RIPORTARE LA MORTE NELLA VITA

Su Saluteinternazionale.info è stata pubblicata una riflessione dello psichiatra italiano Benedetto Saraceno, attualmente a capo di un centro di ricerca in Portogallo, riguardante l’omertà che circonda il morire in medicina. Saraceno prende spunto dalla pubblicazione all’inizio di questo 2022 di un rapporto della Commissione istituita dalla rivista The Lancet “sul valore della morte: riportare la morte nella vita”. Pubblichiamo alcuni brani rinviando al testo integrale dell’articolo.

Si muore e basta: in Italia, il 44% delle morti avviene in casa ma il 47% in ospedale e il 9% nelle residenze per anziani. Dunque, il 56% delle morti avviene in ambiente sanitario ma l’ambiente sanitario è assente da qualsiasi riflessione o dibattito pubblico. Le persone sono lasciate sole, sole a morire e sole ad assistere chi muore.

Con straordinario coraggio, visione e capacità di problematizzare, Lancet ha istituito una Commissione «on the Value of Death: bringing death back into life” ed essa ha pubblicato il proprio rapporto il 31 gennaio del 2022. Si tratta di una commissione composta da 14 donne e 13 uomini provenienti in maggior parte dal Regno Unito seguiti da USA e poi Cina, India, Malawi, Norvegia e Singapore (2).

La storia del morire nel XXI secolo è la storia paradossale di milioni di persone che muoiono in ospedali ove ricevono over treatment e implacabili accanimenti terapeutici in contrasto con centinaia di milioni di persone che muoiono di malattie prevenibili, per complicanze evitabili e che, non solo non ricevono adeguati trattamenti ospedalieri o a casa, ma spesso muoiono con dolori acuti e insopportabili non trattati per la mancanza di farmaci antidolorifici. Basti pensare che a fronte di una sistematica e diffusa mancanza di ogni trattamento contro il dolore e di ogni intervento palliativo in tutti i paesi a basso e medio-basso reddito, nei paesi ad altro reddito una cifra compresa fra l’8 e l’11% della spesa sanitaria annuale è dedicato a persone in condizioni terminali e che rappresentano meno dell’1% delle morti annuali.

Queste considerazioni spiegano anche il perché del titolo della Commissione Lancet: “il valore della morte” visto come un bene da tutelare a fronte di una medicina che in alcuni casi iper-valorizza la vita e ignora la morte come essa rappresentasse invece che una esperienza, soltanto l’epifenomeno del fallimento delle cure. https://www.saluteinternazionale.info/2022/04/parlare-del-morire/

14.04.2022

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