ETTORE MASINA E L’ESAME DI COSCIENZA DAVANTI ALLA CARTA GEOGRAFICA

Francesco Comina*

Da IL DIALOGO n 117, settembre 2017

“Tu fai la tua parte, io faccio la mia”. Ci siamo sentiti per l’ultimo saluto una settimana fa. Ettore Masina strascicò al telefono alcune fragili parole per darmi il suo addio. E la sua parte l’ha fatta fino all’ultimo respiro, l’altro ieri sera, quando ha chiuso gli occhi davanti alle nipotine, ai figli, alla moglie Clotilde. La parte più umana che si possa fare: ha vissuto. Se n’è andato come era venuto. Pieno di tenerezza. Come un mantello l’ha depositata nel mondo. Perché Masina ha amato oltre il limite, oltre il guado, oltre la frontiera…. Il richiamo a Cristo era per lui un precipitare nel profondo nei secoli, un ritornare alle origini modulando una parola cara ai protocristiani: agape. Un amore incondizionato per l’uomo, un senso della storia fatta di nessi, di lacci, di mani che si incrociano, di porte spalancate e di muri abbattuti. Il suo amore era ancora più vero quando divampava il fuoco dell’indignazione. Allora traballavano i pulpiti, si scuotevano i tavoli e dai monitor uscivano parole incandescenti come folgori. Ovunque l’uomo fosse stato oltraggiato, ovunque fosse stato denigrato, ferito, ucciso e calpestato, ovunque s’alzava l’urlo della sua denuncia. Padre Ernesto Balducci forse meglio di ogni altro ne ha tratteggiato il cuore: “Ettore Masina – scrisse nella prefazione a un suo libro – deve essere un cristiano che fa l’esame di coscienza davanti alla carta geografica. Mentre altri si frugano dentro dentro per cercare la macchia di qualche piccolo peccato o di qualche vana bugia, lui si domanda cosa deve fare per i condannati nelle prigioni brasiliane o per i bambini delle favelas di Rio o per i perseguitati della Palestina. Appartiene a quella razza di uomini la cui virtù profetica è l’amore per il genere umano”.
In questo incrocio fra profezia e testimonianza che Ettore Masina ha fatto tutto quello che ha fatto: il giornalista, lo scrittore, il fondatore di un movimento di solidarietà internazionale (Rete Radié Resch), il politico (deputato alla Camera per due legislature), il conferenziere, il romanziere, il poeta, il marito, il padre di famiglia e il nonno. La sua penna annotava la storia. Riusciva ad entrarci dalle zone più esposte, scandagliando la terra più profonda dove vagano, come in un labirinto di spettri, gli anonimi che non contano, i respinti, i sospinti, i dannati. Fu con papa Giovanni che i problemi assoluti della politica e della fede cominciarono a diventare materia di dibattito culturale e di rinnovamento ecclesiale.
Proprio in quegli anni Masina getta il vangelo nei bassifondi, comincia a immergersi nei sotterranei del mondo dove la “Pacem in Terris” viene quotidianamente crivellata di colpi d’artiglieria. Nel ’64 accompagna Paolo VI nel suo storico viaggio in Terrasanta. (il primo di un pontefice romano). Fra i relitti della Palestina conosce il prete operaio francese Paul Gauthier, fondatore di una confraternita denominata “I compagni e le compagne di Gesù il carpentiere”. La vocazione di questo gruppo religioso era di aiutare i palestinesi a costruire case, perché il dramma allora, come oggi, è proprio quello di non poter godere dignitosamente e adeguatamente di una casa e di infrastrutture adeguate. Masina vede, con i suoi occhi, la condizione di estrema povertà in ci versano questi dannati della terra. Gauthier gli racconta la vicenda di Radié Resch, una bambina morta di stenti in un buco sottoterra mentre attendeva di avere un luogo dove poter dormire. E così decide di fondare un movimento dal basso di cittadini che avessero come scopo quello di solidarizzare con altri gruppi di poveri nel sud del mondo. Nel 1964 nasce la Rete Radié Resch, presieduta da Masina fino al 1994.
Sono gli anni più floridi. Masina viaggia attraverso l’America Latina, l’Africa, l’Asia. Scrive tantissimo. I suoi libri commuovono i lettori. Il vangelo secondo gli Anonimi, Un passo nella storia, Il Dio in ginocchio, Il ferro e il miele, Il califfo ci manda a dire, El nido de oro, Un inverno al sud, Diario di un cattolico errante. Negli ultimi anni del Concilio e in seguito per tutti gli anni Settanta e Ottanta la casa romana di Ettore Masina diventa un crocevia di incontri con alcuni fra i grandi testimoni della chiesa di base. La teologia della liberazione passa, in Italia, attraverso i convegni organizzati dalla rete Radié Resch. I problemi del mondo penetrano dentro la scorza ruvida della nuova società del benessere: la morte di Romero arriva come una doccia fredda a mettere sotto accusa i silenzi complici della chiesa; Rigoberta Menchù racconta per la prima volta la sua storia drammatica prima ancora di diventare Nobel; le Madres di plaza de Mayo chiedono verità sui propri figli e nipoti spariti nei gorghi della feroce dittatura. E poi l’Africa con i suoi drammi e i suoi volti. E l’Asia con l’emergenze e gli sconquassi politici e ambientali. La Rete si organizza con gruppi spontanei su tutto il territorio, innesca movimenti virtuosi di cooperazione diretta.
Insieme a padre Balducci, a padre Turoldo, ad Arturo Paoli a don Ciotti e ai profeti della chiesa italiana del Novecento, Masina non si stanca di firmare appelli, di lavorare a progetti concreti di promozione umana, di sollevare questioni e denunce di diritto e di mettersi in prima fila nelle marce e nelle azioni di contrasto delle guerre aperte sul mondo.
Nel 1983 entra in politica come deputato per il gruppo della Sinistra indipendente. E ci rimane per due legislature. Entra a far parte della Commissione Esteri e del Comitato per i diritti umani. In uno viaggio in Salvador raccoglie materiale per un fitto reportage sulla vita e la morte di Oscar Arnulfo Romero che padre Balducci gli aveva richiesto per una pubblicazione dell’edizioni cultura della pace. Il libro uscirà dopo la morte di Balducci (1992) e ancora oggi, a distanza di 25 anni e con varie ristampe (l’ultima della casa editrice il Margine col titolo “L’arcivescovo deve morire) è uno dei libri più belli e più approfonditi sulla vicenda del vescovo di San Salvador ucciso da un cecchino il 24 marzo del 1980 mentre celebrava la messa.
Forse il libro più bello di Ettore.
Dal ’94 Masina riprende a scrivere con maggior frequenza passando però dal reportage al romanzo. Escono libri di grande pathos, alcuni vengono premiati in concorsi, come Comprare un santo, Il vincere, I gabbiani di Fringen, Il volo del passero, L’airone di Orbetello.
Nel 2000 si entusiasma per la vicenda di Josef Mayr-Nusser, il giovane sudtirolese padre di famiglia e presidente dell’Azione Cattolica in lingua tedesca di Bolzano che disse No a Hitler e che è stato beatificato a marzo di quest’anno. Fu uno dei primi in Italia, insieme a Paolo Giuntella e a Pietro Scoppola, a capire l’importanza di una tale testimonianza. Scrisse un testo commovente che contribuì alla diffusione della figura di Mayr-Nusser a livello italiano, un testo diventato prefazione al mio libro “L’uomo che disse no a Hitler. Josef Mayr-Nusser: un eroe solitario (il Margine): “Una libro – scrisse – da proporre ai giovani delle scuole medie e superiori che sono sono stufi di lezioni «buonistiche» non sostenute da testimonianze coraggiose. Da porre al centro di dibattiti culturali e religiosi, molti dei quali, oggi, sembrano troppo spesso ridotti a chiacchiericci campanilistici. Una libro da contrapporre al revisionismo storico di marca cattolica o (molto peggio!) cattolicheggiante: Un santo finalmente finalmente, non tratto a forza dai secoli scorsi ma raccolto dalla storia di molti di noi”.
Masina ha finito la vita in poesia. Da tempo meditava di scrivere un libro in versi. Lo ha pubblicato lo scorso anno. Il bufalo e il bambino è l’ultimo canto che ci ha lasciato. Anche questa volta un saldo alla pari fra cielo e terra, un arco teso fra l’alba e il tramonto : “Il vento ha portato via il cappello del vecchio, / lo insegue il vecchio a piccoli passi veloci. / Ride il bambino che lo crede ubriaco. / La vecchia moglie prega / che al suo uomo il vento / non porti via il pensiero.”

• Laureato in filosofia, è giornalista professionista. Redattore del quotidiano “L’Adige”, collabora con i periodici “Mosaico di pace”, “Segno nel mondo”, “Il Margine” e “Notiziario della Rete Radié Resch” dove cura la rubrica “Nonviolenza attiva”. È coordinatore del Centro per la pace del comune di Bolzano.

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