BELLE PERSONE: UN ARTICOLO SU GIGI RIVA QUAlCHE ANNO PRIMA DELLA SUA SCOMPARSA

Gigi Riva è morto a 79 annni il 22 gennaio 2024. Nel 2019 il prof. Francesco Calamo Specchia ne tracciava un ritratto pubblicato sulla rivista angli-italiana DRY e al cui link riviamo qui di seguito (il testo in italiano segue quello inglese)

Gigi, ossia noi.
Mi sembra di vederlo ora: perché le icone vere non svaniscono con gli anni, ci aspettano intatte nel fondaco della nostra memoria. Arrotolate tra vecchi divani come i tappeti volanti che non usammo da ragazzi, ci riposano dentro appoggiate ad un rimpianto, strette tra scatoloni di occasioni ripiegate e pacchetti preziosi di quei pochi vecchi giorni fantastici in cui noi fummo davvero noi. Le icone non muoiono: sotto un velo di polvere di tempo stanno sempre lì, come in una animazione sospesa che un soffio di ricordi basta a risvegliare.
E cosi Luigi “Gigi” Riva, ragazzo lombardo nato nel ’44, è qui davanti ai miei occhi, che insegue per sempre un pallone nell’aria dei suoi vent’anni magri, e ancor più ci sono io che lo guardo come un fratello maggiore; siamo giovani insieme in un tempo pieno di promesse.
Gigi Riva, il più grande calciatore italiano del dopoguerra, se grande vuol dire forte, coraggioso, sdegnoso – atletico e segreto, lontano e numinoso.
Gigi del nume greco ha il profilo virile e bellissimo, ed ebbe anche il fato glorioso e tragico – che non vuol dire funesto ma irrevocabilmente necessario, esemplare e irripetibile, denso di esaltazioni e di dolore – vittorie e gambe rotte, rinunce, lotte e tiri.
Gigi, Marte guerriero – e Apollo per le nostre amiche innamorate di lui – ha dieci anni più di noi, ed è il nostro dio nelle lunghe partite in una piazzetta in cui rifacciamo e rifacciamo all’infinito quel controllo di esterno in finale del campionato d’Europa del ’68. Lui è il nostro sogno in bianco e nero, lui col controllo-gol che finalmente fa vincere qualcosa alla Nazionale Italiana dopo trent’anni dall’ultimo mondiale, e noi a controllare la palla di esterno per anni dopo, anche se non ce n’era bisogno, noi a saltare e dare il suo pugno di esultanza al cielo, e poi abbassare le braccia e piegarci ad aspettare l’abbraccio dei compagni come faceva lui, anche quando palleggiavamo da soli.
Noi siamo cresciuti con Gigi e Gigi dai primi anni ’60 è vorticosamente cresciuto in noi – non so che studi abbia fatto, pochi, credo – ma fu un nostro maestro di valori e di atteggiamenti e di filosofia, in tutti i suoi capitoli. (segue nel link)

Rombo di tuono, ci vediamo presto_2019

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