“VOCAZIONE CRISTIANA… UNA FACCENDA LAICA”

Venerdì 26 ottobre 2018 a Brindisi nel tempio valdese il filosofo e teologo AUGUSTO CAVADI ha tenuto una conferenza sul tema VOCAZIONE CRISTIANA…UNA QUESTIONE LAICA. CAVADI ha insegnato filosofia a Palermo ed ha scritto numerosi libri tra cui “Essere profeti oggi. La dimensione profetica dell’esperienza cristiana”
“In verità ci disse altro: oltre i fondamentalismi cristiani”
“Beato fra i mafiosi. Don Puglisi: storia, metodo, teologia”
“Il dio dei mafiosi”
“Il dio dei leghisti”
“Strappare una generazione alla mafia: lineamenti di pedagogia alternativa” “Filosofia di strada: la filosofia-in-pratica e le sue pratiche”
“Quando ha problemi chi è sano di mente. Un’introduzione al philosophical counseling” .L’incontro è stato organizzato dalla Chiesa Valdese di Brindisi e dall’Associazione “Manifesto4ottobre”, ed è stato moderato dal pastore Bruno Gabrielli e dal prof. Fortunato Sconosciuto. Pubblichiamo la trascrizione dell’audio della conferenza, curata da Angela Colasuonno e rivista dall’Autore.

Ringrazio l’Associazione Manifesto4Ottobre – ho scoperto cercando in internet perché “4 ottobre” – e ringrazio soprattutto voi che avete deciso di investire un’oretta del vostro tempo per questo incontro. Incontro che spero sia – come avviene normalmente nei nostri incontri a Palermo – un dialogo: quindi dirò alcune cose ma spero che sia, come dire, una comunicazione bilaterale.

VOCAZIONE : IN CHE SENSO ?

Il tema non l’ho scelto io , mi è stato assegnato. Ho apprezzato che c’è una nemesi storica perché è giusto che un insegnante, che per 40 anni assegna i temi e fa soffrire gli alunni, una volta in pensione, sia soggetto all’arbitrio di altri che assegnino i temi a lui. E lo mettano in difficoltà. Quindi ho ubbidito all’indicazione dell’ospite: “La vocazione cristiana….. una faccenda laica “.

Ma, se dovevo accettare il titolo, mi sono riservato il diritto di dire in che senso lo interpreto perché quando ero cattolico – e lo sono stato anche in maniera fervente – avrei inteso il termine “vocazione” in un senso molto letterale che probabilmente (me lo direte voi) è il senso che danno a questa parola alcuni di voi: la vocazione come la chiamata particolare di Dio che progetta per ciascuno di noi – uno a uno – la sua strada. Diciamo che fino ai miei 30 anni ho creduto a questo Dio così personale e personalizzante: ricordo che mi commuoveva molto un frammento di Pascal che faceva dire a Gesù : “Una goccia del mio sangue io l’ho sparsa proprio per te” . Questo senso della vocazione come una chiamata dall’eternità per ciascuno di noi – non so se purtroppo o per fortuna – negli ultimi decenni non l’ho più, l’ho perduto. Mi pare improbabile, studiando – non studiando, meglio dire: leggendo come facciamo tutti qualche articolo di astrofisica e di astronomia -, pensare che il Principio assoluto di tutto l’universo – rispetto a cui la nostra galassia è una cosetta sperduta contenente un sistema solare sperduto, dove c’è un pianetino sperduto – ci sia un Dio che mi pensi e mi voglia, diciamo, in maniera così unica, così irripetibile. Faccio fatica a crederlo, anche se mi piacerebbe che fosse così, che Dio mi avesse chiamato e che chiami ciascuno di noi. Vedo tanto dolore, tanta sofferenza e mi chiedo se Dio può essere quello che fa nascere un bambino focomelico, o meningitico; che , come dire, programma il bambino che nasce in Africa costretto a scappare sui barconi o la ragazza che subisce cose orribili. Ma questo soltanto per dirvi che ho inteso il termine “vocazione” non nel senso letterale in cui forse qualcuno di voi lo intende. E , sia detto fra parentesi, se lo intende in questa maniera , ho soltanto rispetto e un poco d’invidia anche. Questa fede così precisa non la ritengo infondata, mi farebbe piacere continuare a credere che anche di me si potesse dire quello che San Bernardo dice alla Madonna: “termine fisso d’etterno consiglio”, che cioè da tutta l’eternità Dio ha pensato alla Madonna, ha pensato a ciascuno di noi. Però siccome da filosofo credo che dobbiamo confrontarci sinceramente, nella lealtà, allora mi sentirei di prendervi in giro se facessi finta di credere alla vocazione in un senso così letterale. Userò questo termine nel senso generico con cui diciamo: “Quello ha la vocazione a fare il medico”, “Quello ha la vocazione a fare il calciatore” . Che cosa intendiamo? Che per tutta una serie di motivi di carattere genetico, temperamentale, educativo, sociale , per via delle letture e degli incontri , questa persona decide di fare il medico o si ritrova a fare il calciatore o il ciabattino o il pastore valdese. Insomma ho inteso il termine “vocazione” in questo senso ampio, generico .

Non prevedo di dire più di due o tre cose, però vorrei che almeno queste due o tre cose fossero chiare in modo che, poi, possiamo discutere non su quello che ognuno di noi suppone che abbia detto l’ altro, ma su quello che l’altro ha detto veramente.

CRISTIANO: IN CHE SENSO ?

Ho precisato che assumo il vocabolo “vocazione” non nel senso letterale, ma nel senso ampio, generico, del termine. Adesso mi tocca precisare la seconda parola in gioco: in che senso è “laica” la vocazione cristiana in quanto “faccenda laica”? Perché non c’è dubbio che, se prendiamo il termine “cristiano” e il termine “laico” nella accezione comune, stiamo parlando di due opposti, stiamo formulando un ossimoro: chi è cristiano non è laico, chi è laico non è cristiano . Quindi non ci sarebbe da discutere se prendiamo i due termini nell’accezione semantica comune, volgare. Sono convinto, invece, che è possibile una compatibilità fra l’essere cristiani e l’essere laici, però solo se prendiamo il termine “cristianesimo” in un determinato senso e il termine “laicità” in un altro senso, altrettanto determinato . Quindi vorrei soltanto, in maniera molto semplice, dirvi che cosa oggi penso dell’essere cristiano e dell’essere laico; e perché questo modo di intendere il cristianesimo e questo modo di intendere la laicità sono perfettamente compatibili secondo me , come secondo la tradizione valdese, a cui purtroppo per me non appartengo ( diciamo che non ho avuto la… vocazione ad essere valdese).

Cristiano in un certo senso è un termine ambiguo. O, per lo meno, problematico. Ritengo che, quando ha detto che c’è stato nella storia un solo cristiano ed è morto sulla croce, Nietzsche sostanzialmente avesse ragione. Invece noi sprechiamo il termine dicendo “cristiano”, “cristianesimo”, “cristianità”… Sono 20 secoli di cristianesimo, ma il cristianesimo dei cristiani e il cristianesimo di Gesù coincidono? Nietzsche dice che c’è stato un solo cristiano ed è morto sulla croce, perché? Pochi anni dopo la morte di Gesù, nasce una religione che egli non aveva minimamente pensato di fondare. Certo quando ho cominciato a studiare, da cattolico praticante, queste cose (mi sono iscritto in teologia a Roma), vi confesso sono rimasto sconvolto. Gesù non ha voluto la Chiesa? Non ha voluto una nuova religione? No. Infatti un teologo anglicano molto importante, Dodd, ha scritto un volume: “Il fondatore del cristianesimo”. Tutti quelli che lo vanno a comprare pensano che sia un volume su Gesù ed è, invece, un volume su San Paolo . Perché? Perché la storia è questa: il cristianesimo non l’ha fondato Gesù, l’ha fondato San Paolo. E San Paolo ha fondato il cristianesimo, esplicitando in maniera stupenda alcune intuizioni di Gesù e deformandone altre. Da allora parte la storia di qualche cosa che noi chiamiamo “cristianesimo” e che è pieno di dogmi, divieti morali, precetti, liturgie, testi di cui Gesù non sapeva nulla. Ricordo che un mio professore di teologia al Laterano mi spiazzò. Venivo dalla provincia, da Palermo, andavo a Roma a studiare teologia perché volevo rafforzare la mia fede ed essere un crociato ben ferrato e questo docente ci dice in lezione: “La grande fortuna di Gesù è stata che ancora non c’era l’Inquisizione perché, se l’avesse esaminato Ratzinger e gli avesse fatto una serie di domande – credi nella Trinità ? Credi nell’incarnazione ? Nella transustanziazione ? – Gesù non avrebbe neppure capito le domande. Sarebbe rimasto sbalordito: Ma questo che vuole da me? Perché mi sta facendo questo tipo di domande? Perché usa questo linguaggio?”. Come ha scritto nel suo testamento spirituale un mio amico che è morto quasi 90enne qualche anno fa, il padre cappuccino Ortensio da Spinetoli, in questi 20 secoli il messaggio di Gesù si è caricato di sovrappesi. è diventato obeso. Ha scritto un libro che si chiama L’inutile fardello. Non lo volevano pubblicare in Chiare Lettere perché è una casa editrice molto laica (nel senso corrente della parola…), poi – in seguito a delle insistenze – lo pubblicano. Quando hanno visto che in pochi mesi si erano esaurite le prime copie, l’hanno ristampato e sono ancora stupiti che un libro di teologia , di un Cappuccino morto a 88 anni, venda in Italia, in questa fase storica, migliaia di copie. Ortensio da Spinetoli, dunque, dice: abbiamo caricato sulle spalle della gente dei pesi inutili o, addirittura, controproducenti. Anch’io ho perduto tanti amici che, da giovani, erano cattolici ferventi. Perché? Perché si sono trovati di fronte a tutta una serie di valori non negoziabili – come li chiamava il Cardinale Ruini che ha contribuito a rovinare la Chiesa italiana – per cui, quando tu ad un ragazzo nel ’68 (io nel ’68 avevo 18 anni) dici che non devi andare a ballare, meno ancora a scopare, a convivere…quel giovane ti risponde: no, se è questa la proposta, la rifiuto. Non è che la gente comune perde tempo a studiare teologia, no; dice: “Mi stanno dicendo che, se voglio andare a messa e accedere alla comunione, devo vivere così. Così non ci voglio vivere, prendo tutto il pacco e lo butto , lo rifiuto, lo rimando al mittente”.

E, allora, “inutile fardello”: perché? Perché, come dice un altro teologo, ma è una frase famosissima che avrete sentito pronunziare, “Gesù annunziò il Regno di Dio – che nel Vangelo significa fraternità, attenzione al povero, libertà interiore, vita comunitaria , impegno sociale – e invece venne la Chiesa”. Annunziò il Regno – cioè una rivoluzione universale: nuovi cieli, nuova terra – e invece arriva la Chiesa. Voglio essere il meno impreciso possibile. Questa frase è una frase a effetto così che uno esclama: “Ah, sarebbe bello che avessimo Gesù senza la Chiesa!”; però dobbiamo essere realisti. Se non fosse nata la Chiesa , la Chiesa di Paolo, la Chiesa delle varie comunità, la Chiesa dei primi Padri, la Chiesa di Agostino… noi, oggi, di Gesù non sapremmo assolutamente N-U-L-L-A ! Ci sono stati tanti Messia prima e dopo di lui, per lo meno sedicenti messia, di cui noi non abbiamo minimamente notizie: senza la Chiesa, Gesù sarebbe stato uno dei tanti. Hegel, all’inizio dell’Ottocento, l’ha detto con chiarezza: ogni movimento spirituale sopravvive se diventa istituzione. Alberoni – che forse è qualche gradino più sotto di Hegel… – ha scritto il libro Movimento e istituzione. E’ chiaro che l’istituzione raffredda, solidifica, cristallizza il movimento originario; però è inevitabile che ci sia un’organizzazione giuridica, una tradizione culturale. Il problema è: questa struttura organizzativa, che chiamiamo “Chiesa”, doveva essere per forza la struttura organizzativa che è stata? I diaconi, i presbiteri , i vescovi, e poi via via i cardinali, il Papa … Nel 1200 i Valdesi hanno cominciato a dire: “No, facciamo un po’ di piazza pulita: siamo tutti laici”. La reazione è stata durissima: la Chiesa istituzionale li ha perseguitati e costretti a rinchiudersi nelle valli valdesi. Nel 1500 ci riprova Lutero, però – per quel poco che ho visto viaggiando un po’ in Germania – non è che le grandi chiese protestanti non hanno il loro “ clericalismo”, la loro struttura gerarchica. Ho visto scappare tanti coetanei dalla Chiesa cattolica, ma anche da chiese cristiane: non parliamo dell’Anglicanesimo, non parliamo dell’Ortodossia bizantina… Per cui Ortensio da Spinetoli – lo cito per la seconda e ultima volta – in questo libro L’inutile fardello fa un’osservazione che spiega perché, quando era vivo, è stato buttato fuori da tutte le università pontificie e persino dal convento dei Cappuccini. (L’Ordine dei Cappuccini ha avuto l’ordine da Roma di non tenerlo neppure in convento. Io lo andavo a trovare ogni tanto al cimitero di Recanati perché il cimitero aveva una casetta dove stava la famiglia del guardiano del cimitero – padre, madre e figlia – e lui era stato accolto dalla famiglia del custode del cimitero dove è morto 88enne) . Ho capito perché tanto accanimento contro di lui. In questo libro, in sostanza, dice: i cristiani hanno condannato per eresia migliaia di chiese, movimenti, gruppi, associazioni, individui… ma se lo sono chiesti se, per caso, il cristianesimo non sia la prima eresia rispetto a Gesù? Cioè: il cristianesimo, come storicamente si è configurato, è ortodosso rispetto al messaggio di Gesù o siamo tutti dentro una grande eresia che è l’aver voluto fondare una religione per uno che ha detto che era venuto il momento di superarle tutte? “Non adorerete più né qui né a Gerusalemme, ma il Padre lo adorerete in Spirito e verità”: magari non lo ha detto letteralmente, perché questa è la scuola di Giovanni che lo scrive 70 anni dopo, ma insomma sicuramente Gesù non era un sacerdote, non era un teologo, non era un professore di teologia. Nella parabola del buon samaritano il primo che passa è un prete, il secondo un professore di teologia , non si ferma nessuno dei due: si ferma – oggi diremmo- un laico, che per giunta apparteneva a un’altra confessione religiosa e a un’altra ideologia politica. E’ come se oggi raccontassimo: un cattolico scende da Brindisi a Lecce, viene aggredito dai briganti , è a terra che sta morendo, passa il monsignore e se ne frega, passa il professore di teologia che deve andare a Lecce a fare lezione e se ne frega , passa un nero comunista musulmano e dice: “No, a questo meschino qua nessuno ci sta pensando”. E allora, se il cristianesimo fosse (non sono venuto a dare certezze perché non ce l’ ho neppure io: offro delle piste, delle ipotesi di lavoro, su cui riflettere) la prima grande eresia rispetto all’annunzio originario di Gesù, noi oggi dovremmo profondamente rivedere la nostra identità cristiana. Non potremmo sbandierare il cristianesimo come un’identità culturale, politica e religiosa da sbattere in faccia al musulmano, all’ebreo , al non credente. Quindi, quando mi dico “cristiano”, ho il dubbio di essere frainteso. Ho scritto un libro per dire in che senso: In verità ci disse altro. Sono cristiano nel senso che ho una grande ammirazione per Gesù, ma ritengo che oggi noi dobbiamo prendere il meglio della tradizione cristiana e liberarci dall’inutile fardello ; prendere il meglio della tradizione ebraica e liberarci dagli inutili fardelli delle tante correnti ebraiche (non esclusi gli ortodossi di Gerusalemme che ammazzano i palestinesi) ; prendere il meglio della tradizione islamica, buddhista, socialista, liberale; il meglio della tradizione in cui io mi muovo con più agio , della tradizione filosofica (Socrate, Platone , Aristotele, hanno detto tante minchiate! Sissignore! Ma solo minchiate? Trovo una grande spiritualità nella tradizione filosofica, ma anche qua va operata la cernita , l’analisi critica). Secondo me il futuro dell’umanità esige che tutte le tradizioni culturali religiose, sapienziali, si offrano come tessere di un mosaico; un mosaico sempre in fieri, sempre in divenire, in cui ogni tessera è fondamentale. Penso che la tessera, l’apporto, dei cristiani sia nell’ insistenza sull’amore gratuito. Non è vero, come ci insegnavano da bambini, che Gesù è stato il primo a dire questo: non è stato il primo, non è stato l’ultimo ; lo dicevano dei maestri ebrei prima di lui, contemporaneamente a lui. E prima di lui lo aveva detto Socrate che è meglio subire che fare giustizia; lo aveva detto Buddha esaltando la compassione verso tutti i viventi… Però è vero che ogni sapienza ha la sua specificità. Come il buddhismo insiste molto sull’impermanenza delle cose e può aiutarci a maturare la libertà interiore, il gusto del silenzio e così via… il cristianesimo può sollecitarci all’amore gratuito e operativo. Filosofia occidentale, islamismo, socialismo… penso che ci sia da imparare qualcosa da tutti, da raccogliere questi frammenti per vedere di costruire una sapienza complessiva. Perché non possiamo fare la globalizzazione delle merci, forse la globalizzazione dei saperi scientifici e non pensare a una globalizzazione delle sapienze?

LAICO: IN CHE SENSO ?

E allora mi chiedo se uno è cristiano in questo senso – nel senso che accetta l’annunzio del Regno di Dio e prova, con tante contraddizioni, con tante infedeltà, con tante incoerenze, come nel mio caso, a viverlo: quindi a praticare la solidarietà con chi soffre, l’attenzione a chi non ha parola , l’apertura al dialogo, la fraternità – ecco, se uno è cristiano in questo senso può anche essere laico? E qui bisogna dire qualche parola, appunto, su cosa intendiamo per “laico”. Perché almeno in Italia – non so nelle altre lingue – la parola “laico” la troviamo sempre in contesti polemici. Il laico è un “non”: un “non” cattolico, un “non” magistrato al Consiglio Superiore della Magistratura… Ma possiamo definire la laicità in termini puramente negativi, puramente polemici? Questa accezione semantica del vocabolo “laico” è un’accezione riduttiva. Secondo me c’è stata una persona che ha riflettuto molto su questo tema e lo ha incarnato in Italia: Norberto Bobbio. Ha molto riflettuto sulla laicità come valore positivo sostenendo: “Non è che, perché sono laico, mi lascio definire negativamente: non sono tutta una serie di aggettivi privativi. Sono laico e dunque ho le mie virtù, ho le mie qualità”. Essere laici, se usciamo dal significato volgare del termine, significa avere senso dei propri limiti, l’arte del dubbio, il desiderio di ascoltare punti di vista diversi dal mio, non imporre le mie idee a chi la pensa diversamente. Laico è Voltaire che dice: “Non la penso come la pensi tu, ma sono disposto a dare la mia vita affinchè tu abbia la possibilità di dire ciò che pensi”. Quindi: la laicità è un grappolo di qualità positive, non di qualità definite polemicamente in negativo .

A MO’ DI CONCLUSIONE

Chiudo. In che senso cristianesimo e laicità sono conciliabili? Se intendiamo il cristianesimo come gesuanesimo e se intendiamo per laicità scegliere di essere uno del “popolo” che pensa, che dialoga con gli altri, che ascolta, che collabora volentieri. Per cui , per esempio, Ernesto Balducci (un prete fiorentino del XX secolo) , prima di morire in un incidente stradale, è arrivato a queste posizioni: il primo laico, nel senso vero della parola, è stato Gesù. Vi leggo dal suo libro L’uomo planetario: “E’ vicino il giorno in cui si comprenderà che Gesù di Nazareth non intese aggiungere una nuova religione a quelle esistenti, ma al contrario volle abbattere tutte le barriere che impediscono all’uomo di essere fratello all’uomo. E specialmente all’uomo più diverso e più disprezzato. Egli disse: Quando sarò sollevato da terra attirerò tutti a me. Non prima dunque, ma proprio nel momento in cui fu sollevato sulla croce egli entrò nell’angoscia ed emise il suo spirito spogliato da tutte le determinazioni. Sulla croce lui non è ebreo, non è rabbi, si è spogliato di tutte le sue determinazioni ; non era più allora né di razza semitica , né ebreo, né figlio di David : era universale. Come è universale la qualità che in quell’annullarsi divampò: l’amore per gli altri fino all’annientamento di sé”. E’ in questo annientamento per amore la definizione di Gesù, “uomo planetario” lo chiama Balducci: uomo planetario, uomo universale. L’uomo che non conosce barriere e, in questo senso, laico. Così chiude Balducci qualche riga dopo: “ Chi ancora si professa ateo o marxista o laico e ha bisogno di un cristiano per completare la serie delle rappresentanze sul proscenio, non mi cerchi. Io come Gesù non sono che un uomo”. Sono l’uomo nudo, l’uomo senza determinazioni, l’uomo senza barriere. Una conferma mi è venuta da un amico – mio, di Bruno Vergani, di Laura Palermo – , un filosofo romano che ha pubblicato in questi mesi con la Donzelli il libro In nome del bene e del male (Orlando Franceschelli, ndr) in cui tenta di fondare un’etica non religiosa. Lui dice: sono ateo, sono darwinista, sono naturalista, però credo nell’etica samaritana. Per me la ragione e il sentimento bastano per orientarmi nella vita. Senza bisogno di ricorrere a Dio , alla fede nel Trascendente (lui dice: chi ce l’ha se la tenga, buon per lui), lavoro affinché fiorisca la felicità possibile in me e in tutti gli animali senzienti e affinché diminuisca il male inteso come l’indifferenza egoistica verso la sofferenza di qualsiasi animale senziente, uomini in primis.

Per concludere il mio input (sperando che voi adesso lo contestiate punto per punto con la libertà dei figli di Dio per chi ha fede, con la libertà dei cittadini democratici per chi non ha fede): alla domanda se si PUO’ essere cristiani e laici risponderei che, se si è veramente cristiani, si DEVE essere laici. Non si può non essere laici. Se scocca un’incompatibilità fra fede cristiana e laicità o non abbiamo capito la fede cristiana o non abbiamo capito la laicità.

http://www.augustocavadi.com

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