“IL FUTURO DELLA CHIESA”

Giampiero Forcesi ha pubblicato in “c3dem” – http://www.c3dem.it – del 5 ottobre 2018(1) un resoconto dell’assemblea della rete Viandanti(2) svoltasi il 22.9.2018.  Di questo pubblichiamo la parte in cui si sintetizza la relazione tenuta dal Prof. Fulvio De Giorgi, Professore di Storia dell’Educazione all’Università di Modena e Reggio Emilia,  Coordinatore del Gruppo di Riflessione e Proposta di Viandanti.

Delle diverse voci venute dai gruppi non è possibile dare conto qui. Un ruolo importante, nell’assemblea, l’ha svolto Fulvio De Giorgi, nella sua relazione sul futuro della chiesa, con le sue tesi ispirate a un “ottimismo tragico”, come l’ha chiamato lui stesso. Riprendendo, anche lui, la considerazione di papa Francesco che siamo di fronte a un cambiamento d’epoca, più che non a un’epoca di cambiamenti, tanto per la società quanto per la Chiesa, ha individuato alcuni crinali decisivi di tale cambiamento: a livello antropologico, per la messa fuori gioco definitiva di due elementi che sono stati per millenni dei capisaldi antropologici, come la sacralizzazione della sessualità procreativa e il potere dei maschi sulle femmine; a livello cognitivo, per la perdita di comprensibilità di concetti come dogma ed eresia; a livello socio-ecclesiale, per la insostenibilità del modello tridentino, incentrato sulla netta separazione tra clero e laicato e il conseguente formarsi di caste e del tanto vituperato, oggi da Francesco, clericalismo (per superare realmente il quale – secondo De Giorgi – non basterebbe forse un concilio).

Cambiamento anche a livello pastorale: per De Giorgi la chiesa ha assunto da oltre due secoli un modello pastorale fondato su una sorta di totalitarismo, su un’idea di cristianità, che tra ‘700 e ‘800 si è giustificata per la paura della chiesa di essere vittima di un complotto da parte vuoi dei massoni, vuoi degli ebrei, dei socialisti o dei liberali; e che nel ‘900 è stata sostenuta per far fronte al totalitarismo fascista e a quello comunista, come pure al materialismo teorico. E l’evento conciliare, se ha recuperato l’attenzione critica al materialismo pratico più che non a quello teorico (cioè agli aspetti concreti del vivere, al di là del dirsi cattolico senza che poi si viva il vangelo), non è riuscito a superare fino in fondo l’atteggiamento insito nell’idea di cristianità, e questo perché era ancora sulla breccia il comunismo. In seguito, con il crollo del comunismo alla fine degli anni ’80, e con il trionfo della globalizzazione neoliberale e del materialismo pratico, la chiesa – secondo De Giorgi si mostra incapace di comprendere il cambiamento in corso (al di là dell’ultimo Montini della Evangelii nuntiandi) e di nuovo ritiene di dover mettere in campo un accentramento totalizzante, un rafforzamento del potere del clero, una contrapposizione dottrinale e culturale (il progetto culturale della chiesa italiana, i valori non negoziabili…). Una visione sbagliata, dice De Giorgi, che interpreta la globalizzazione neo-liberale come una ideologia mentre si tratta di individualismo, di una nuova forma di scetticismo, di un materialismo dei comportamenti più che delle idee. Una visione e una reazione sbagliate che hanno avuto effetti devastanti, perché intere generazioni si sono allontanate dalla chiesa. De Giorgi ritiene che Ratzinger abbia tentato di dare una risposta diversa, più moderna (nello spirito di Newman e di Rosmini, che egli ha beatificato) al neo-scetticismo, ma senza riuscirci. Ed ora è Francesco che, da questo punto di vista, si pone in continuità con Ratzinger, perseguendo l’intenzione di riformare la chiesa attraverso l’uscita missionaria. Dicendo che non contano le radici ma i frutti. E che i frutti sono l’amore verso tutti e il servizio ai poveri.

De Giorgi ha indicato, per tutti noi, tre prospettive a cui guardare e per le quali agire. La prima: orientarsi, con san Paolo della Lettera agli Efesini, alla “veritas in caritate”, cioè alla pastorale della misericordia, al cercare di entrare nelle dinamiche esistenziali e di senso delle persone e all’interno di essere cercare di far brillare il vangelo; è il primato kerigmatico su cui è orientato papa Francesco, un annuncio non dottrinale dell’evangelo. La seconda: orientarsi alla promozione umana, alla opposizione al neoliberismo che è tuttora egemone, secondo il percorso della Laudato si’. La terza: orientarsi ad una ecclesia semper reformanda, cioè disporsi a un permanente esame di coscienza, alla critica al clericalismo, a vitalizzare la ministerialità della chiesa, ad una visione escatologica per la quale è il Regno di Dio a giudicare la chiesa stessa.

Ma perché De Giorgi ha parlato, in ultima analisi, di un suo (mouneriano) ottimismo tragico nel guardare al futuro della chiesa? Perché egli ritiene che è assai probabile, quasi certa, una sorta di crollo della chiesa, di una sua esplosione (possibile già in questo o nel prossimo pontificato, ha  detto); paragonabile a quella dell’Unione sovietica di alcuni decenni fa. Un crollo dovuto al rifiuto radicale, da parte della cultura moderna, di quanto (e non è poco) di totalitarismo resta ancora nella chiesa cattolica, e che il Vaticano II non è bastato a dissolvere. E però, come già Dossetti aveva sostenuto (lui che la crisi del modello totalizzante della chiesa aveva evidenziato fin dagli anni ’40) – e De Giorgi lo ha ricordato – non è affatto scritto nella Parola di Dio che la chiesa sia come un impero destinato ad allargarsi sempre di più. E, anzi, la kenosi ecclesiale, una sorta di svuotamento di sé, può essere in realtà l’annuncio, nella storia del XXI secolo, del Signore Gesù.

Fin qui Fulvio De Giorgi. I Viandanti, come tanti altri cristiani, nelle parrocchie e fuori, proseguono a interrogarsi su come affrontare le sfide del tempo presente. “

 

  1. https://www.c3dem.it/il-futuro-della-chiesa-lassemblea-dei-viandanti/ – _ftn2

     In questa pagina si trova il collegamento alla lettera costitutiva della rete (2013) e la mozione finale della assemblea di quest’anno.

  2. L’assemblea che l’associazione Viandanti ha tenuto a Parma lo scorso 22 settembre è una buona occasione per cogliere alcuni aspetti dello stato di salute del cattolicesimo italiano. Chi sono i Viandanti? Per cominciare, è una rete, che ha come base Parma. E’ nata nel 2010 con l’intento di offrire ai molti gruppi di base e realtà comunitarie sparsi nella penisola una struttura agile, leggera, che potesse promuovere relazioni e conoscenza reciproca, mettere in comune esperienze e idee. Nel corso degli anni hanno aderito 31 gruppi (una piccola parte dei tanti esistenti, ma significativa), la maggior parte dei quali nati negli anni ’70 e ’80 quando, all’indomani del concilio Vaticano II, le grandi associazioni cattoliche sono entrate in crisi e sono andate nascendo una molteplicità di nuove iniziative dal basso.

 

 

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