VIGANO’ ATTACCA IL PAPA: LA PUNTA DI UN ICEBERG

Michele Di Schiena

Papa Francesco sapeva …. perlomeno dal 23 giugno 2013 che il Cardinale McCarrick era un predatore seriale. Pur sapendo che era corrotto, lo ha coperto ad oltranza, anzi ha fatto suoi i suoi consigli…non solo non si è opposto al male ma si è associato nel compiere il male…..Papa Francesco riconosca i suoi errori e in coerenza con il conclamato principio di tolleranza zero, sia il primo a dare il buon esempio e si dimetta”: è questo per stralci il contenuto essenziale dell’atto di accusa col quale il Vescovo Carlo Maria Viganò, già Nunzio Apostolico negli Stati Uniti, ha tentato di spodestare l’attuale Pontefice in sintonia con le componenti ecclesiali ostili a Papa Bergoglio attive soprattutto nell’America del Nord. Un’accusa apodittica (la colpa del Papa sarebbe stata quella di non aver seguito subito un asserito consiglio di Viganò), carica di risentimento (il Pontefice si sarebbe “associato” nel compiere il male collaborando alla “distruzione della Chiesa”), malevola (un vero e proprio processo alle intenzioni di Papa Francesco che avrebbe deciso di far dimettere il Cardinale solo per salvare la sua immagine mediatica), contraddittoria (benevola nei confronti dei due Papi predecessori coinvolti nella stessa vicenda e tesa a colpire solo l’attuale Pontefice), penosa (perché palesemente influenzata da tortuose rivalità carrieristiche), ferocemente polemica con alcune esperienze ecclesiali (il riferimento “all’ala deviata della Compagnia di Gesù purtroppo oggi maggioritaria”), lontana dalla virtù della prudenza (per il livore che la distingue) e irresponsabile (per il danno che può arrecare alla Chiesa).

Gli ideatori (perché probabilmente non si tratta solo di Viganò) dell’iniziativa contro Papa Francesco non si sono resi conto, nell’ansia di colpirlo, che le accuse contro di lui, se fossero state dotate di una credibilità di cui sono vistosamente sprovviste, avrebbero dovuto chiamare in causa (ciò che Viganò immotivatamente esclude) anche Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. E ciò perché Papa Wojtyla non ebbe ad adottare, secondo lo stesso Viganò, alcun provvedimento punitivo nei confronti di McCarrick mentre Papa Ratzinger avrebbe preso, come ammette lo stesso accusatore, nei confronti del citato Cardinale misure simili a quelle adottate da Papa Francesco ma segretate e palesemente disapplicate. Il fatto è che il Cardinale McCarrick, nominato Vescovo il 24 maggio 1977 da Paolo VI ed elevato alla dignità cardinalizia da Papa Giovanni Paolo II il 21 febbraio 2001, si è dimesso, come richiesto dal Pontefice, il 27 luglio 2018 quando sono emersi con certezza fatti di indiscutibile gravità e il giorno successivo un comunicato stampa della Santa Sede informava che Papa Francesco ne aveva accettato le dimissioni disponendo“la sua sospensione da qualsiasi ministero pubblico”. E non può certo sfuggire che il velenoso attacco a Papa Francesco è stato sferrato proprio nel momento in cui egli, con la dolorante “Lettera al popolo di Dio per le vittime della pedofilia” e con gli interventi durante il viaggio in Irlanda, stava profondendo il massimo impegno per debellare l’abominevole fenomeno. Un addebito indegno ispirato, se non commissionato, da quel potente intreccio fra il fondamentalismo cattolico e il conservatorismo neoliberista che ha in odio l’attuale Pontefice.

E sì perché il dossier di Viganò non è solo un atto di contrasto per dissensi dottrinali all’interno della Chiesa ma è anche e forse soprattutto un atto di lotta politica nei confronti di un Papa profetico che annuncia il Vangelo “sine glossa” anche sul versante sociale. E lo fa, per citare solo alcuni fra i tanti suoi interventi, quando dice no “a un’economia dell’esclusione e dell’iniquità” aggiungendo che “questa economia uccide” (Evangelii Gaudium, 53), quando propone agli imprenditori un’“economia di comunione” con una logica alternativa a quella del profitto, quando sostiene durante un incontro con i movimenti sociali che “finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri….aggredendo le cause strutturali dell’iniquità, non si risolveranno i problemi del mondo”, quando afferma in un’intervista del 2015 che “la globalizzazione ha aiutato molte persone a sollevarsi dalla povertà ma ne ha condannate tante altre a morire di fame”, quando fa presente agli imprenditori nel febbraio del 2017 che “il capitalismo continua a produrre gli scarti per poi cercare di nasconderli” e quando infine, concedendo un’intervista al quotidiano economico-finanziario “Il Sole 24 Ore” del 7 settembre scorso asserisce fra l’altro che “dobbiamo farci interpellare da ciò che sta intorno a noi” perchè “non è più possibile che gli operatori economici non ascoltino il grido dei poveri”.

Si fa quindi più aggressiva la “Santa Alleanza” fra il neoconservatorismo liberista e il fondamentalismo cattolico. Un’intesa sotto il vessillo dei tradizionali (ma deformati) valori del trinomio “Dio, patria e famiglia”Dio concepito non come “comunione trinitaria” che anima il mondo costituito da una “trama di relazioni” sicché “tutto è collegato” e si pone a fondamento di una “spiritualità della solidarietà globale” (Enciclica “Laudato sì”, 239 e 240) ma inteso come la proiezione dell’esigenza di costruire nell’immaginario collettivo l’idea di un’autorità suprema posta a tutela di un determinato sistema; la patria non come popolo legato da una comune tradizione storico-culturale e aperto all’incontro con altri popoli ma come etnia arroccata nella “fortezza” del proprio territorio e della propria civiltà considerata superiore alle altre; la famiglia non come cellula vitale della società aperta alla collaborazione e al servizio ma come nucleo autoreferenziale ripiegato sui propri interessi. L’attacco di Viganò al Papa si appalesa allora come la punta di un iceberg e cioè di quella offensiva dell’integralismo cattolico e del “pensiero unico” liberista rivolta a bloccare tutto ciò che si muove sul versante etico-culturale e su quello politico per promuovere i valori di liberazione, fratellanza e giustizia.

Brindisi, 8 settembre 2018

 

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One Reply to “VIGANO’ ATTACCA IL PAPA: LA PUNTA DI UN ICEBERG”

  1. La denuncia di Vigano costituisce un atto di accusa verso la politica pastorale di Papa Francesco e manifesta una ostruzione violenta verso una visione del mondo che sta cambiando in cui gli ultimi, i poveri con i loro bisogni stanno sfidando i cardini e le certezze teologiche della chiesa contemporanea. È in atto una rivoluzione culturale e religiosa che Papa Francesco sta attuando per salvare la Chiesa Cattolica dalla crisi profonda della pedofilia.
    Questo Papa è profetico nella sua missione teologica e pastorale.

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