UN VESCOVO SENZA FRONTIERE: JACQUES GAILLOT

Maurizio Portaluri

Un libro breve ma denso è dedicato alla figura di Jacques Gaillot da Lorenzo Tommaselli, un suo devoto amico, che per molti anni ha curato la parte italiana del sito Partenia (www.partenia.org) ed ha tradotto alcuni suoi testi[1]. Una vita singolare tanto per l’esemplarità e la originalità della sua testimonianza evangelica, tanto per l’emarginazione da parte della conferenza episcopale francese e di Giovanni Paolo II, che egli però riesce a vanificare con un colpo di genio.

Con la prefazione del vescovo emerito di Caserta, Raffaele Nogaro, anche lui suo amico e ospite in diverse occasioni proprio nella città campana, e la postfazione di Alex Zanotelli, il testo[2] è una breve storia di questo uomo di Chiesa nato l’11 settembre 1935 e deceduto il 12 aprile 2023 per una malattia fulminante. Si tratta di un frutto del Concilio Vaticano II che lui aveva preso sul serio.

Viene nominato vescovo di Evreux nel 1982 lo stesso anno di Tonino Bello a Molfetta e di Raffaele Nogaro a Sessa Aurunca. Ma ben presto Gaillot entra in contrasto con i vescovi francesi sulla visione di presenza della Chiesa cattolica nella società secolarizzata e laica di quel paese. La carenza di presbiteri gli fa ritenere giunto il momento di ammettere i viri probati al ministero e di recuperare quelli sposati; di non scandalizzarsi dei preti omosessuali, di non poter considerare più tollerabili le politiche nei confronti degli immigrati. Egli partecipa disinvoltamente a trasmissioni televisive ed esprime le sue opinioni liberamente. E questa della libertà di opinione e di parola nella Chiesa è sicuramente una delle sue idee di fondo.

Per queste sue posizioni la pagherà cara, almeno vista dalla prospettiva del potere. Il Vaticano nel 1995 lo convoca e gli propone di dimettersi, con il titolo di vescovo emerito di Évreux. Ma Jacques rifiuta e, siccome non si può lasciare un vescovo senza la titolarità di una diocesi, gli si attribuisce una diocesi non più esistente, Partenia, nel territorio della Mauritania in Algeria. Qui da giovane aveva fatto il servizio militare e da quella esperienza aveva maturato la sua scelta a favore della nonviolenza.

Partenia proprio perchè inesistente diventa il nome di una diocesi “senza confini” che lui percorre in lungo e in largo fisicamente e grazie al web con un sito in 7 lingue che viene alimentato settimanalmente con i suoi contributi.

Quando nel 2010 Gaillot raggiunge l’età canonica della pensione, il sito non viene più aggiornato ma rimane in funzione ed è ancora consultabile.  Dopo essere stato costretto a lasciare la sede di Évreux, Gaillot continua la sua militanza pubblica accanto agli emarginati della terra e le sue lotte per la pace e la tutela dell’ambiente, come con Greenpeace in Polinesia contro gli esperimenti nucleari francesi.

Il libro si compone di otto capitoli (Un prete «classico», «Fabbricato» per il Vangelo, «En plein vent», La messa è finita, Liberare Gesù, Partenia, «Noi siamo fratelli», Tesi verso il futuro) e dieci documenti, tra cui l’omelia al suo funerale di Franz Lichtlé: «Ma la poesia di Jacques si scriveva altrove, in altro modo. Faceva rima con l’uomo ferito, incontrato per caso sulla sua strada, senza distinzione di religione, di condizione, rischiando sicuramente di farsi sopraffare, ma che un povero diavolo possa approfittarsi non è in un certo modo rendergli giustizia? Non è scritto da nessuna parte che Lazzaro fosse un povero buono, giusto, saggio e sottomesso!».

Dopo la sua morte i vescovi francesi nella loro mediocrità scriveranno: «al di là di alcune prese di posizione che hanno potuto essere fonte di divisione, ricordiamo che ha conservato la preoccupazione dei pù poveri e delle periferie». Ribadiscono cioè quanto scrissero nel 1995 all’indomani della sua cacciata: «non è sospetto per quanto riguarda il suo attaccamento a Cristo, nè per il suo sforzo di presenza attiva verso gli esclusi… ciò che è in questione è la distanza crescente messa da mons. Gaillot tra lui e i vescovi, tra lui e il Papa».

Zanotelli nella sua postfazione traccia una sintesi efficace: «ebbe la disgrazia di operare sotto il papato di Giovanni Paolo II. In più non era gradito neanche al governo con cui si era scontrato per la legge sull’immigrazione e contro gli armamenti nucleari. I vescovi francesi erano molto infastiditi della notorietà mediatica di Gaillot. È a questo punto che interviene il Vaticano, che nella persona del cardinale Bernardin Gantin, prefetto della congregazione per i vescovi, offre a Gaillot di dimettersi da vescovo di Évreux o di essere rimosso d’ufficio. Ma Gaillot preciserà in un comunicato di avere “buone ragioni per rifiutare” di dimettersi. E così viene nominato vescovo di Partenia, una diocesi scomparsa in Mauritania, “in partibus infidelium”. Ciò nonostante, continuerà ad essere il vescovo degli ultimi, …..Fu poi ricevuto da Papa Giovanni Paolo II che gli disse: “Ma Partenia non esiste!”. E Gaillot prontamente rispose: “Siccome non esiste, può essere dappertutto e ciascuno può farne parte!”. E il Papa: “Per fortuna non ci sono molti vescovi come lei!”. E aggiunse: “I vescovi francesi si lamentano che lei è sempre sui media”. «Ma anche lei, Santità, è sempre sui media!….”. Grazie di cuore per la tua testimonianza evangelica, per aver coniugato fede e vita. E ce ne fossero tanti vescovi come te!».


[1] Jacques Gaillot, Il Dio degli esclusi (con prefazione di don Vitaliano della Sala), edizioni la meridiana, Molfetta 2003; Jacques Gaillot – Eugen Drewermann, Dialoghi sul sagrato (con prefazione di dom Giovanni Battista Franzoni), edizioni la meridiana, Molfetta 2004; Jacques Gaillot – Alice Gombault – Pierre de Locht, Un catechismo per la libertà (con prefazione di fratel Arturo Paoli), edizioni la meridiana, Molfetta 2005.

[2] Lorenzo Tommaselli, Jacques Gaillot. Un vescovo per il Vangelo, Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2024, pp. 86.

One Reply to “”

Lascia un commento