RELIGIONE ED ECONOMIA

di José M. Castillo
in “www.periodistadigital.com” del 19 gennaio 2016
Ieri, 18 gennaio 2016, si è reso noto il tutto il mondo il rapporto dell’Oxfam che ha per titolo: “Un’economia al servizio dell’1%”. Questo significa che l’economia mondiale si sta gestendo in maniera tale che si è trasformata nel sistema economico, politico e giuridico più violento e canaglia che abbia conosciuto la storia della umanità. Nel mondo non ci sono mai stati tiranni, dittatori dotati di un potere simile e dal cui comportamento sono derivate conseguenze così distruttive a livello mondiale, procurando tanta devastazione, tanta umiliazione, tanta disuguaglianza, tanta sofferenza e tanta morte. Non stiamo parlando dei campi di sterminio della seconda guerra mondiale. Davanti agli occhi di tutti noi abbiamo nazioni e continenti di sterminio, nei quali le 62 persone più ricche del mondo (ed i loro più stretti collaboratori) sanno che potranno continuare a concentrare ricchezza
sulla base del fatto che più di 3.000 milioni di esseri umani si vedono ogni anno più limitati nelle loro possibilità di continuare a vivere.
Con un’aggravante sconvolgente. Non si tratta solo di ridurre la popolazione mondiale alla metà. Quello che stiamo vivendo è un genocidio, che nessuno ha potuto immaginare e che sta portando avanti ed anzi accettando il fatto che il pianeta terra sia distrutto e inevitabilmente per sempre. Non denuncio la perversione morale dei più ricchi e dei loro collaboratori. Denuncio la perversione del sistema. E denuncio, quindi, quanti desiderano che questo sistema funzioni meglio. Perchè questo equivale a desiderare che aumentino la disuguaglianza, la sofferenza e la devastazione. D’altra parte – e questo è l’aspetto più importante che in questo caso voglio sottolineare -, mi chiedo se in questo disastro abbiano responsabilità le religioni. Ce l’hanno, senz’altro. Per la responsabilità che hanno in questo spaventoso disastro le persone che noi consideriamo credenti.
Per il nostro silenzio di fronte alle autorità civili e religiose. Perché frequentemente “legittimiamo” il sistema collaborando con lui. Perché utilizziamo la religione, con i suoi rituali e le sue cerimonie, per tranquillizzare le nostre coscienze. E, se a tutto questo aggiungiamo la coscienza di sottomissione e subordinazione che comporta l’esperienza religiosa, si capisce che le gerarchie dominanti, in ogni religione, si vedono legittimate per vivere nella contraddizione di tanti gerarchi che, in molti casi, vivono esattamente al contrario di quello che rappresentano e predicano.
La conseguenza che deriva da quanto ho detto è ogni giorno più preoccupante. Le religioni hanno deviato verso sistemi di potere e nella situazione attuale, se vogliono conservarsi come sopravvivono ora, non hanno altra soluzione che vivere integrate nella contraddizione canaglia del sistema dominante. E questo continuerà ad essere così, per quanto le religioni predichino il
contrario o pubblichino documenti di protesta e di denuncia. Finché noi credenti non entriamo in contraddizione con questo sistema devastante, inevitabilmente ci renderemo complici delle sue conseguenze di distruzione e di morte.
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Articolo apparso il 19.1.2016 nel Blog dell’Autore sul sito http://www.periodistadigital.com
Traduzione a cura di Lorenzo TOMMASELLI

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