Lettera a Quotidiano di Brindisi sull’intervista all’Arcivescovo Caliandro

Pubblicata come ampia sintesi su Quotidiano di Brindisi il 23/11/2014 col titolo “Anche la Chiesa si impegni di più – Legalità e povertà: l’invito del ‘Manifesto 4 ottobre’ “

 

L’intervista all’Arcivescovo Caliandro a cura di Elda Donnicola pubblicata da Nuovo Quotidiano di Brindisi il 18.11 scorso e riguardante la recrudescenza di azioni criminali ed il crescente impoverimento di molte famiglie in città e nella provincia, rappresenta per dei laici cristiani* impegnati nella società una occasione di approfondimento sia per la drammaticità dei temi trattati sia per il rischio che luoghi comuni e facili semplificazioni prendano il sopravvento nel dibattito.

Intanto avvertiamo il grave rischio che si instauri una equazione tra povertà e criminalità: per quanto quest’ultima possa indubbiamente pescare nelle situazioni di bisogno estremo, le cause dell’impoverimento risiedono in un sistema economico, quello neocapitalistico finanziarizzato, che deve essere chiaramente denunciato nella sua disumanità ed ingiustizia. A Brindisi questo sistema ha il volto della monocultura industriale e della arretratezza dei sistemi di protezione sociale. Dinanzi alla situazione drammatica della città la chiesa-istituzione dovrebbe fare autocritica sulle sue responsabilità passate e presenti e dovrebbe rivolgersi al potere politico chiedendo, senza moralismi nè paternalismi, che la difesa dei più deboli debba essere il primo obiettivo delle istituzioni democratiche.

La chiesa brindisina fa molto per le situazioni di impoverimento prevalentemente attraverso la Caritas, Casa Betania, il diurno per migranti delle suore vincenziane, il ricovero per donne sfruttate delle suore d’Ivrea, le iniziative dell’associazione Migrantes. Ma il soccorso senza la denuncia delle cause e senza un serio impegno a rimuoverle o almeno a ridurne gli effetti, non basta. L’8 per mille, poi, gestito con la massima trasparenza, sia per quanto possibile destinato ai poveri.

In positivo proponiamo:

1) Gli impegni prioritari per le comunità cristiane sono quelli che riguardano la gente tuttora priva dell’essenziale: la salute, la casa, il lavoro, il salario familiare, l’accesso alla cultura, la partecipazione, nonché la piena assunzione dei problemi che assillano l’uomo contemporaneo: ingiustizie, violenze, corruzione, emergenze etiche e sociali. Le energie maggiori andrebbero spese per fare fronte correttamente alle delicate questioni d’oggi: il lavoro e l’ambiente; la situazione culturale e la presenza nelle istituzioni pubbliche. In ogni periferia (quartiere o paese) si mettano in atto opportune iniziative di ascolto, di ricerca e di studio per ognuna delle su indicate questioni, al fine di avere comunità cristiane che operino nel mondo del lavoro e dell’ambiente con nuove competenze e cristiani capaci di operare nel territorio.

2) Oggi, particolarmente, è ingenuo affidare la lotta contro le strutture di peccato dell’attuale sistema economico e politico solo alla modifica dei comportamenti individuali o di gruppo per eliminare le nefandezze economiche e politiche che provocano miseria per molti e ricchezza per pochissimi. Ci sembra perciò necessario valorizzare la felice convergenza tra alcuni dettami del Concilio Vaticano II e alcuni fondamentali precetti della Costituzione: il lavoro come pilastro fondamentale della civile convivenza; la pari dignità sociale dei cittadini e la loro uguaglianza contro ogni discriminazione con l’impegno a rimuovere gli ostacoli che impediscono lo sviluppo della persona umana e la partecipazione dei lavoratori alla vita pubblica; il ripudio della guerra e il primato del diritto internazionale per salvaguardare e promuovere la pace. E inoltre: la tutela della salute come diritto fondamentale dei cittadini e interesse della collettività; la promozione dell’istruzione pubblica come servizio di centrale importanza; un sistema tributario informato a criteri di progressività; la concezione dei partiti come associazioni che con metodo democratico concorrono a determinare la politica nazionale; il principio che la proprietà privata deve essere accessibile a tutti così come la medesima e l’iniziativa economica privata devono essere indirizzate e coordinate a fini sociali; l’esigenza che i cittadini ai quali sono affidati funzioni pubbliche le adempiano con disciplina ed onore.

3) Far diventare l’attenzione e la condivisione con i più poveri priorità non solo della Caritas diocesana ma dimensione di fondo di tutta la chiesa locale, mettendo a disposizione delle situazioni più critiche immobili ecclesiali non utilizzati o sottoutilizzati.

 

4) Papa Francesco ai movimenti popolari riuniti a Roma il 28 ottobre scorso ha detto: Non si può affrontare lo scandalo della povertà promuovendo strategie di contenimento che unicamente tranquillizzano e trasformano i poveri in esseri addomesticati e inoffensivi. Che triste vedere che, dietro a presunte opere altruistiche, si riduce l’altro alla passività, lo si nega o, peggio ancora, si nascondono affari e ambizioni personali: Gesù le definirebbe ipocrite. Che bello invece quando vediamo in movimento popoli e soprattutto i loro membri più poveri e i giovani. Allora sì, si sente il vento di promessa che ravviva la speranza di un mondo migliore. Che questo vento si trasformi in uragano di speranza….. Non si comprende che l’amore per i poveri è al centro del Vangelo. Terra, casa e lavoro, quello per cui voi lottate, sono diritti sacri“. In altri termini non si può contrastare l’impoverimento lottando al posto dei poveri ma accanto ai poveri. Per questo riteniamo si debba sostenere la proposta di replicare, dopo 30 anni, l’esperienza della “conferenza cittadina contro l’emarginazione” che oggi potrebbe essere chiamata “contro l’impoverimento”.

 

Per sostenere queste ragioni il 15 dicembre prossimo è stato organizzato nel Quartiere Perrino un incontro su “La lotta alle povertà a Brindisi” per individuare altre forme organizzate di contrasto della povertà (emporii sociali, sostegni scolastici, condivisione di servizi e professionalità, ecc.) coinvolgendo tutti i soggetti operanti sul territorio.

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