 300.

[2] Sono coì suddivise: la introduzione 6 cit., capitolo I 45 cit, cap. II 8 cit., cap. III 46 cit., cap. IV 22 cit., cap. V 63, cit., cap. VI 12 cit., cap. VII 49 cit., cap. VIII 24 cit..

[3] Enciclica “Fratelli tutti”, n.5.

[4] I numeri tra parentesi quadre, di questa come dei successivi brani da Fratelli tutti, sono i numeri delle note del testo dell’enciclica.

[5] Eloi Leclerc, O.F.M., Exilio y ternura, ed. Marova, Madrid 1987, 205. Non è stato tradotto in Italia. Il titolo completo è: Esilio e tenerezza (Servi e testimoni).

[6] Tradotto in tredici lingue ed è stato pubblicato in Italia nel 1963.

[7] Card. Raul Silva Henriquez, Omelia nel Te Deum Ecumenico, 18 settembre 1977.

[8] Papa Francesco e le sue citazioni virgiliane, cfr. anche  https://issuu.com/manifesto4ottobre/docs/quaderno_n.11_-_bozza_2020-galilea_letteraria

[9] «Historia […] magistra vitae» (M.T. Cicerone, De Oratore, II, 9, 36). Oggi, spesso, l’aforisma di Cicerone “la storia, maestra di vita”, si completa con “ma senza scolari” (Gramsci, L’Ordine Nuovo, 11 marzo 1921, anno I, n. 70).

[10] Talmud Bavli (Talmud di Babilonia), Shabbat, 31 a.

[11] ed. NRF, París 1940, 50 (ed. it. Dal rifiuto all’invocazione, Città Nuova, Roma 1976, 62).

[12] La citazione del papa è tratta da, Kleines Kirchenjahr. Ein Gang durch den Festkreis, Herder, Friburgo 1981, 30 (ed. it. L’anno liturgico, Morcelliana, Brescia 1964, 34).

[13] Brücke und Tür. Essays des Philosophen zur Geschichte, Religion, Kunst und Gesellschaft, Köhler-Verlag, Stuttgart 1957, p. 6 (ed. it. Ponte e porta, in Saggi di estetica, a cura di M. Cacciari, Liviana, Padova 1970, 8).

[14]Jaime Hoyos-Vásquez, S.I., Lógica de las relaciones sociales. Reflexión ontológica, in Revista Universitas Philosophica, 15-16, dicembre 1990 – giugno 1991, Bogotá, 95-106.

[15] Antonio Spadaro, S.I., Le orme di un pastore. Una conversazione con Papa Francesco, in Jorge Mario Bergoglio/Papa Francesco, Nei tuoi occhi è la mia parola. Omelie e discorsi di Buenos Aires 1999-2013, Rizzoli, Milano 2016, XVI.

[16] René Voillaume, Frère de tous, Ed. du Cerf, Paris 1968, 12-13.

[17] Vinicius De Moraes, Samba della benedizione (Samba da Bênção), nel disco Um encontro

no Au bon Gourmet, Rio de Janeiro (2 agosto 1962).

[18] Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, IV, vv. 131-133.

[19] Aristotele, Politica, 1253a 1-3.

[20] Charles de Foucauld, Meditazione sul Padre nostro (23 gennaio 1897): Opere spirituali, Ed. Paoline, Roma 1983, 555-562.

[21] Id., Lettera a Henry de Castries (29 novembre 1901): Id., Solo con Dio in compagnia dei fratelli, a cura di E. Bolis, Ed. Paoline, Milano 2002, 254.

[22] Id., Lettera a Madame de Bondy (7 gennaio 1902): cit. in P. Sourisseau, Charles de Foucauld 1858-1916. Biografia, trad. a cura delle Discepole del Vangelo e A. Mandonico, Effatà, Cantalupa (TO), 359.

[23] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 1.

[24] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 24.

[25] Conc. Ecum. Vat. II, Dich. Nostra aetate, 2.

[26] Cfr. tutta la introduzione, in particolare le pagg. XV-XVII, del libro G. Miccoli, Francesco, il santo di Assisi all’origine dei movimenti francescani, Donzelli Editore, Roma, 2010, pp.295.

One Reply to “LE CITAZIONI NELL’ENCICLICA “FRATELLI TUTTI””

  1. Papa Francesco enciclicamente porta in giro per il mondo la necessità di un modo che deve fraternizzarsi. I cristiani hanno un mondo d’amore da testimoniare, mettiamoci in sequela fraterna, è necessario, è doveroso, è vitale.

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