QUANTE VOLTE FIGLIOLO?

Antonio Greco

Non credo che ci siano libri pornografici, così dettagliati”. Così Franco Tommasi nel presentare a Lecce il 27 gennaio 2026, il saggio di Paolo Edoardo Fornaciari, “Quante volte, figliolo?”, I fantasmi dell’immaginario sessuale ecclesiastico attraverso 500 anni di manuali per i confessori, finito di stampare nell’aprile del 2025 dalla casa editrice Mimesis (Milano).

Paolo Edoardo Fornaciari è Ph.D. in Filologia (Doctor of Philosophy in Philology). Ha pubblicato altre ricerche. Fra le più note una ricerca storico-critica sull’Apologiadi Pico della Mirandola e uno studio sugli inni rivoluzionari di Giuseppe M. Cambini dal titolo Il livornese e Robespierre.

Il saggio “Quante volte, figliolo?”, di 260 pagine, è diviso in due sezioni e una parte finale composta da sei appendici.

La prima sezione, “Per inquadrare la questione”, comprende tre capitoli:

1. “Il Penitente al Confessore si presenta in qualità di reo al suo giudice, luogotenente dello stesso Dio”; 2. Digressioni sul diritto Canonico e il tribunale dell’indulgenza; 3. “La legge di Mosè, chi la tira da capo, chi dai piè”.

La seconda sezione “I testi” è composta da dieci capitoli:

4. Dalla Bulla Sanctae Cruciatae ai profilattici della Giornata della Gioventù; 5. I vantaggi della Biblioteca di Babele: la Somma di Fra’ Pacifico; 6. Martin de Azpilcueta, El Navarro; 7. Un altro Martino, Il lombardo Bonacina; 8. Il secolo d’oro dei confessori spagnoli e il sinistro Sinistrari; 9. “Quel che al libro di Alfonzo s’impara”; 10. Annali franco-tedeschi: i tormenti di un gallicano.

Le appendici: I. Il Penitenziale di Dawit’ di Gandjak; II. Il Direttorio di Fra’ Leonardo da Porto Maurizio: III. Le norme per la confessione dei giovani di padre Baccari; IV. Quei numerosi Dieci Comandamenti; V. I chiarimenti di Sant’Agostino; VI. Perfidi giudei. Digressione su di un caso di scivolamento semantico: dal latino perfidus all’italiano perfido.

Chiudono il saggio due indici dedicati.

I titoli dei capitoli e dei paragrafi possono orientare a scegliere le letture più interessanti, divertenti, scandalose” (7), puntualizza l’autore.

Fornaciari scrive: “nel corso di poco meno di una trentina d’anni ho letto, mi sono documentato, ho studiato e approfondito; ma soprattutto mi sono sdegnato” (8). “Prima che Googlelibri mettesse a disposizione una sterminata biblioteca, per non meno di tre decenni ho comprato testi dal contenuto talvolta grottescamente esilarante, più spesso problematicamente angosciante, d’ogni epoca e valore, spesso al limite delle mie disponibilità” (17).

Il Titolo: “Quante volte, figliuolo?”

Il sacramento della confessione, nel suo nascere e nel suo affermarsi, si presenta come un sistema complesso che si articola in più momenti (attrizione, interrogazione, punizione, contrizione, perdono). Nel primo millennio del cattolicesimo si passò dalla penitenza pubblica alla privata (o auricolare) e a quella tariffata. Nel 1215, anno del IV Concilio Laterano, viene decretata e istituita la confessione annuale e obbligatoria per tutti i cristiani nel Giovedì Santo. Dopo il Concilio di Trento l’atto stesso della dell’interrogazione e confessione del penitente, finirà per sostituire anche la fase di penitenza vera e propria.

Questo sistema, secondo Fornaciari, è stato uno dei “bastioni fondanti del dominio ideologico e quindi anche politico, in una parola, sociale, da parte delle classi e dei ceti dominanti europei, per il tramite della casta degli ecclesiastici” (17).

La particolarità del saggio è quella di occuparsi di dimostrare questa tesi attraverso la lettura e il commento di alcuni “Manuali dei confessori” degli ultimi “500 anni. L’esame di questi manuali non presume di essere esaustiva perché essi sono “una quantità sterminata”. Fornaciari ha scelto di commentarne alcuni (circa dieci) con due criteri:

  • la “rappresentatività in termini di diffusione nel tempo e nello spazio, giacché questo studio si propone di indagare su un particolare comportamento, attinente la sfera della religiosità, che ha modellato la coscienza di società intere dell’Europa cattolica, tra il XVI e il XX secolo” (11);
  • gli aggiornamenti e la messa a punto di essi nei cinque secoli, tenendo conto della disputa in voga dalla fine del Seicento tra la scuola dei “probabilisti” (“tendenzialmente gesuiti, disposti a una gran lassitudine allo scopo di recuperare quanto più possibile le pecorelle smarritesi nella selva del peccato”) e la scuola dei “probabilioristi” (assai rigorosi nel negare l’assoluzione al peccatore” (65). A quest’ultima scuola appartenevano i più intransigenti moralisti, quelli dell’Ordine religioso dei Frati Minori[1].

PER INQUADRARE LA QUESTIONE

  1. la lunga evoluzione della confessione

Dal XII secolo in poi (soprattutto dopo il Concilio Lateranense IV, 1215, che rende obbligatoria la confessione annuale), la confessione diventa uno strumento centrale per regolare la vita morale e sociale.

Dopo il Concilio di Trento (1545–1563), la confessione viene rafforzata come strumento pastorale contro la Riforma protestante.          Si passa da una semplice lista di atti a una attenzione maggiore alle intenzioni, alla coscienza, alla frequenza dei peccati. La sessualità diventa uno spazio privilegiato di esame interiore. Viene introdotto il confessionale per prevenire l’adescamento sessuale delle donne, ma questo spazio privato diede origine a nuove forme di tentazione, sia per i penitenti che per i confessori. Eppure, nessuna fase nella storia del sacramento ha avuto conseguenze così drastiche come lo storico decreto di Papa Pio X del 1910. In risposta ai pericoli spirituali del nuovo secolo, Pio X cercò di salvaguardare i fedeli cattolici abbassando l’età in cui i bambini si confessavano per la prima volta a sette anni, esortando al contempo tutti i cattolici a confessarsi frequentemente anziché annualmente. Questa imposizione radicale e inappropriatamente precoce del sacramento diede ai sacerdoti un ruolo senza precedenti e privilegiato nella vita di ragazzi e ragazze, un ruolo che un numero significativo di loro avrebbe sfruttato, in modo criminale, nei decenni successivi.

Tra il XIX secolo e la prima metà del XX secolo, con lo sviluppo della medicina e della psicologia, la Chiesa si confronta con nuove categorie: “Istinti”, “Deviazioni”, “Patologie”, “Controllo delle nascite”. La confessione continua a essere il luogo principale in cui i fedeli portano i problemi di fertilità, delle pratiche contraccettive e delle questioni coniugali.

Dopo il Vaticano II non si parla più di “de sexto” ma di bio-pastorale.

  • Manuali penitenziali e manuali per confessori

Elementi comuni

I manuali penitenziali (o “penitentialia”) sono libri-guida per laici, sacerdoti e vescovi (a seconda della gravità dei peccati) usati soprattutto nell’alto e pieno Medioevo (VI–XII secolo). Erano raccolte di elenco di peccati associati a penitenze specifiche[2].

Alla fine del XV secolo, l’uso dei manuali penitenziali classici declina, ma la tradizione di testi per confessori sopravvive in forme più elaborate con i Manuali per confessori[3].

In essi:

  1. la sfera sessuale(masturbazione, omosessualità, contraccezione e piacere coniugale (rapporti prematrimoniali, adulterio…)è la più normata, sorvegliata e simbolicamente caricata;
  2. la masturbazione è trattata come peccato grave contro la castità perché atto “sterile” e “contro natura”;
  3. l’omosessualità è chiamata “peccato di sodomia”, “atto contro natura”. È inserita tra i peccati più gravi e spesso è trattata insieme a bestialità e incesto. Non si distingue tra orientamento e/o comportamento: conta solo l’atto;
  4. la contraccezione è presente ma è meno centrale: viene condannata soprattutto come “atto contro la procreazione” e come una “frode matrimoniale”. Il focus è sull’intenzione di evitare di avere figli;
  5. il piacere coniugale è visto come “male tollerato” ed è consentito solo se subordinato alla procreazione. I manuali insegnano che cercare il piacere come fine è peccato, che solo il dovere coniugale giustifica l’atto del coito. Il corpo femminile esiste solo perché controllato e passivizzato.

L’“immaginario sessuale” diventa un modo specifico di pensare il corpo, il desiderio, il peccato e la normalità.

La dinamica ricorrenteprescritta per la confessione:

-gli atti sessuali sono esplicitati e descritti minuziosamente, anche quelli che oggi pensiamo interiori o privati[4].

– a ognuno degli atti sessuali proibiti viene fatta un’assegnazione di penitenze precise: il modello è numerico o tariffato e non soggettivo[5];

– Il linguaggio tecnico e allusivo

Per evitare scandalo gli autori usano, volutamente termini latini, perifrasi, eufemismi. Ma paradossalmente: I manuali finiscono per creare un vero “catalogo pornografico dell’immaginabile sessuale[6].

  • I manuali per confessori del saggio

Dopo aver premesso, nel capitolo IV, la Bulla sanctae cruciatae del 1095 con la quale fu concessa l’assoluzione dei peccati mortali come scudo alle malefatte dei crociati e affini, che Fornaciari mette in relazione con fatti più attuali collegando la Bulla ai profilattici ritrovati dopo la Giornata della Gioventù dell’agosto del 2011, il programma di lettura del saggio proposta dall’autore è così scandito: “Partiremo dalla Somma pacifica, primo trattato in lingua volgare, sull’argomento della confessione, pubblicato una decina d’anni dopo il Concilio di Trento (1574), in rapporto col suo archetipo del 1479; seguirà il Manual de confessores y penitentes di Martin de Azpilcueta, detto el Navarro, del 1553; quindi quello del suo successore italiano Martino Bonacina, col De Magno matrimonii sacramento del 1619; proseguiremo con qualche incursione nella manualistica iberica del siglo de oro prima di passare alle elucubrazioni legalistiche di fra’ Ludovico Maria Sinistrari del De delictis ed poenibus del 1698, pubblicato nel 1702. Ci occuperemo del monumentale Manuale dei Confessori di Sant’Alfonso Maria De Liguori (concepito nel 1753-55), consultato nella completissima edizione Fiorentina del 1847, con l’annesso Direttorio della Confession generale di fra’ Leonardo da Portio Maurizio. Passeremo quindi al trattato specialistico di monsignor Jean-Battista Bouvier, vescovo gallicano, le cui pubblicazioni ebbero grandissima fortuna non solo in Francia, ma anche in Canada e negli Stati Uniti per tutta la seconda metà dell’Ottocento; concluderemo con la Summa theologiae moralis dei gesuiti tedeschi Hieronymus Noldin ed Albert Schmitt (prima edizione 1902), più in particolare, la sezione, edita a parte, intitolata De sexto praecetto, consultata nell’edizione XXX di Innsbruck, 1938. Non ci priveremo di una rivista fugace del Manuale dei confessori di monsignor Sebastiano Uccello, Vicenza, 1924: un trattato tutto italiano (pp. 64-65).

  • Le tesi di Fornaciari
  1. Secondo Fornaciari, “l’elemento sovrastrutturale unificante [n.r.d.: il processo coloniale del Vecchio mondo] appare essere stato il cristianesimo, nelle sue varie articolazioni, concorrenziali tra di loro, modellate allo scopo di attagliarsi alle specificità nazionali e alle classi dirigenti di ciascuna di esse” (11).
  2. .Protagonisti di questicinque secoli di colonialismo, con il quale il Vecchio Continente si è impadronito del mondo, in forme diverse, composite, antagoniste, sono stati i teologi morali che per secoli hanno ridotto la morale principalmente al VI e IX comandamento: “Non commettere atti impuri”, “Non desiderare…
  3. ”La confessione non è stato solo un sacramento, ma un dispositivo di controllo delle coscienze e quindi sociale. Questo controllo sul popolo di Dio, nella sua quasi totalità incapace di leggere e scrivere, avviene tramite i confessori[7].
  4. La manualistica confessoriale, in questi secoli, conosce una diffusione eccezionale. Essi vengono aggiornati nel tempo e hanno in comune: a) una minuziosa capacità classificatoria in materia di peccati sessuali; b) i contenuti si basano su due concetti fondamentali: “una proibizione e un obbligo. Due aspetti profondamente complementari, anzi inscindibili: obbligo di generare prole – proibizione dello spargimento del seme (maschile)” (178). Il complesso delle pratiche erotiche e il piacere sono un accessorio, al massimo utile ma non necessario.
  5. L’ispirazione fondamentale dell’atteggiamento ecclesiastico nei confronti del piacere sessuale, quasi sempre considerato peccato, è quella del controllo della sessualità femminile. Obiettivo: sottomettere la donna e affermare il dominio del maschio.
  6. I manuali per i confessori di questi 500 anni ignorano programmaticamente questa grave problematica, con tante sofferenze umane a danno delle vittime.
  7. La teologia morale, secondo la conclusione del saggio di Farnaciari, “altro non è che un complesso edificio di ragionamenti svolti in funzione economica, dalla premessa (l’invenzione del dio unico), fino ai corollari, dal più bizzarro (il coito anale tra coniugi considerato adulterio) al più micidiale (liceità dell’amputazione del clitoride, proclamata nel 1924 da un monsignore in terra d’Italia) (179)[8].

Annotazioni finali

A)

Il lavoro di Fornaciari si inserisce in un filone ormai consolidato di studi sulla confessione e sulla sessualità cristiana, ma se ne distingue per tre elementi: l’ampiezza del corpus, che abbraccia cinque secoli di manuali per confessori; l’attenzione specifica ai contenuti sessuali dei testi normativi; e la tesi forte secondo cui proprio quella manualistica rivela le ossessioni e le proiezioni del clero.

Ci sono luoghi che, più di altri, custodiscono le ombre della storia. Il confessionale è uno di questi: una piccola architettura di legno che per secoli ha raccolto sussurri, tremori, desideri proibiti e colpe immaginate. È in questa penombra che, nel saggio di Fornaciari, si incontrano tre figure che osservano lo stesso paesaggio da angolazioni diverse: Michel Foucault, Adriano Prosperi e lo stesso Fornaciari. In questo osservatorio, però, manca, a mio modesto parere, una presenza importante: lo storico Jean Delumeau.

Foucault[9] è il primo a sollevare il velo. Non lo interessa il legno del confessionale né il gesto del penitente: ciò che lo affascina è il meccanismo invisibile che si attiva quando un essere umano è chiamato a dire la verità su sé stesso. La confessione, ai suoi occhi, è una trama sottile di potere che non si limita a punire, ma produce discorsi, identità, persino la sessualità come oggetto di sapere.

Prosperi[10], invece, si muove tra gli archivi. Sfoglia processi, lettere, regolamenti, e segue i percorsi di confessori e inquisitori tra Cinque e Seicento, quando si costruisce un sistema capillare di direzione delle coscienze. Dove Foucault vede un dispositivo, Prosperi vede un’istituzione fatta di uomini, ordini religiosi, tribunali e stanze chiuse in cui si decideva il destino delle anime. La confessione non appare come un concetto astratto, ma come una pratica quotidiana, un ingranaggio di una macchina più grande che pretendeva di conoscere ogni piega dell’interiorità umana.

Fornaciari non si ferma né alla teoria né alla storia istituzionale. Entra nei manuali per confessori come in un labirinto di carta e ne ascolta le voci. Scopre che quei testi, nati per guidare il clero, sono popolati da fantasmi: ossessioni, paure, desideri che filtrano tra le righe. La minuziosa tassonomia dei peccati sessuali non è solo un elenco di norme, ma un autoritratto involontario della chiesa, un diario delle sue inquietudini. Nel tentativo di disciplinare il corpo dei fedeli, i confessori finiscono per rivelare il proprio immaginario.

Eppure, lo sguardo sulla confessione negli ultimi cinque secoli resta incompleto se non si considera anche la sua funzione educativa. La confessione non è stata soltanto uno strumento di potere: è stata anche una “pedagogia della colpa”.

Jean Delumeau[11] ha mostrato come la chiesa europea, tra Medioevo ed età moderna, abbia diffuso un forte senso di colpa tra i fedeli. Attraverso la confessione, le persone imparavano a esaminare la propria coscienza con rigore. I manuali elencavano in dettaglio i peccati possibili, anche i più piccoli, e ciò portava molti a sentirsi costantemente in difetto. La paura del peccato e dell’inferno diventava così un mezzo per orientare le scelte quotidiane: la confessione serviva a controllare non solo le azioni, ma anche pensieri e intenzioni. In questo senso Delumeau parla di una vera e propria “pedagogia della colpa”, un sistema educativo fondato sul senso di peccato.

B)

Fra i cattolici, la confessione è tra i primi sacramenti che si ricevono ed è anche la prima a scomparire. I sociologi hanno osservato che il suo abbandono precede quello della pratica religiosa. Negli ultimi vent’anni la frequentazione del confessionale è crollata, e oggi quel piccolo box di legno appare vuoto da entrambe le parti.

Le spiegazioni più diffuse, soprattutto in ambito cattolico, non convincono Fornaciari: le critiche protestanti, le conseguenze del Vaticano II secondo letture integraliste, la secolarizzazione e le ideologie antireligiose. Tutte queste tesi, sostiene, non spiegano perché è “la confessione in sé a decadere, più che altri aspetti del cattolicesimo, che pure soffre di variegate altre ulcere” (16).

Pur riconoscendo che la questione richiede ulteriori indagini, l’autore avanza una sua ipotesi. Nella società contemporanea, segnata da una comunicazione totalizzante, si è accentuato il conflitto tra la fede vissuta interiormente dal credente e la chiesa come istituzione gerarchica. La chiesa, per sua natura, non può concedere troppa autonomia ai singoli, perché rischierebbe di perdere autorità e funzione.

Questa interpretazione coglie un nodo reale: il conflitto tra libertà individuale e autorità ecclesiale, tra l’autonomia moderna del soggetto e il potere religioso. Con la secolarizzazione, il peccato non è più un linguaggio condiviso e il male viene interpretato in chiave psicologica, sociale o relazionale. Ciò vale soprattutto per la sfera privata, legata ad affetti, erotismo e sessualità. Per l’uomo e la donna di oggi, il sesso è una questione personale: “il sesso è mio e lo gestisco io”.

Eppure, questa chiave interpretativa resta parziale. Illumina alcuni aspetti, ma ne lascia altri nell’ombra. La crisi non dipende forse anche da una perdita di senso spirituale? E attribuirla solo alla libertà moderna non rischia di assolvere l’istituzione ecclesiale da come essa stessa ha reso questo sacramento poco abitabile?

C)

La ricerca di Fornaciari sui manuali dei confessori — un frammento della lunga storia della confessione in un regime di cristianità — evita di restare un esercizio accademico se diventa anche uno strumento critico per interrogare l’immaginario sessuale dell’uomo occidentale dopo la sua liberazione da quello ossessivo dei confessori.

Nel 2010 lo scrittore Ermanno Rea[12] ha pubblicato La fabbrica dell’obbedienza. Il lato oscuro e complice degli italiani. Colpito dagli scandali sessuali di Berlusconi e dall’assenza di vergogna di una larga parte degli italiani che continuavano a sostenerlo, descrive un popolo educato alla servitù, alla finzione e alla minorità irresponsabile, sotto la guida di una religione sempre pronta a perdonare.

Secondo Rea, la radice di questa debolezza morale sta nella confessione, la macchina inventata dalla Chiesa della Controriforma, responsabile di aver creato un’Italia “corrotta e ridanciana, superstiziosa e corriva, irresponsabile e bigotta”. Il suo non è un libello anticlericale, ma una radiografia storica. In questo, le sue tesi non sono lontane da quelle di Fornaciari.

Se dall’Italia berlusconiana di ieri si passa all’affaire Epstein di oggi, il contesto cambia ma il senso critico si affina. Il finanziere statunitense è stato accusato di aver gestito per anni una rete di sfruttamento sessuale di minorenni, coinvolgendo uomini potenti.

Come scrive Paolo Desogus[13], “sul piano morale siamo di fronte a casi umani, gente evidentemente infelice che vive il sesso in modo alienato, dato che riporta sul piano del godimento la logica perversa dell’accumulazione primitiva del capitale. Per molti versi si tratta dunque di uomini vittime dello stesso meccanismo di mercificazione che alimentano e impongono al resto del mondo. Questi luridi personaggi sono in altre parole la verità dell’orrore capitalistico e della sua degenerazione”. Si tratta di uomini che vivono il sesso in modo alienato. Rappresentano, in altre parole, la verità più oscura di quel sistema che contribuiscono ad alimentare e a diffondere.

Si è passati così dall’essere schiavi del falso rigore e dei fantasmi dell’immaginario sessuale ecclesiastico all’essere schiavi di una sessualità segnata da alienazione, pornografia, violenza e mercificazione del corpo femminile. Lo sfruttamento sessuale, come quello economico, risponde alla logica di un Occidente dominato dal capitalismo e dalla finzione del libero mercato.

Se la morale sessuale di ieri, segnata dalle ossessioni ecclesiastiche, fa piangere, quella laica di oggi, falsamente liberata e fondata sulla mercificazione dei corpi, non fa ridere.

10 febbraio 2026


[1] 1. Fra’ Pacifico, autore della Summa è un religioso dei Frati Minori. 2. El Navarro è un sacerdote basco secolare; 3. Martino Bonacina è un sacerdote lombardo secolare; 4. Fra’ J. Gavarri e J. de Cordella sono due confessori spagnoli francescani, il primo minorita, il secondo cappuccino; 5. Alfonso Maria de ‘Liguori (poi santo e Dottore della chiesa) è un sacerdote napoletano secolare; 6. Mons. Sebastiano Uccello è un religioso della Congregazione SS. Sacramento; 7. J.B. Bouvier è un vescovo gallicano; 8. H. Noldin e A. Schmitt sono due religiosi gesuiti.

[2] I primi manuali penitenziali emergono tra Celtici d’Irlanda e del Galles nel VI secolo e si diffondono in Inghilterra e sul Continente tramite monaci missionari. Questi testi nascono in un contesto in cui la penitenza pubblica (dopo i peccati gravi) stava gradualmente mutando verso la confessione privata, detta auricolare o tariffata.

[3] Alcuni storici sotto la dicitura “penitenziali” riuniscono sia le collezioni canoniche primitive, sia i tariffari e sia i manuali per confessori.

[4] La confessione è guidata da categorie concrete: non solo l’atto fisico, ma parole, fantasie, tocchi e persino l’esposizione del corpo sono considerati motivo di peccato. L’attenzione non è solo all’atto esteriore, ma alla sfera delle intenzioni e delle immagini

[5] gli atti considerati più “contro natura” (sodomia) ricevono penitenze più lunghe dei peccati considerati meno gravi, riflettendo la gerarchia morale del tempo stesso.

[6] Nel Manuale dei confessori di Sant’Alfonso (Dottore della Chiesa), del 1757, che ebbe un gran successo, i peccati che riguardano l’assassinio, furto, spergiuro, insubordinazione all’autorità, apostasia, eresia…sono trattati in lingua volgare. Il peccato contro il VI comandamento, scrive il Santo, “è la materia più ordinaria delle confessioni, ed è quel vizio che riempie d’anime l’inferno; onde su questo precetto parleremo delle cose più minutamente, e le diremo in latino, affinché non si leggano da altri che da’ confessori (…) perché in materia di lussuria (checché ne dicano alcuni riguardo il lieve sfiorare la mano di una donna, o l’intrecciar le dita) non si danno casi irrilevanti, proprio perché ogni diletto carnale preso in piena consapevolezza e consenso è peccato mortale” (154).

[7] Il sacerdote, con il mezzo della confessione auricolare, più colto ed avveduto, riesce a sondare i meandri più riposti della psiche del confitente. Con lo spavento della colpevolizzazione il bravo prete raddrizza le devianze, incanala le pulsioni: compie un’opera sociale di mantenimento della pace e dell’ordine.

[8] Il riferimento è a: S. Uccello, in Manuale del confessore, Vicenza 1924, p. 277.

[9] Michel Foucault (1926-1984), è stato un filosofo, sociologo e storico francese. Tra le sue opere ricordiamo: Histoire de la sexualité (Tome 4) – Les aveux de la chair, Gallimard, Paris, 1976-2018.

[10] Adriano Prosperi (n.1939), Professore emerito di Storia moderna della Scuola Normale Superiore di Pisa. Tra le sue opere “Tribunali della coscienza. Inquisitori, confessori, missionari, Einaudi, Torino, 2009.

[11] Jean Delumeau (1923-2020), storico e saggista francese. Tra le sue numerose opere: Il Peccato e la Paura. L’idea di colpa in Occidente dal XIII al XVIII secolo, Il Mulino, Bologna, 1987.

[12] Ermanno Rea, La fabbrica dell’obbedienza. Il lato oscuro e complice degli italiani (ed. Feltrinelli, marzo 2010). 

[13] Paolo Desogus è professore associato di letteratura italiana contemporanea alla Sorbona di Parigi e collabora attivamente con il Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia.

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