NESSUNO SIA VINTO

in “bozze 87” del gennaio/febbraio 1987
Quello che segue è il testo del discorso tenuto il 27 novembre 1986 dal Segretario Generale del Comitato Centrale del PCUS, Mikhail Gorbaciov, al Parlamento indiano. Ripubblicato il 3 settembre 2022 da http://www.finesettimana.org

Mi avete concesso l’onore di intervenire dalla principale tribuna dell’India. Questa tribuna
ricorda Jawaharlal Nehru, Indira Gandhi ed altri grandi eletti del popolo indiano.
La professione di pace e di non violenza risuonata qui alcuni decenni or sono si identifica nella coscienza dell’umanità con il paese stesso, con la filosofia di vita del suo antico popolo.
A nome della mia Patria vorrei qui rendervi partecipi della nostra concezione del mondo, facendola aderire ai pensieri ed alle aspirazioni di milioni di cittadini del vostro paese.
Parlerò di ciò che è ugualmente caro ai nostri due popoli, e di ciò che li inquieta in uguale
misura. E, poiché le nostre due grandi nazioni compongono una grande parte dell’umanità,
vogliamo credere che quanto verrà detto da questa tribuna sarà ascoltato non soltanto in India.
L’interazione e la cooperazione tra URSS e India rappresentano un fattore importante della politica mondiale, svolgono un ruolo creativo nel sistema delle relazioni internazionali.
Sono inconfutabili la vicinanza delle posizioni dell’Unione Sovietica e della grande India per
quanto riguarda i principali problemi del momento, la loro dedizione alla pace ed alla
cooperazione paritaria, alla causa del disarmo e dello scongiuramento di una guerra nucleare.
È inconfutabile altresì il fatto che in questo momento preoccupante per l’umanità ci domini in uguale misura la volontà di operare incessantemente nel nome della salvezza dei popoli della terra dall’apocalisse nucleare, per un ordinamento mondiale in cui non vi sia posto per il diktat e la violenza ed in cui ciascun popolo possa scegliere liberamente la strada del proprio sviluppo.
Per me personalmente è assolutamente evidente che proprio nei rapporti tra Unione Sovietica e India si sia manifestato per la prima volta nella prassi internazionale molto di ciò che noi chiamiamo la nuova mentalità politica.
Ed il fatto che nel nostro dialogo non rappresentino un ostacolo le differenze esistenti nel sistema socio-politico, nell’ideologia, nelle peculiarità nazionali, culturali ed altre — risulta estremamente importante come esempio guida per gli altri.
Senza cedere nulla della propria fierezza nazionale, dei propri valori ed interessi, ciascun
popolo e ciascun paese debbono esser capaci, oggi, di indirizzarli al raggiungimento del fine
principale: la salvezza della civiltà umana.
Ritengo che in questo siamo uniti. Ed a questo punto mi riferisco con piacere alla saggezza popolare indiana, che recita: «E la verità che unisce gli amici». La verità del nostro tempo, la verità della responsabilità nel nome di una sicurezza uguale per tutti. Questa ci unisce come mai prima d’ora.
La verità del secolo spaziale-nucleare sollecita tutti, indipendentemente dalle inclinazioni
politiche e dalle convinzioni ideologiche, dall’appartenenza religiosa e da altre differenze, a
pensare ad un unico problema per l’umanità: quello della sopravvivenza e ad agire in
conseguenza.
È da questa evidenza che noi traiamo il nostro ottimismo. E, sebbene essa non appaia per il
momento tanto indiscussa per i leaders di alcuni Stati, ciò non ci scoraggia. Prima o poi essi
dovranno fare i conti con tale verità, con tale realtà. Tutto il problema consiste nell’evitare che gli occhi si aprano troppo tardi.
I nostri avi compirono la «marcia oltre i tre mari» in India, in modo da scoprire per la propria Patria i tesori della sua anima e del suo intelletto.
Oggi noi siamo qui, in India, per consolidare i principi della nostra cooperazione bilaterale in ogni campo e aprire ad essa nuove prospettive.
È stato siglato un nuovo accordo di cooperazione economica e tecnica, il più importante nella storia delle relazioni sovietico-indiane.


La pace come valore universale supremo
Noi siamo qui per contribuire ancora una volta insieme alla dirigenza di questo paese
all’affermazione del concetto di pace come valore universale supremo.
La dichiarazione che ho firmato questa mattina insieme al Primo Ministro Signor Rajiv
Gandhi sui princìpi di un mondo libero dall’arma nucleare e non violento, è al servizio di
questo grande obiettivo.
Lo è in quanto due grandi potenze non si limitano semplicemente a proclamare i princìpi di un mondo libero dall’arma nucleare e dalla violenza, ma li rendono già operanti nella prassi concreta dei rapporti internazionali.
Il programma sovietico per la liquidazione graduale entro la fine del secolo di tutte le armi
nucleari e degli altri mezzi di sterminio di massa, reso noto il 15 gennaio scorso, il progetto
della realizzazione di un sistema globale di pace internazionale e di sicurezza, la nostra
moratoria sui test nucleari e l’insieme delle altre iniziative di pace, tutto questo, ci sembra,
corrisponde alla linea dei «Sei di Delhi», alla fiducia dell’India nella forza del buon senso,
nella possibilità di garantire la pace e il progresso per le generazioni presenti e quelle future.
Sei settimane fa a Reykjavik l’umanità ha visto all’orizzonte non il miraggio di un mondo
denuclearizzato, ma una realtà vicina, accessibile anche domani, se ambo le parti daranno
prova di volontà e di senso di responsabilità.
A Reykjavik molto è stato fatto per costruire il ponte di un accordo storico.
Purtroppo, il tentativo è fallito a causa dell’«Iniziativa di difesa strategica ».
Non penso tuttavia che l’umanità accetterà questo.
Qualunque sia oggi la situazione, resta il fatto che nell’arco di un anno è stato compiuto un
colossale passo avanti per quel che concerne la mentalità e le nostre idee sui limiti del
necessario, del reale e del possibile.
L’anno che sta per andarsene è contraddistinto dai nostri due incontri con il Primo Ministro indiano Signor Rajiv Gandhi. I colloqui che abbiamo avuto, le idee e le informazioni che ci siamo scambiati ci inducono a pensare che una svolta è possibile e che la minaccia nucleare può essere allontanata.
Noi apprezziamo molto la posizione del governo indiano sulla questione della cessazione totale di tutti gli esperimenti dell’arma nucleare. Individualmente e nell’ambito dei sei Stati, riunitisi per la prima volta a Delhi, l’India ha appoggiato la moratoria sovietica su tutti i test nucleari.
Ci rallegra l’identità di vedute dell’Unione Sovietica e dell’India nei riguardi dell’idea della
creazione di un sistema globale di sicurezza internazionale. La dichiarazione di Delhi
rappresenta un nuovo passo per l’affermazione di questa concezione di un mondo di sicura
stabilità e di qualità nuova.
Esso è per noi indivisibile e un tutt’unico anche nel senso che le situazioni conflittuali ed
esplosive nelle varie regioni vanno risolte nell’interesse dell’intera comunità mondiale, poiché la miccia che brucia in un punto del globo terrestre può provocare un’esplosione che
manderebbe in frantumi il pianeta.
La pace universale per ogni popolo comincia sulla soglia di casa. Per questo sia per l’India
sia per l’Unione Sovietica la stabilità e la sicurezza in Asia sono una preoccupazione
comune.
Ci tengo a sottolineare, anche per l’Unione Sovietica. Più di un terzo dell’Asia si trova infatti in territorio sovietico, attraverso l’Oceano Indiano passano le più importanti vie marittime, che collegano la parte occidentale e orientale del nostro paese.
La pace in Europa e la pace in Asia hanno nella nostra politica pari importanza.
«La casa e la pace », titolo di un apprezzato romanzo di Rabindranat Tagore, definisce a tale
riguardo in modo figurato le nostre azioni.
Perché le nostre case nazionali siano solide è necessario che l’edificio della pace conservi la
propria integrità, noi dobbiamo sostenerlo con tutti i pilastri sui quali poggia la casa stessa.
L’India è uno dei leaders riconosciuti del movimento dei non allineati ed è inoltre membro
autorevole della comunità mondiale.
Per questo oggi noi intendiamo fare alcune considerazioni, indirizzandole sia all’India quale
grande potenza mondiale, sia alla maggioranza degli altri Stati, che vogliono elevare il grado di costruttività degli affari internazionali.


Potenziare l’autorità dell’ONU
Primo. Nel secolo nucleare, nel quale il pericolo per la vita degli uomini è diventato generale e la consapevolezza dei vincoli e della responsabilità reciproca assume un’importanza vitale per ognuno, cresce il significato di istituzioni e organizzazioni internazionali quali il movimento dei non allineati, l’Organizzazione per l’unità africana, l’Associazione per la cooperazione regionale nell’Asia meridionale ed altre. E, certamente, in questa situazione assume
un’importanza crescente l’attività dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Negli ultimi tempi la comunità degli Stati si è allargata. La voce degli Stati indipendenti che si sono consolidati e hanno acquisito esperienza è divenuta all’ONU più ferma e autonoma, i
tentativi di imporre loro per che cosa e come votare nella maggioranza dei casi non hanno
avuto successo e l’arbitrio negli affari internazionali viene condannato senza ambiguità.
Tutto questo non va a genio a qualcuno e si è cominciato a parlare di «crisi» dell’ONU. E
non si è trattato solo di discorsi ma anche di azioni destinate a rendere veramente difficile la sua normale attività. Noi crediamo proprio il contrario: in seguito alla crescita del numero e dell’indipendenza dei suoi membri il ruolo dell’ONU si è rafforzato.
Noi siamo convinti che, nell’era nucleare-spaziale, l’ONU, che unisce 159 Stati, può e deve
accrescere, come è stato previsto al momento della sua fondazione, il suo contributo al
consolidamento della pace, al fine soprattutto di formare una nuova mentalità politica e un
nuovo modo di agire.
L’Unione Sovietica propone che il potenziale di questa organizzazione universale sia sfruttato meglio di quanto non sia stato fatto in passato, anche mediante la democratizzazione del suo funzionamento e dei suoi organi fondamentali.
Noi appoggiamo concretamente la proposta del Segretario Generale dell’ONU a proposito della creazione, nel suo ambito, di un centro multilaterale per la riduzione del pericolo di guerra.
Noi riteniamo anche importante ottenere che vengano utilizzati pienamente tutti i meccanismi previsti dallo Statuto dell’ONU per la soluzione pacifica delle divergenze tra gli Stati mediante trattative, ispezioni, mediazioni, conciliazioni, arbitrati, procedimenti giudiziari, appelli agli organi regionali o mediante accordi.
In generale noi siamo favorevoli a che venga in ogni modo potenziata l’autorità dell’ONU,
rafforzato il suo status politico, giuridico e morale. L’URSS porterà il suo forte contributo al
superamento dei problemi finanziari dell’organizzazione.

Per una pace stellare
Secondo. Lo spazio cosmico sopra la Terra circonda tutta l’umanità. E nessuno può restare
indifferente di fronte al modo in cui viene usato.
Noi siamo profondamente convinti che lo spazio — questo patrimonio comune dell’umanità — deve essere soltanto pacifico, che stellare debba essere soltanto la pace e non la guerra.
Noi siamo pronti a cooperare con tutti i paesi per la conquista del cosmo. Con gli stessi Stati Uniti,
ad esempio, con i quali recentemente è stato elaborato il progetto di accordo bilaterale a tale proposito, che prevede la realizzazione di 16 progetti concreti che possono portare un vantaggio inestimabile all’umanità.
L’Unione Sovietica ha già presentato all’ONU la proposta di elaborare congiuntamente con
tutti i suoi membri il progetto di «pace stellare», di conquista e utilizzazione dello spazio. E
questo non deve essere una prerogativa dei soli paesi sviluppati.
Noi riteniamo che in tale questione svolgono un ruolo importante anche il desiderio dei paesi in via di sviluppo di collaborare nella soluzione di questi problemi e il loro interesse a
trasferire la conquista dello spazio su binari pacifici, sulla base di un’ampia cooperazione
internazionale.
Per questo noi proponiamo oggi di realizzare con l’aiuto delle maggiori potenze spaziali un
centro internazionale di ricerca e progettazione congiunte, su commissione dei paesi in via di sviluppo, di prototipi di apparecchi spaziali, per esempio sputnik, nonché per lo studio delle risorse naturali. Presso questo centro opererebbero una scuola di preparazione per specialisti dei paesi in via di sviluppo, cosmonauti compresi, ed un poligono di lancio di apparecchi spaziali. Se l’India esprimesse la sua disponibilità ad offrire il proprio territorio per un simile centro, avrebbe il nostro plauso.

Smilitarizzare l’Oceano Indiano
Terzo. Come è noto l’Unione Sovietica e l’India appoggiano la decisione dell’ONU per lo
svolgimento entro il 1988 di una conferenza internazionale mirante a fare applicare la Dichiarazione dell’ONU sulla proclamazione dell’Oceano Indiano «zona di pace». Il problema della similitarizzazione dell’Oceano Indiano deve essere rimosso dalla situazione di stallo.
L’URSS, che è per il rafforzamento della stabilità politico-militare nella regione dell’Oceano
Indiano, è disposta a:
—avviare in qualsiasi momento, con gli USA e gli altri Stati rivieraschi che tengono
permanentemente navi da guerra nell’Oceano Indiano, delle trattative per una sostanziale
riduzione della consistenza numerica e dell’attività delle forze militari di mare nella zona;
—condurre trattative con gli USA e i paesi asiatici interessati su misure di fiducia in campo
militare rispetto all’Asia ed ai relativi bacini dell’Oceano Indiano e Pacifico. In particolare ci
si riferisce alla notifica dell’invio e delle esercitazioni di forze terrestri (anfibie), navali ed
aree dei suddetti paesi;
—partecipare alle trattative multilaterali di tutti gli Stati che utilizzano le acque dell’Oceano
Indiano, al fine di mettere a punto delle garanzie per la sicurezza delle comunicazioni marittime, comprese quelle nel golfo Persico e negli stretti di Ormuz e della Malacchia, nonché delle garanzie per la sovranità dei paesi rivieraschi sulle proprie risorse naturali;
—partecipare all’elaborazione di un accordo multilaterale sulla sicurezza delle comunicazioni aeree sopra l’Oceano Indiano, accordo la cui necessità è maturata da tempo;
—prendere parte alla messa a punto di una convenzione internazionale sulla lotta contro il
terrorismo lungo le vie di comunicazione marittime ed aeree, e ratificarla.
Tutto ciò, naturalmente, non esaurisce la tematica connessa con la garanzia della pace nella zona dell’Oceano Indiano e noi siamo pronti a discutere le proposte degli altri paesi al riguardo. Tuttavia l’attuazione delle proposte summenzionate favorirebbe senza dubbio il risanamento della situazione nella regione.
Il bene dell’uomo obiettivo della civiltà Stimati membri del Parlamento, molte cose avvicinano i nostri due paesi. Ma in questa nobile consonanza di sentimenti vorrei soprattutto rilevare la costante e profonda ricerca del senso della vita, ricerca comune alle nostre due culture spirituali. Il problema di come deve essere l’uomo non è questione oziosa. La riflessione sulla predestinazione dell’uomo, sulla giustezza delle sue scelte di vita, sul perfezionamento della personalità ha impegnato l’intelligenza dei massimi geni dei nostri due paesi. Le ricerche sul senso della vita si sono composte, nella loro tradizione popolare, in una eterna triade: uomo – umanesimo – umanità. Per questo, forse, il pragmatismo strisciante non è un tratto distintivo dei nostri caratteri nazionali.
Un alto grado di umanesimo si manifesta anche nella politica dei nostri paesi: per i popoli
sovietico e indiano è tipico ragionare non solo con le categorie della propria sicurezza e dei
propri interessi, ma anche rapportarli alla sicurezza universale, alle speranze di tutta l’umanità.
Anche ora, mentre ci sforziamo di liquidare l’ordigno nucleare, di adoperarci per un mondo non violento, noi pensiamo al bene dell’uomo in quanto primo e principale obiettivo dello sviluppo della civiltà umana. La minaccia militare è oggi non solo un pesante stress, che mina la salute spirituale. La corsa agli armamenti significa anche stornare enormi risorse materiali, intellettuali e di ogni altro genere, privare l’uomo dei mezzi necessari per migliorare le proprie condizioni di vita e quindi restringerne le possibilità di arricchire la società con il suo potere creativo.
Se noi vogliamo effettivamente e radicalmente cambiare in meglio la vita di miliardi di
uomini, i mezzi necessari occorre attingerli dalle spese militari. In altri termini occorre
restringere la base materiale della corsa agli armamenti e dirottare i mezzi cos ì ottenuti verso obiettivi di sviluppo.
Non possiamo non ricordare al riguardo che Indira Gandhi, figlia illustre del popolo indiano, è stata uno dei primi esponenti politici a constatare che proprio su questa strada occorre cercare la soluzione dei problemi mondiali. Anche in Unione Sovietica si è sottolineato immutabilmente che il disarmo ci garantisce non solo un mondo più sicuro, ma anche una più alta qualità della vita.
Su questo tema le nostre posizioni coincidono con quelle dell’India e dei «Sei di Delhi». Noi
siamo per la convocazione immediata della conferenza dell’ONU sulla interconnessione tra
disarmo e sviluppo. Purtroppo ancora non si riesce a svolgerla a causa, in pratica, del rifiuto di un solo paese, quello che nel mondo spende più di tutti per la corsa agli armamenti.
Soltanto l’eliminazione dell’arma nucleare, l’interdizione delle armi spaziali e la distruzione di
quelle chimiche, solo il principio di sufficienza rispetto alle necessità di difesa forniranno i
mezzi necessari per migliorare la vita dei popoli.
Se ciò avverrà, allora già in questa generazione si può porre su binari pratici il compito della piena eliminazione della fame, della miseria, dell’analfabetismo, delle altre piaghe sociali ed economiche.
Quando decine di milioni di uomini soffrono, poiché non si consente loro di soddisfare le più
elementari necessità, non è possibile vivere come se ciò non ci riguardasse.
La cessazione della corsa agli armamenti faciliterà di fatto anche la realizzazione dell’idea del nuovo ordine economico mondiale. Semplificherà altresì la soluzione del problema
dell’indebitamento con l’estero, che per molti paesi grava fortemente non solo a livello economico, ma ha anche conseguenze a livello politico.
Quindi la questione del disarmo ha molte dimensioni. Bisogna risolverla sotto tutti i punti di
vista. Tanto più non si può permettere che la corsa ad alcuni tipi di armamenti sia sostituita da quella ad altri tipi di armamenti. Se realizzeremo il disarmo da una parte per poi potenziare i mezzi di distruzione di massa dall’altra, allora non si tratterà di disarmo, ma di inganno.
Mi sto riferendo alla SDI, che, secondo l’opinione di autorità mondiali, minaccia di aprire
un’altra falla nella «tasca» dei popoli di molti paesi. Si cerca di insinuare nell’opinione
pubblica internazionale che questo non è solo un programma difensivo, ma incentiva anche lo sviluppo delle economie non militari, porta alla crescita dell’occupazione e addirittura
aumenta il benessere. Non è questa la sede adatta per sollevare una polemica. Dirò solo che i cinici difensori di tale programma non nascondono che, servendosi della SDI, intendono non solo imporre quale debba essere la vita degli altri paesi, ma anche accrescere il proprio prodotto nazionale, depauperando gli altri. Nessuno sia vinto

Permettetemi nel concludere di ritornare ancora una volta ai rapporti sovietico-indiani. Essi
vengono costruiti sulle salde fondamenta del nostro Trattato di pace, amicizia e collaborazione.
Questo Trattato non ha solamente aperto ampie possibilità al sicuro sviluppo dei rapporti e dei contatti reciprocamente vantaggiosi.
Il suo più alto significato consiste nel mutuo impegno a reagire nel caso che insorga una situazione complessa per una o per entrambe le parti.
Tali situazioni si sono verificate. E l’URSS e l’India sono rimaste fedeli ai loro impegni, hanno agito nello spirito e nella lettera del nostro Trattato.
L’amicizia e la collaborazione tra l’Unione Sovietica e la Repubblica indiana hanno retto alla
prova del tempo. Per questo hanno un ruolo fondamentale i rapporti e i contatti tra i nostri
Parlamenti, che devono essere necessariamente sviluppati anche in futuro. Affermo ciò a nome del Soviet Supremo dell’URSS.
«Una vittora può definirsi tale soltanto se tutti in egual misura sono vincitori e nessuno è
vinto »1. Queste parole sono a voi note, voi sapete a chi appartengono. E una nobile massima, che riecheggia nella terra indiana da più di due millenni e mezzo, ed oggi si rivela di grande attualità. Nel secolo dell’arma nucleare l’unica vittoria possibile è la vittoria della ragione. Impegnamoci a lottare insieme per essa!
Vi auguro, stimati membri del Parlamento, il buon esito delle vostre idee e delle vostre azioni per il bene del popolo dell’India, nell’interesse della pace universale.
Che si consolidi l’amicizia tra i popoli dell’Unione Sovietica e dell’India! Grazie!

1 Massima di Buddha, citata da J. Nehru nel suo discorso durante l’incontro al Cremlino del 1961

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