I MANIFESTI ANTIABORTO E LO STILE DI GESU’

Maurizio Portaluri

Ho letto l’intervento* del presidente nazionale dei Medici Cattolici, Filippo Maria Boscia, nel dibattito sui manifesti antiaborto del movimento ProVita&Famiglia. Come medico e come cattolico è stata una lettura difficile sia sul piano scientifico che sul piano etico-religioso.

Per supportare scientificamente la tesi secondo cui l’aborto infliggerebbe alla donna che lo pratica gravissime turbe, si cita un altisonante Elliot Institute for Social Sciences Research di Springfield. Andando a fondo scopro che si tratta di un autodefinitosi istituto di ricerca  privato composto da poche unità di persone che ha come missione principale dimostrare che l’aborto è nocivo per la salute soprattutto mentale della donna. A firmare i suoi articoli, solo alcuni dei quali pubblicati su riviste che seguono il metodo peer review, David C Reardon, un ingegnere che negli USA definiscono il ‘Mosè’ del movimento antiaborto. Quindi non un medico: 40 articoli in 30 anni di cui oltre la metà lettere a riviste, cioè opinioni personali, ‘niente’ dal punto di vista scientifico.

Il secondo pilastro della impalcatura “scientifica” che si vuole costruire è la “psicoterapeuta C. Baccaglino” che probabilmente è la dottoressa Cinzia Baccaglini della quale abbiamo cercato senza successo qualche lavoro scientifico nei motori di ricerca biomedici. Il nostro ruolo di medici e la delicatezza dei problemi trattati richiedono un rigore scientifico ed un rispetto ben diversi per chi ci ascolta come esperti.

Mi chiedo poi se indirizzando messaggi aggressivi verso le situazioni e le persone i cui comportamenti non si condividono, si possa ottenere altro effetto se non quello di rafforzare la propria diversità e di trovare gratificazione nella esibizione della propria ideologia. Perché di ideologia si tratta giacché la realtà è ben diversa e ben più dura di quella da ‘mulino bianco’ che i manifesti di Provita&famiglia vorrebbero far credere per uomini donne e nascituri. Situazione che è impossibile trattare seriamente con qualche manifesto e qualche opinione sui giornali.

Nessun accenno alle ragioni che indussero i legislatori ad introdurre la regolamentazione dell’interruzione di gravidanza, alla grave piaga dell’aborto clandestino con il suo carico di morti, ai contesti di deprivazione culturale ed economica in cui il ricorso è più frequente.   La mia posizione è quella di un cattolico-cittadino per cui l’aborto è una questione molto complessa, che non difende l’aborto e che è rispettoso di una legge laica dello Stato impegnato a rispettarla ed eventualmente a migliorarla, ma non a dileggiarla. Detto questo, non riesco proprio ad immaginare Gesù che inveisce contro l’adultera o contro la samaritana al pozzo di Giacobbe, o che gira con cartelli contro i pubblicani e le prostitute. Ricordo piuttosto come trattò male i suoi familiari che volevano portarlo via dalla folla perché lo consideravano un pazzo. Vedo i cartelloni contro le coppie omogenitoriali (“due donne non fanno un padre”, “due donne non fanno una madre”) e penso a quanti figli sono cresciuti senza padre e senza madre e quanti pur avendoceli o non li hanno mai visti, abbandonati a se stessi e ai pericoli della vita, o ne hanno subito solo violenza. E penso alle donne uccise o picchiate nelle coppie “normali”.

Il declino demografico, poi, non ha nulla a che fare con l’aborto: molti altri fattori vi concorrono come l’insicurezza sociale, la conseguente età maggiore per il concepimento oltre a fattori di inquinamento ambientale che provoca sterilità maschile e femminile. Ci si lamenta della mancanza di servizi consultoriali e di sostegno alla famiglia: ma questa è la conseguenza della nostra accettazione delle politiche di riduzione della spesa pubblica e di mancato contrasto all’evasione fiscale. L’aborto come ogni altra scelta che riguarda la salute si colloca in un contesto di grandi diseguaglianze economiche. L’educazione sessuale delle giovanissime generazioni ed il sostegno economico alle famiglie in difficoltà non si fa con le parole ma facendo pagare le tasse e facendosene carico. Erano più onesti i conventi con la “ruota” che si facevano carico dei figli che non si desideravano o era impossibile mantenere piuttosto che gli assalti dei manifesti per la vita.

In Italia non si può ancora parlare di sessualità ai bambini della scuola, un falso pudore avvolge la materia mentre si coprono  abusi e violazioni sulle donne e sui minori. Manca ogni considerazione gioiosa del sesso e della vita, si impongono leggi morali fin sotto le lenzuola con una assiduità che a mala pena nasconde la sua morbosità. Non sono un giurista e non saprei dire se quei manifesti pieni di aggressività e sicumera violino la legge e debbano essere coperti. Penso piuttosto che come certa brutta architettura fascista o luoghi della brutalità umana debbano stare lì, magari chiosati da qualche scritta sovrapposta, a ricordarci che certo pensiero negativo continua a serpeggiare nella nostra società e richiede un supplemento di educazione, di cultura ed anche di spiritualità.

*https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/1278490/bari-e-i-manifesti-anti-aborto-boscia-ecco-perche-non-rimuoverli.html

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