NE’ UN UOMO NE’ UN SOLDO: UN’ALTRA DIFESA E’ POSSIBILE

Antonio Greco

Né un uomo, né un soldo: un’altra difesa è possibile

Ricorrono, il 15 dicembre, i cinquanta anni della Legge 772: “Norme per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza”, approvata dal Parlamento nel 1972. Dal 1949, anno del processo a Pietro Pinna, il primo obiettore di coscienza al servizio militare in Italia per motivi politici, il cammino per giungere al riconoscimento giuridico nel 1972 è stato faticoso e lungo, non privo di asprezze, polemiche e accuse di viltà, scarso patriottismo e alto tradimento, agli obiettori.

La ricerca, ancora all’inizio, sui fascicoli dell’OdC presso l’Archivio Giustizia Militare rileva che dal 1946 al 1972 i procedimenti per reati contro gli obiettori di coscienza al servizio militare sono 1630, di cui 126 presso il Tribunale militare di Bari. Sono stati comminati 727 anni e 6 mesi di carcere (con differenze quantitative di pena per lo stesso reato ma motivato diversamente: in media a ciascun Testimone di Geova, 15 mesi; all’obiettore cattolico, laico e politico, 4/6 mesi) a giovani di tutte le condizioni sociali, la maggior parte Testimoni di Geova.  Tra i protagonisti del movimento sono da ricordare Aldo Capitini per il suo pensiero e le lotte per la nonviolenza, i processi a Pinna, a Balducci, a don Milani, e tantissimi obiettori sconosciuti che hanno pagato con pene salate il diritto di difendere e servire la Patria in modo non armato.

Il movimento che per 26 anni ha lottato per trasformare l’OdC al servizio militare da reato a diritto approvato e regolato dalla Legge fu un movimento di minoranze: testimoni di Geova, radicali, anarchici, e parte del mondo cattolico. Ciascuna di queste minoranze non sarebbe stata capace di vincere da sola. Unite hanno vinto. Ma la 772/1972 fu solo una tappa. Dal 1973 al 2004 si sono aggiunti altri 800 mila obiettori di coscienza al servizio militare.

La Legge del 1972, che presentava numerosi punti critici (OdC era considerata come un beneficio dello Stato e non un diritto; prevedeva una Commissione di indagine sulle domande; imponeva la più lunga durata del servizio civile rispetto alla leva; lasciava la responsabilità gestionale in capo al Ministero della Difesa) diede inizio a un altro lungo percorso culturale, politico e giuridico sul tema che dura fino ad oggi.

Sarà la Corte costituzionale negli anni successivi al 1972 (con tre sentenze: n.164/85; n.113/86; n.409/89) e una lunga evoluzione normativa e regolamentare a dare all’OdC il carattere suo proprio di diritto soggettivo perfetto, riconosciuto dalla Costituzione.

Con la sospensione delle chiamate al servizio militare di leva in Italia ad opera della legge 23 agosto 2004 n. 226 e con la trasformazione progressiva dello strumento militare in professionale, risultò sospesa di fatto anche l’opzione del servizio civile obbligatorio per obiezione di coscienza. Ma non per questo è tramontata l’attenzione alla OdC.

Il movimento da subito era cosciente che non basta dire no alla guerra con il servizio civile. Occorre anche prevenire la sua preparazione obiettando alle enormi spese militari e lavorando per una proposta di legge per una Difesa Popolare non violenta. La ricerca per una difesa civile non armata e nonviolenta si fonda sulla certezza che è l’unica seria difesa di fronte all’enorme arsenale delle armi nucleari. E si basa anche sul dato dimostrato che è più efficace della difesa armata. Se né la difesa armata né la difesa nonviolenta, in un conflitto, hanno la certezza della vittoria, è stato dimostrato (scientificamente) che la difesa popolare nonviolenta fa meno male della guerra in termini di vite umane e di danni materiali alle due parti contendenti.

Se il servizio civile è stato scelto da migliaia di giovani, gli obiettori di coscienza alle spese militari (da non confondere con l’obiezione fiscale) per combattere i programmi di riarmo e le folli spese per armi che uccidono due volte (direttamente e tolgono risorse per i più poveri, per le scuole, la difesa della salute e i servizi vari; ogni euro speso in armi è un euro in meno per i bisogni dell’umanità. I nostri veri nemici sono la povertà, la disoccupazione, il degrado scolastico, la malasanità, la crisi climatica, il degrado ambientale, l’evasione fiscale) erano pochissimi nel 1972 ma furono 10 mila nel 1991. L’esercizio della obiezione fiscale alle spese militari fu chiuso nel 1999 a causa dell’introduzione di un nuovo sistema fiscale.

Nel 1998 la legge 230 istituì l’Ufficio nazionale per il servizio civile, anche col compito di “predisporre forme di ricerca e sperimentazione di difesa civile non armata e nonviolenta”. In questi anni, tramite la Campagna “Un’altra difesa è possibile”, varie organizzazioni hanno presentato una proposta di legge per l’“Istituzione del Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta”, che tra l’altro prevede la possibilità per i contribuenti di esprimere la propria preferenza per la difesa non armata, destinando al previsto Dipartimento il sei per mille della propria imposta IRPEF.

Ma perché la DPN (difesa popolare nonviolenta) non rimanga un titolo senza risorse, come è attualmente, ci vuole un popolo che ci creda e che spinga per questa opzione fiscale con la campagna “Sei per la pace, sei per mille”. La proposta è quella di versare il 6 per mille della propria imposta IRPEF alla Tesoreria Centrale per la Protezione Civile o altra realtà che persegue finalità coerenti con la difesa civile non armata e non violenta. La scelta è accompagnata da una richiesta di rimborso all’Agenzia delle Entrate della somma aggiuntiva versata, utile ad indurre Governo e Parlamento ad intraprendere politiche di disarmo e di rafforzamento della difesa civile non armata e non violenta, compresa l’istituzione di un Ministero per la Pace.

Debitori a chi ci ha preceduto, ricordare la storia, i vissuti, le emozioni, i contesti politici e ideali, i protagonisti di una lotta che ha opposto la libertà di coscienza, il principio di «non uccidere», all’obbligo militare e alla guerra in nome della difesa della patria, non è pura nostalgia.

La disobbedienza civile contro la guerra e la sua preparazione non sono solo tecniche nonviolente ma una visione della vita, non sono solo un dire “signor no” o “non pago” ma anche dire sì con proposte positive e alternative. “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino” che non si esplica solo con la difesa armata ma anche in maniera non armata. E da quest’ultima cultura è sorta un’idea ampia di difesa della patria, rispetto a quella meramente militare, che contempla i campi della cultura, dell’ambiente, delle marginalità sociali.

Ma non si può, dopo aver brevemente tratteggiato l’OdC nella nostra storia italiana, non tenere conto che da nove mesi siamo immersi nell’angoscia della guerra in Ucraina e che proprio da essa, con superficialità si può dedurre che l’obiezione di coscienza non è servita a fermarla. Eppure, molti continuano a obiettare.

Il Report Annuale dell’Ufficio Europeo per l’Obiezione di Coscienza (EBCO-BEOC)[1] conclude che l’Europa non è stata un posto sicuro nel 2021 per molti obiettori di coscienza in diversi paesi, i quali hanno affrontato accuse, arresti, processi di tribunali militari, reclusioni, multe, intimidazioni, attacchi, minacce di morte e discriminazione. Tra questi paesi ci sono, tra gli altri, la Turchia (l’unico stato membro del CoE che non ha ancora riconosciuto il diritto all’Obiezione di Coscienza), la Russia, l’Ucraina.

Si stima che siano 100.000 i militari russi arruolati e disertori che rifiutano la guerra di aggressione. Si stima che 22.000 militari bielorussi abbiano lasciato il loro Paese perché non vogliono partecipare alla guerra in Ucraina.

L’Ucraina ha sospeso il diritto all’obiezione di coscienza e ha chiuso le frontiere per gli uomini tra i 18 e i 60 anni. Oltre 100.000 uomini si sono sottratti al coinvolgimento nella guerra in Ucraina e sono fuggiti all’estero.

Conosciamo le dichiarazioni dei due movimenti, russo e ucraino:

Dichiarazione del Movimento degli Obiettori di Coscienza al Servizio Militare in Russia:

“Quello che sta accadendo in Ucraina è una guerra scatenata dalla Russia. Il Movimento degli Obiettori di Coscienza condanna l’aggressione militare russa. E invita la Russia a fermare la guerra. Il Movimento degli Obiettori di Coscienza invita i soldati russi a non partecipare alle ostilità. Non diventate criminali di guerra. Il Movimento degli Obiettori di Coscienza chiede a tutte le reclute di rifiutare il Servizio Militare: richiedete il servizio civile alternativo o di essere esentati per motivi medici”.

Dichiarazione del Movimento Pacifista Ucraino:

Il Movimento Pacifista Ucraino condanna tutte le azioni militari da parte della Russia e dell’Ucraina nel contesto dell’attuale conflitto. Invitiamo i governi di entrambi gli stati e le forze militari a fare un passo indietro e sedersi al tavolo delle trattative. La pace in Ucraina e nel mondo può essere raggiunta solo in modo nonviolento. La guerra è un crimine contro l’umanità. Pertanto, siamo determinati a non supportare nessun tipo di guerra ed a lottare per la rimozione di tutte le cause della guerra”.

Pur dovendo valutare le motivazioni dei singoli, istruttive sono le coraggiose dichiarazioni congiunte dei due movimenti ucraini e russi per l’OdC a cui rinvio. Sembrano gli unici russi e ucraini organizzati che, pur rischiando, hanno una visione comune.

Assistiamo alla normalizzazione della guerra, al genocidio di immigrati, alla paura mondiale per il disastro nucleare (l’Italia non ha ancora firmato Il Trattato Onu TPNW: strada maestra contro la minaccia distruttiva delle armi nucleari), alle conseguenze per il cambiamento climatico, alla crisi economica globale, alla pandemia, allo svuotamento della democrazia: in questo contesto è importante esercitare la disobbedienza civile. Solo il contrasto ai meccanismi di ritorsione, solo l’etica della responsabilità dei politici a favore di uno spirito di pace e solo la forza della critica sociale possono esprimere una speranza.


[1] https://www.azionenonviolenta.it/pubblicato-il-nuovo-report-ebco-beoc-sullobiezione-di-coscienza-al-servizio-militare-con-una-dichiarazione-dallucraina/

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2 Replies to “NE’ UN UOMO NE’ UN SOLDO: UN’ALTRA DIFESA E’ POSSIBILE”

  1. Quanto è vecchio l’odio. E’ l’ora di una universale intesa di smilitarizzare, di civilizzare, di essere veri dentro la vita che reclama la sua identità d’amore. Quanto è stupido l’odio che sa solo ammazzare comunque dalle parole alle armi. E’ora di smetterla o ancora l’odio è un affare da compiere per le ricchezze che si fingono umane tra ipocrisie benedette.

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  2. Condivido Pienamente Le considerazioni storiche ed etiche. Chiederò al mio commercialista di destinarvi il mio 6 per mille IRPEF. Grazie per credere alla Contestazione non violenta

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