OTTIMISMO TRAGICO

mounier

22 marzo 2020: 70 anni fa moriva un grande intellettuale del secolo scorso: Emmanuel Mounier.

In questo tempo di crisi le sue idee sulla persona e sulla comunità tornano di grande attualità.

Oggi tutti a ripetere: “Ce la faremo!”. Per incoraggiarci o per illuderci?

Sempre è insopportabile l’ottimismo forzato, l’obbligo di mostrarsi sempre positivi, chiudendo gli occhi di fronte a tutto ciò che minaccia i fragili fili su cui si trova appesa la nostra felicità a buon mercato. Anche dinnanzi al dramma del coronavirus l’ottimismo forzato appare una foglia di fico che nasconde il nulla.

Ci dà coraggio, invece, la consapevolezza che vita e morte si snodano l’una accanto all’altra come strade complanari, contigue e di pari importanza; solo una lucida analisi razionale della realtà, che appare quasi sempre come un’analisi sconfortante, e il vedere, anche attraverso il cumulo delle foglie secche, che qui c’è una gemma verde, là una gemma verde, ci può far dire: “non ci spaventiamo, forse ci sarà primavera”.

E’ di Emmanuel Mounier l’espressione: “ottimismo tragico”, con cui voleva dire che per capire le vicende umane occorrono insieme consapevolezza della drammaticità del momento e fiducia nella capacità di ripresa. La sua attenzione alla storia, da credente cattolico e da studioso attento ai segni dei tempi, lo portava a sostenere che non siano più in regime di cristianità. Convinzione audace più di 70 anni fa. “La fede, dirà Papa Francesco il 22 dicembre 2019, specialmente in Europa ma pure in gran parte dell’Occidente, non costituisce più il presupposto ovvio del vivere comune, anzi spesso viene negata, derisa, emarginata e ridicolizzata”.

La riflessione sulla “persona” condotta da Mounier nella drammatica stagione segnata da quella sorta di “guerra dei trent’anni” che travagliò il vecchio continente negli anni dal 1914 al 1945, «e cioè (come scrive Giorgio Campanini) tra Sarajevo e Hiroshima, drammatici simboli della capacità di autodistruzione di una civiltà che pure aveva saputo esprimere valori nei confronti dei quali il mondo intero sarebbe rimasto a lungo debitore, ha una attualità impressionante».

Basta rileggere l’opera di Mounier, Il Personalismo (1949), testo che può essere considerato il suo capolavoro filosofico, quasi il suo testamento spirituale.

Il pericolo, la preoccupazione sono il nostro destino. Nulla ci lascia prevedere che questa lotta possa terminare entro un lasso di tempo calcolabile, nulla ci incoraggia a supporre che essa sia costitutiva della nostra condizione. La perfezione dell’universo personale incarnato, quindi, non si identifica con la perfezione di un ordine, come pretendono tutti i filosofi (e tutti i politici) i quali pensano che l’uomo possa un giorno totalizzare il mondo. Essa è la perfezione di una libertà che combatte, e combatte strenuamente. E che sussiste anche dopo lo scacco. Tra l’ottimismo insofferente dell’illusione liberale o rivoluzionaria e il pessimismo impaziente dei fascismi, il vero sentiero dell’uomo è questo ottimismo tragico, in cui egli trova la sua giusta misura in un’atmosfera di grandezza e di lotta” (Mounier, Il personalismo, Ave ed. 2004, pag. 56).

La dura e appassionata denuncia di Mounier, pur se riferita alle permanenti tensioni del rapporto fra cristianesimo e storia, si può applicare anche alla consapevolezza della strutturale ambiguità di ogni azione umana e di ogni situazione storica.

Rileggere gli scritti di Mounier, in particolare quella sull’ottimismo tragico, a settant’anni dalla sua morte prematura, non significa in alcun modo cedere al pessimismo ma acquistare nuova consapevolezza delle ineliminabili ambiguità di una storia che nessuno può disertare e ognuno deve abitare.

È questo il senso profondo della grande lezione di Mounier, per molti aspetti ancora attuale e che merita di essere riproposta ma che qui non è possibile sintetizzare, per rispondere ai nostri interrogativi di fronte al dramma dell’attuale pandemia:

  • che ne sarà di noi dopo la tempesta del coronavirus?
  • che ne sarà dell’Europa? Della terra dell’occidente, di questa “terra del tramonto”?
  • davanti a questa sfida epocale, che ne sarà della nostra democrazia, che ne sarà delle istituzioni europee?

Non si può rispondere a questi interrogativi solo con ottimismo forzato. Davanti a migliaia di morti il dolore e il pianto, veri nella loro tragedia, non possono essere nascosti o ignorati. Saltano fuori dal buio e impongono un’atmosfera di grandezza e di lotta, di speranza e di dura concretezza.

22 marzo 2020

Antonio Greco

  • Emmanuel Mounier (Grenoble1º aprile 1905 – Parigi22 marzo 1950) è stato un filosofo francese noto per aver definito la posizione filosofica del personalismo comunitario. E’ stato il direttore di Esprit, famosa rivista francese. Ha scritto, fra le opere più importanti, Rivoluzione personalista e comunitariaDalla proprietà capitalista alla proprietà umana, L’avventura cristiana (L’ affrontement chrétien).

 

One Reply to “OTTIMISMO TRAGICO”

  1. “ottimismo tragico” una comune vicinanza che vuoe cancellare un male ma che sempre si ferma lì in una retorica compassione impossibilitata a recitare una o la verità perchè tutto passa. E allora “Nulla ti turbi nulla ti spaventi” di S. Teresa Davila che comprende il nene nel male.

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