“ROBA DA MATTI”. PAPA GIOVANNI XXIII PATRONO DELL’ESERCITO.

Mino Carbonara

Roba da matti”, è l’espressione mutuata da don Tonino Bello, con cui mons. Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi[1], Movimento Cattolico Internazionale per la pace, accoglie la notizia che San Giovanni XXIII sarà proclamato Patrono dell’Esercito Italiano. A ideare e dirigere l’operazione l’Ordinario Militare mons. Santo Marcianò con la complicità silenziosa del cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Il vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, non usa mezzi termini per bollare l’operazione come un oltraggio alla memoria del Papa Buono e della Pace, che dando avvio al Concilio con l’Enciclica “Pacem in Terris” denunciò ogni tipo di guerra affermando senza mezzi termini che “con tutti i mezzi di distruzione oggi in uso e con le possibilità di incontro e dialogo, ritenere che la guerra possa portare alla giustizia e alla pace è fuori dalla ragione – alienum a ratione”. Sulla stessa lunghezza d’onda il vescovo di Pescara-Penne mons. Tommaso Valentinetti[2] che in sintonia con il presidente di Pax Christi, dichiara essere “un’assurdità l’accostamento tra la figura di Papa Roncalli e le forze armate” e che come tale non “rappresenta il sensum fidei di tanti credenti che hanno conosciuto il papa come uomo amorevole”. Il presule tra l’altro stigmatizza il vergognoso tentativo di coinvolgere la buonanima del cardinale Loris Capovilla, a pochi mesi della sua morte, con un presunto beneplacito all’operazione. Siamo convinti anche noi che si starà rivoltando nella tomba e con lui padre D.M.Turoldo che gli riposa accanto nel piccolo cimitero del priorato di Sant’Egidio a Fontanella, dove quest’ultimo aveva diretto il Centro di Studi Ecumenici Giovanni XXIII.

Fonti giornalistiche, tra le quali La Repubblica e Huffington Post[3], informano tra l’altro che l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, Gualtiero Bassetti, presidente della CEI, era completamente all’oscuro dell’operazione e come denuncia il vaticanista Francesco Antonio Grana su Il Fatto Quotidiano[4], la procedura che ha portato martedì 12 scorso alla presentazione della Bolla Pontificia appare “canonicamente molto frettolosa e burocratica senza una reale, franca e ampia consultazione dell’episcopato”. Per di più come si domanda Pierluigi Castagnetti [5], ultimo segretario del PPI e da giovane obiettore di coscienza, “ma Papa Francesco era informato?”.

I dubbi che lo stesso giornale della CEI, l’Avvenire [6], avanza che non di Bolla Pontificia si tratta, ma di decreto della Congregazione per il culto divino, ci fa apparire tutta quanta l’operazione,come un tentativo oscuro tramato dall’ala più conservatrice della curia romana, che il cardinale Robert Sarah rappresenta, per sferrare l’ennesimo maldestro attacco a chi, al pari del Papa Buono, ha riaperto le finestre della Chiesa ad una ventata d’aria fresca. Papa Francesco appunto, che nel libro-intervista con il sociologo Dominique Wolton[7] uscito in Francia il 6 settembre, sembra dare uno scossone alla dottrina sociale della chiesa che fin’ora ha giustificato la guerra. Dice il Papa: “Ancora oggi dobbiamo pensare con attenzione al concetto di guerra giusta. Abbiamo imparato in filosofia politica che per difendersi si può fare la guerra e considerala giusta. Ma si può parlare di guerra giusta? O di guerra di difesa? In realtà la sola cosa giusta è la pace”. All’intervistatore che gli domanda: “Vuol dire che non si può usare l’espressione guerra giusta?” il Papa risponde: “Non mi piace usarla. Si dice: Io faccio la guerra perché non ho altra possibilità per difendermi. Ma nessuna guerra è giusta. L’unica cosa giusta è la pace”. A fare da sponda al Papa una richiesta a lui pervenuta da parte di una Conferenza cattolica americana, di scrivere una Enciclica sulla non violenza con l’auspicio esplicito di “smettere di giustificare la guerra”.

Guido Dotti [8], monaco della Fraternità di Bose, puntualizza come le motivazioni che hanno guidato mons. Marcianò all’infelice operazione, che si rifanno all’esperienza di cappellano militare di Angelo Roncalli, sorvolano sul pensiero, sulle parole e sulle azioni del “Vescovo di Roma che presiede nella carità”. “Una sovrapposizione tra altare e moschetto così imbarazzante non si sentiva più da 50 anni afferma Andre Grillo su Il Regno[9]. Segnaliamo tra le numerose prese di posizioni contro Papa Giovanni patrono dell’esercito italiano anche quella Giovanni Paolo Ramonda[10], presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi e del movimento Noi Chiesa[11].

Mentre concludiamo queste righe un tweet di Alberto Melloni “Il decreto del Card. Sarah su Roncalli patrono dell’esercito è nullo: i patroni li chiedono le conferenze episcopali” ci fa sperare che ciò sia vero.

In attesa di giorno 11 ottobre, data prevista della proclamazione ufficiale, nella speranza che resti sveglia la voglia di denunciare questo attacco alla sensibilità dei credenti nel ricordo del Papa Buono, vogliamo concludere con una domanda ed un auspicio.

Ma che bisogno c’è di proclamare un patrono dell’esercito di una laica Repubblica democratica?

Troviamo questo dibattito propizio e propedeutico per un tema che ci sta molto a cuore come cittadini e come credenti e cioè la soppressione dell’Ordinariato Militare. L’opinione pubblica è scandalizzata per gli stipendi d’oro dei cappellani militari. Le promesse di rivedere il ruolo economico e giuridico, fatte da mons. Marcianò anche in televisione, appena eletto, non sono state mantenute. Ci sorge il dubbio che la lusinga del lauto stipendio sia l’unico modo per sopperire alla crescente crisi vocazionale. Ci giungono indiscrezioni che nei seminari che preparano i presbiteri diocesani, la preoccupazione degli educatori preposti al discernimento delle vocazioni è prestare attenzione a chi con la scelta religiosa si vuole “sistemare”. Da credenti ancora, siamo convinti che il militare bisognoso delle cure del prete, sa benissimo dove trovarlo e non dovrà fare la fila: nelle chiese diocesane.

Non abbiamo alcuna voglia di scherzare con i fanti, ma di sicuro lasciamo stare i santi.

[1]http://www.paxchristi.it/?p=13187

[2]https://agensir.it/quotidiano/2017/9/13/giovanni-xxiii-mons-valentinetti-pescara-penne-irrispettoso-coinvolgerlo-come-patrono-delle-forze-armate/

[3]http://www.huffingtonpost.it/don-aldo-antonelli/la-memoria-infangata-di-papa-giovanni_a_23208759/

[4]http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/12/papa-giovanni-xxiii-patrono-dellesercito-il-colmo-per-un-paladino-della-pace/3851621/

[5]http://www.repubblica.it/cronaca/2017/09/12/news/giovanni_xxiii_patrono_dell_esercito_pax_christi_e_il_papa_buono_-175251497/?ref=search

[6]https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/san-giovanni-xxiii-sar-patrono-dellesercito-italiano

[7] https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2017/09/08/bergoglio-dottrina-chiesa-guerra

[8] https://leggerexvivere.blogspot.it/2017/09/guerra-giusta-pacem-in-terris-e-santi.html?m=1

[9]http://www.ilregno.it/moralia/blog/papa-roncalli-patrono-dellesercito-e-la-nostalgia-curiale-per-la-societa-chiusa-andrea-grillo

[10] https://agensir.it/quotidiano/2017/9/12/giovanni-xxiii-ramonda-apg23-una-forzatura-farlo-diventare-patrono-dellesercito/

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2 Replies to ““ROBA DA MATTI”. PAPA GIOVANNI XXIII PATRONO DELL’ESERCITO.”

  1. San Giovanni ventitreesimo,patrono della pace;mai potrebbe esserlo di un esercito.Sia il contrario,sia fatto un esercito della pace capace di portare nel mondo la cultura della pace.Un movimento grande con fini immensi di amore per l’intera umanità con a capo “il Papa Buono”onorando il pensiero di Roncalli sin dagli esordi della sua vita sacerdotale.Una occasione bellissima,un seme per una grande pianta:LA PACE.Io devoto del Papa Buono colgo il momento per l’esercito di pace a qui per il mondo.

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  2. Grazie Mino
    Auspichiamo un intervento di Papa Francesco e la cassazione dell’Ordinariato Militare. Sarebbe ora…
    Simili istituzioni mortificano la “nostra” Chiesa e sviliscono i Vangeli riducendoli a mere narrazioni. Certi alti prelati farebbero ad abbandonarsi tra le braccia di Dio, nel deserto, nudi, spogliati dei loro orpelli e dei loro paramenti dorati per ritrovare la loro vocazione originaria e purificarsi dalle loro prostituzioni. E con loro, in questo deserto dove Dio parla faccia a faccia, ci ritroveremo anche noi, insieme.
    Oggi ancora, però, subiamo la loro occulta e pervicace aggressione di potere. Non ne abbiamo paura. Anzi temete il Popolo di Dio!

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