LA FINE DI UNA CHIESA MEDIOEVALE

 

O re, i pensieri che ti sono venuti mentre eri a letto riguardano il futuro; colui che svela i misteri ha voluto svelarti ciò che dovrà avvenire. Se a me è stato svelato questo mistero, non è perché io possieda una sapienza superiore a tutti i viventi, ma perché ne sia data la spiegazione al re e tu possa conoscere i pensieri del tuo cuore. Tu stavi osservando, o re, ed ecco una statua, una statua enorme, di straordinario splendore, si ergeva davanti a te con terribile aspetto. Aveva la testa d’oro puro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce di bronzo, le gambe di ferro e i piedi in parte di ferro e in parte di creta. Mentre stavi guardando, una pietra si staccò dal monte, ma non per mano di uomo, e andò a battere contro i piedi della statua, che erano di ferro e di argilla, e li frantumò.

Allora si frantumarono anche il ferro, l’argilla, il bronzo, l’argento e l’oro e divennero come la pula sulle aie d’estate; il vento li portò via senza lasciar traccia, mentre la pietra, che aveva colpito la statua, divenne una grande montagna che riempì tutta quella regione”1.

Per la tradizione biblica le varie sezioni dell’enorme statua rappresentano le epoche della civilizzazione, da quella aurea a quella dei due piedi, uno di ferro e l’altro di argilla.

Nell’ Inferno della Divina Commedia2 per Dante Alighieri la statua ciclopica del sogno di Nabucodonosor si attualizza e diventa il “Veglio di Creta” le cui lacrime originano i fiumi infernali.

Per Lenaers la grande statua è la Chiesa medioevale. La pietra che si stacca dal monte è “la pietra della modernità che si è staccata dalla grande catena montuosa della storia e sta ora colpendo con grande forza i piedi d’argilla della fede medioevale3”.

Roger Lenaers è un gesuita, nato in Belgio nel 1925. Ha studiato filosofia, teologia e filologia classica. Ha seguito per cinquant’anni, “per interesse personale e per necessità pastorali”, gli sviluppi della dottrina cristiana sia al suo interno e sia all’interno del pensiero e della sensibilità moderna. Il suo lungo periodo di letture, pensieri, discussioni e scritti è ora racchiuso in due testi, pubblicati da Massari editore di Bolsena (Vt)4.

Al grandioso monumento di una Chiesa bimillenaria, con la sua testa d’oro e la sua etica imposta da Roma, spetta, secondo Lenaers, lo stesso destino della grande statua che Nabucodonosor ha visto nel suo sogno. I due libri si propongono di dimostrare la inevitabilità dello scontro tra religione cattolica medioevale e la modernità e nello stesso tempo si prefiggono l’obiettivo di dare un contributo a spianare la strada per una fede che si senta a suo agio nel XXI secolo.

Due sono i punti di partenza:

– il problema del linguaggio tradizionale della Chiesa, divenuto estraneo per l’uomo occidentale del terzo millennio. Dopo il Vaticano II si è pensato che il nocciolo del problema fosse quello di sostituire il latino con le lingue locali nella liturgia e nella teologia. Ma i testi, anche tradotti nelle lingue madri, rimangono ancora linguaggio estraneo a chi ascolta, perché chi parla o scrive nella chiesa continua ad aderire ad una visione religiosa del mondo con espressioni simboliche del passato. Queste nulla dicono all’uomo moderno che vede la realtà in una prospettiva totalmente diversa da quella dell’uomo del passato;

-una duplice convinzione:

-la fine dell’assioma (una proposizione indimostrata anche se appare certa) secondo il quale esistono due mondi: terra e cielo (paradiso o inferno), eternità e tempo, soprannaturale e natura, al di là e al di qua, onnipotenza e limite. E’ lo schema del dualismo “eteronomo”, cioè in questo schema il nostro mondo è completamente dipendente dall’altro (dal greco: heteros) mondo, in cui vengono stabilite tutte le leggi (dal greco: nomos) per il nostro mondo. L’emergere delle scienze esatte ha spinto l’uomo moderno a ritenere che non solo il fulmine ma anche un numero sempre crescente di fenomeni fisici e psichici in un primo tempo percepiti come il risultato d’interventi soprannaturali (come epidemie, terremoti, guarigioni improvvise, chiaroveggenza, sogni, apparizioni, voci dall’altro mondo, stimmate e possessioni) ora sono riconosciuti come l’effetto di forse intramondane. Non più, quindi, una visione della vita “eteronoma” ma una visione convintamente “autonoma”;

-l’assioma dell’autonomia non porta automaticamente all’ateismo.

Lenaers ritiene però che questa visione “autonoma” della vita non conduca necessariamente all’assioma dell’ateismo o alla “morte di Dio”. Anzi ritiene (come aveva già fatto il Concilio Vaticano II) che la forma più virulenta di chi si oppone all’esistenza di Dio è causata dalla caparbietà della chiesa istituzionale di continuare a sostenere che l’eteronomia appartiene al nocciolo della messaggio cristiano piuttosto che considerarlo uno dei possibili paradigmi. Continuare a negare l’autonomia del cosmo ormai autoevidente nella mente moderna genera e feconda ateismo.

La riconciliazione di autonomia del cosmo e fede in Dio da Lenaers è chiamata “teonomia”. “Colui che pensa teonomamente riconosce in Dio (in greco theos) la dimensione più profonda di ogni cosa e pertanto anche la legge (dal greco: nomos) interna del cosmo e dell’umanità. In questo pensiero teonomo esiste un solo mondo: il nostro. Ma questo mondo è sacro poiché è la costante autorivelazione del sacro mistero poiché è la costante autorivelazione del mistero che chiamiamo “Dio”5.

E’ possibile riformulare nel moderno linguaggio dell’autonomia le esperienze perenni della fede espresse nella Scrittura e nella Tradizione in categorie eteronome, senza tradirne l’essenza, vale a dire la realtà di Dio?

Con un linguaggio molto semplice e accessibile a chiunque, con un metodo che applica ad ogni capitolo dei due testi, lo sforzo di Lenaers è quello di dimostrare che l’autonomia non è l’affossatrice del vero Dio, ma solo della insoddisfacente immagine di un Dio-in-cielo, che è una costruzione umana, anche troppo umana e, in ogni caso, è inadeguata a rappresentare per i tempi moderni il Dio che si rivela in Gesù Cristo.

Il Credo, i dogmi, la scrittura, i sacramenti, la liturgia, l’etica cattolica sono esaminati sia sotto la tradizionale prospettiva del pensiero eteronomo (parte destruens) sia sotto la nuova prospettiva di una riformulazione nella prospettiva di conciliare pensiero autonomo e fede nel Dio di Gesù Cristo (parte costruens).

Se mettiamo a confronto il Credo che recitiamo meccanicamente durante la Messa, espressione del pensiero eteronomo, e la riformulazione che ne fa Lenaers, capiamo meglio il tentativo che l’autore fa di esprimere la fede per un credente moderno, pur rimando nella corrente viva della tradizione cristiana:

Io credo in Dio, amore infinito,

Meraviglia Prima che esprime

Straordinariamente se stesso

Nell’evoluzione del cosmo e dell’uomo.

E credo in Gesù Cristo, Nostro Messia,

unica immagine umana di Dio,

nato da genitori umani,

eppure interamente frutto

dell’iniziativa di salvezza di Dio.

Che ha accettato di soffrire e di morire,

è stato crocifisso per ordine di Ponzio Pilato,

è morto ed è stato sepolto,

ma è tuttavia pienamente vivo,

perché immerso in Dio,

divenuto così una forza di completa guarigione,

che condurrà l’intera umanità al compimento.

Io credo nell’attività ispiratrice

Del santo spirito di vita di dio,

e nella comunità mondiale in cui Gesù Cristo vive,

e nell’offerta di dio di guarirci

e trasformarci in veri esseri umani.

E nel futuro divino del genere umano,

un futuro di vita.

Amen6”.

Ci siamo limitati a riportare solo la riformulazione del Credo.

Il pensiero “teonomo”, ampiamente argomentato nei due libri, provoca inevitabilmente un terremoto teologico. Il cristianesimo, per avere senso per gli uomini e le donne di oggi e, ancor più, di domani, è chiamato a ripensare se stesso, avviando un profondissimo mutamento.

Ci poniamo, però, alcune domande che per la verità non sono del tutto estranee all’autore:

  1. Nella interessante ricerca di Lenaers il problema della presenza del male nel cosmo, nella storia e nel cuore dell’uomo “resta una lunga e acuta spina anche nella carne della teonomia7;

  2. Spogliata dalle sovrastrutture teologiche bimillenarie, lasciata alle spalle una comprensione di Dio legata a premesse cosmologiche e ad argomentazioni bibliche oggi improponibili, della religione cattolica resterà il nucleo più prezioso o anche esso scomparirà come pula che il vento porta via?

  3. E’ possibile auspicare e impegnarsi per una nuova epoca della chiesa cattolica lavorando per liberala dal paradigma teologico medioevale senza modificare prima la sua struttura gerarchica e le sue strutture economiche da cui quel paradigma nasce e su cui si fonda?

La lettura dei due testi di Lenaers, con la conclusione di un necessario, inevitabile e profondo mutamento culturale della visione cattolica del mondo in cui siamo stati educati, ad alcune persone cristiane apparirà forse angosciosa e intollerabile ma ad altre, invece, consolante e liberante.

A.G.

Rogers Lenaers, IL SOGNO DI NABUCODONOSOR o la fine di una chiesa medioevale, Viterbo, Massari editore, 2009, pp. 368; BENCHE’ DIO NON SIA NELL’ALTO DEI CIELI un seguito a Il sogno di Nabucodonosor, Viterbo, Massari editore, 2012, pp. 288.

1 Libro di Daniele 2,27.29.31-35

2 Inferno XIV, 103-111

3 R. Lenaers, IL SOGNO DI NABUCODONOSOR…, pag. 8

4 IL SOGNO DI NABUCODONOSOR o la fine di una chiesa medioevale (2009), e BENCHE’ DIO NON SIA NELL’ALTO DEI CIELI un seguito a Il sogno di Nabucodonosor (2012).

5 R.Lenaers, Il sogno…, op. cit., pag. 29

6 R. Lenaers, op. cit. pag. 361

7 R. Lenaers, op.cit. pag. 29

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