GLI ITALIANI SEGUONO SEMPRE MENO LA CHESA. LA CHIESA INSEGUE SEMPRE PIU’ GLI ITALIANI. MA COME?

Antonio Greco

I numeri del Rapporto 2018 sono senza contesto. Non spiegano perché la società italiana negli ultimi vent’anni ha vissuto non più crisi ma una singola crisi che interconnette quella ambientale, economica, sociale, politica, religiosa ….

Non capiremmo nulla della nostra storia se volessimo spiegare solo con i numeri perché gli italiani si secolarizzano o al contrario perché la chiesa italiana è divenuta “res inanimata” nei confronti delle questioni drammatiche che il nostro paese sta vivendo; perché un rinomato giornale quotidiano nazionale[1], in prima pagina, il 9 luglio ha aperto una discussione sul “bivio”: stai con il Papa o con Salvini?, come se i due fossero sullo stesso piano umano e culturale; perché certi atteggiamenti religiosi di politici fanno ridere e invece fanno presa su molti cattolici che faticano ad andare in profondità; perché la chiesa italiana, soprattutto nei suoi vertici, è più preoccupata della perdita del vecchio paradigma strutturale (basato su sicurezza economica e privilegi concordatari) che di rinnovarsi su un paradigma che è la ragione della sua esistenza basato sul coraggio di vivere e testimoniare il Vangelo; perché i tentativi di tanti laici cattolici di scuotere la chiesa italiana con documenti anche coraggiosi e significativi risultano poco credibili e senza conseguenze. Certo i numeri servono, scattano una fotografia, ma da soli non bastano. Servono anche le didascalie.

Al rapporto 2018 ne annoto alcune, arbitrarie e soggettive:

1. La secolarizzazione del paese sta avvenendo in mezzo ad un radicale trasloco delle ricchezze e dei poteri nelle mani di pochi. Questo radicale trasloco produce drammatiche disuguaglianze, disparità strutturali, “scarti umani” e concede vantaggi solo ad alcuni. E questo dimostra che è assolutamente falso che l’alta marea della globalizzazione fa galleggiare tutte le imbarcazioni. Occorre per capire, anche i fenomeni religiosi, tenere conto delle radici e della portata universale di questo cambiamento d’epoca che si manifesta con fenomeni visibili: la povertà, la migrazione, i disastri ambientali…ecc.. E non per concludere che questi fenomeni drammatici vengono prima e sono prioritari rispetto ai problemi specifici ecclesiastici o rispetto al teorico problema se la secolarizzazione di una società è un valore o un disvalore. Ma per concludere che le disuguaglianze prodotte da questo cambiamento d’epoca non possono essere neutre o altra cosa per la dimensione sia religiosa che laica della vita.

2. Accosto, in modo del tutto soggettivo, due affermazioni di due personalità con cultura diversa: il giornalista Michele Serra e il card. Ravasi, ai dati del Rapporto 2018 sintetizzabili in una affermazione evidente: l’Italia è in crisi di fede.

  a)“Se si eccettua una valorosa e nutrita minoranza di persone per le quali la fede cristiana è testimonianza di carità, per l’evidente maggioranza dei cattolici italiani la religione è soprattutto un omaggio alle tradizioni; un’abitudine sociale; un comfort identitario (il cattolico Michele Straniero citava, beffardo, «i comfort della religione»). (…) Anche per esperienza personale, non ho dubbi: la sensibilità di ogni singola persona e le sue opinioni politiche (ivi compresi i pur logori concetti di “destra” e “sinistra”) orientano gli animi ben più dell’appartenenza religiosa. Ho conosciuto cattolici praticanti che erano ben poco cristiani, e miscredenti più cristiani di loro. Dalle chiese escono ogni domenica persone magnifiche e farabutti, carabinieri e mafiosi, grandi spiriti e spiriti mediocri” [2].

b)Tutti i grandi studiosi affermano il ritorno del sacro. Però il sacro può essere solo qualcosa di rituale, di esteriore, di convenzionale. Temo che il credere profondo sia in crisi. I veri credenti sono minoranza. Non dobbiamo e non possiamo pretendere di essere maggioranza, di gestire la società come è avvenuto in passato. Possiamo e dobbiamo essere, lo ripeto, una spina nel fianco, cioè una testimonianza viva. Come i cristiani delle origini, che si rifugiavano nelle catacombe ma non per questo rinunciavano a impegnarsi in pubblico. (…) Credere è un rischio. Fede e religione non sono sinonimi, anche se tra loro connessi. La fede è un’esperienza esistenziale, una scelta radicale. La religione è la manifestazione esteriore”[3].

3. ll Rapporto 2018 indica non solo la tendenza alla secolarizzazione e all’indebolimento dell’attaccamento degli italiani alla religione ma rileva anche che per la parte degli italiani che frequentano i sacramenti, in particolare battesimo e cresima, questi sono riti magici e occasioni per feste mondane. Il distacco dalla chiesa cattolica, per molti italiani, non è una scelta ma solo una mancanza di una proposta di vita più impegnata. “La religione a buon mercato” prevale su scelte di spiritualità impegnate.

4. L’abbandono sempre più accentuato della pratica religiosa dei cattolici è indiscutibile. Anche se non è l’unico criterio della misura della fede, l’abbandono dei riti, del battesimo, della cresima, del matrimonio, pone una domanda fondamentale. Ci dobbiamo chiedere se sono davvero i fedeli che hanno disertato le chiese o se sono invece le Chiese che hanno abbandonato i credenti. La parrocchia è diventata una “stazione di servizi religiosi” che non incide più di tanto sulla formazione delle coscienze. Le 25.000 mila parrocchie sono diventate enti religiosi in crisi. Il tentativo di risolvere la crisi eliminando o unificando le parrocchie per mancanza di clero asseconda solo “tentazioni pelagiane”. Il pelagianesimo porta ad avere fiducia solo nelle strutture e nella organizzazione. Il suo stile è di controllo, di durezza, di normatività, di conservatorismo e di fondamentalismo. Pone la struttura al servizio del prete che comanda.[4]

5. Le nuove ordinazioni di preti sono in caduta verticale: 8mila sacerdoti in meno di vent’ anni fa. Quando i preti scarseggiano i vescovi italiani sono tentati da due strade. Una è la massiccia importazione di clero immigrato; così quella del prete potrebbe diventare, tra non molto, una “professione etnica”, come quella della badante o del mungitore. O la strada, più diffusa, di sostituire i preti con i laici, ma con le stesse funzioni, non tutte, del prete. Mettere un laico al posto del prete per clericalizzarlo o soffocare nei laici la cura accogliente e generosa dei carismi che Dio ha dato loro per una Chiesa in uscita, riduce il servizio a mestiere.

6. La società italiana è sempre più autonoma dalla chiesa cattolica. Non lo è la classe politica. Nulla si muove per la legge sulla libertà religiosa, sull’adeguamento dell’Insegnamento della religione nella scuola pubblica alla evoluzione della società attuale, sul recupero dell’Ici non pagata dalla Chiesa secondo quanto hanno stabilito i giudici della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sulla revisione del meccanismo dell’8 per mille…

7. Le risorse materiali, invece, dice il Rapporto 2018, non sono in crisi. L’attuale sistema del finanziamento pubblico alla Chiesa Cattolica è molto problematico: il meccanismo dell’otto per mille escogitato vent’anni fa è ingiusto, problematico per ragioni tecniche, non risponde più alle effettive volontà dei contribuenti italiani e danneggia la credibilità di una chiesa italiana che si dice, a parole secondo il Vangelo, disinteressata al denaro e povera ma di fatto non lo è.

Contemporaneamente al Rapporto 2018 è stato pubblicato un documento di un gruppo di “CRISTIANI DEL TRIVENETO – DAL “FORUM DI LIMENA” per sollecitare il confronto nella Chiesa e nella società dal titolo “Il futuro che vogliamo”. Il documento è interessante (come tanti altri sfornati in questo periodo) ma è poco credibile per il sostanziale vuoto e silenzio di fronte a tre questioni fondamentali che coinvolgono religiosità e secolarizzazione, laicità e fede, e che formulo in tre domande:

  1. E’ possibile essere cristiani oggi senza essere teisti? “Non c’è un Dio esterno alla vita. Dio, piuttosto, è la profondità ineludibile e il centro di tutto ciò che è. Dio non è un essere superiore a tutti gli altri esseri. Dio è il Fondamento dell’essere stesso. E molto discende da questo punto di partenza. Gli artefatti della fede del passato devono essere intesi in modo nuovo se ci devono accompagnare oltre l’esilio, e ciò che non può essere inteso diversamente dovrà essere messo da parte. Il tempo c’informerà su gli uni e gli altri[5].
  2. E’ possibile che i cattolici italiani siano credibili nella società e, in particolare, in politica, con qualsiasi forma vogliano praticarla, se non praticano la democrazia in parrocchia, in diocesi o nei gruppi-movimenti? I vescovi italiani pongono ostacoli insormontabili alla richiesta di un sinodo nazionale della chiesa italiana auspicato dallo stesso papa Francesco. Il sinodo non è assimilabile ad una forma di democrazia laica ma è la promessa minima di un decentramento dei poteri di uno degli ultimi sovrani totalitari esistenti. Eppure si ostacola anche questo.
  3. E’ possibile fermare la emorragia religiosa dei cattolici italiani se i privilegi del Concordato si accentuano, con pretese in ogni occasione, e nessuna spinta viene dai cattolici per la libertà religiosa in Italia?

Dubito che possano esserci risposte a breve e credibili ai suddetti interrogativi da parte dei vertici ecclesiastici italiani.

Allora ben venga per la chiesa italiana la piaggia purificatrice di una sana secolarizzazione.

11 luglio 2019

[1] la Repubblica del 9 luglio 2019.

[2] Michele Serra, in la Repubblica del 9 luglio 2019.

[3] Intervista a Gianfranco Ravasi a cura di Aldo Cazzullo in “Corriere della Sera” del 16 giugno 2019.

[4]La dottrina cristiana non è un sistema chiuso incapace di generare domande, dubbi, interrogativi, ma è viva, sa inquietare, sa animare. Ha volto non rigido, ha corpo che si muove e si sviluppa, ha carne tenera: la dottrina cristiana si chiama Gesù Cristo”. Papa Francesco alla chiesa Italiana, Firenze 2015.

[5] J.S. Spong, Perché il cristianesimo deve cambiare o morire (oltre il teismo verso nuove immagini di Dio), in Adista Documenti n° 23 del 22/06/2019.

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One Reply to “GLI ITALIANI SEGUONO SEMPRE MENO LA CHESA. LA CHIESA INSEGUE SEMPRE PIU’ GLI ITALIANI. MA COME?”

  1. Vedo la crisi ogni volta che finisce un qualcosa. E si chiama crisi un “processo” che finisce. Non è ottimismo dire anche che cambierà; il Cristianesimo non è una ideologia, ne una filosofia o altro. E’ L’AMORE datoci e cambiandoci ci riporta alle origini del pensiero di Dio. DIO è Amore che persegue il suo amore per l’umanità. Certamente ci inseguiamo !

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